La storia del pescatore biondo

- di di Francesco Signorini

Sentì il vento infrangersi violento sulle imposte ed il rumore del mare farsi assordante mentre le onde sbattevano sulla scogliera che, minuta, sembrava impotente di fronte all'impeto dell'acqua.
Si spostò dalla sedia sulla quale era seduto e raggiunse la finestra, quasi volesse controllare con lo sguardo la rabbia della natura.
La casa era tutta lì. Da un muro di tufo che si ergeva sul mare di inizio Posillipo, erano state ricavate due stanze ombrose i cui soffitti ad arco, però, le rendevano estremamente accoglienti. L'umidità era latente, ma l'odore del mare e delle alghe riempiva l'aria di vita e di speranza.
Il Pescatore Biondo non si ricordava più da quanto aveva cominciato ad abitare quella casa e da quanto aveva condiviso con lei le sue abitudini, lo svegliarsi alle prime luci dell'alba, il profumo del caffè il cui aroma non trovava difficoltà a spargersi lungo tutto l'intonaco rappezzato.
Amava molto quel tugurio a cui era grato di accoglierlo ogni sera quando rientrava, curvo dalla fatica, dal freddo e dalla salsedine, dopo una giornata di duro lavoro.
Poi c'era il mare ed era là, sotto la sua finestra. Il mare dal quale non riusciva a staccarsi, che era la sua fonte di lavoro, ma che la notte diventava la sua donna, che lo carezzava e che gli cantava dolcissime nenie che lo facevano cadere dolcemente nel sonno.
Quella sera, vicino alla finestra che il vento continuava a molestare, nel cercare qualcosa che la serrasse con più efficacia, gli venne tra le mani un esile e lunghissimo pacchetto, conservato in carta di giornale. Lo aveva messo lui lì lo scorso anno. Era l'ultimo dono dell'uomo che lo aveva accompagnato tutta la vita nelle sue lunghe giornate di lavoro. Scartò quel pacchetto con estrema cura. Sapeva benissimo quello che c'era dentro, si ricordava perfettamente di quando il suo amico aveva acquistato con i suoi pochi risparmi quella canna da pesca che era il sogno della sua vita.
Si ricordò di quella sera in cui si abbandonarono ad un sorso di vino in più ed il suo amico gli confessò: "La conserverò per un giorno speciale, il giorno che mi ricorderò per tutta la vita, perché quel giorno ferrerò il tonno più grande che tu abbia mai visto".
Il Pescatore Biondo strinse forte il pacchetto tra le mani e il rumore della carta tra le sue mani gli procurò un forte brivido dietro la schiena.
Il suo amico era morto, oramai, e non ebbe mai l'occasione di usarla.
Pensò che non esistono occasioni speciali, non esistono giorni speciali. Che il giorno speciale era quello che si stava vivendo perché lo si stava vivendo. Decise che mai avrebbe aspettato "...uno di questi giorni", per fare quello che voleva fare ed apprezzò ancor di più quello che vedeva. Il mare, la sua casa, l'odore del caffè.
Il giorno dopo il Pescatore Biondo combatté vigorosamente con la presa di un grandissimo tonno. Aveva la canna del suo amico tra le mani.
E dai suoi occhi uscivano copiose lacrime salate.