Indice
- Numero 49 - Marzo 2010
- L'Editoriale - Il profumo della lontananza
- L'isola di Colombo
- Capri ai tempi di Gemma
- Il porto di Ponza, un teatro sul mare
- Quando all'Elba c'erano le miniere
- Le avventure napoletane di Giacomo Casanova
- Orient Express il mito che correva sulle rotaie
- La barca degli amanti
- C'è uno scrittore in mezzo al mare
- La sagra del mare a Procida
- Le eredi di Lady Godiva corrono senza cavallo
- Quel che resta di Edith Piaf
- L'avventurosa vita di Jack London
- La pregiata bottega dei fratelli Moscarelli
- I pittori di Capri
- Il viaggio di sogno di uno scrittore eoliano
- L'istante supremo di Marcel Tournièr a Santa Cruz
- Il reporter dell'Isola
Le avventure napoletane di Giacomo Casanova
- di Vittorio Paliotti
Aveva diciotto anni quando arrivò per la prima volta a Napoli da dove si spostava in carrozza, autentiche alcove viaggianti, o a bordo di pescherecci verso la penisola sorrentina. La triplice tresca con le donne di un omonimo. Come sedusse, durante uno spettacolo al San Carlo, l'amante sedicenne del duca di Bovino di cui era ospite. Un rapporto incestuoso in una villa di Sorrento. Nel terzo e ultimo viaggio a Napoli, Casanova alloggiò all'albergo "Crocelle" di via Chiatamone.
Ne combinò, come suol dirsi, di cotte e di crude anche a Napoli e soprattutto a Sorrento Giacomo Casanova, l'avventuriero veneziano vissuto nel Settecento e noto per aver sedotto, stando alle sue memorie, migliaia di donne. E anzi sia nella città del Vesuvio che nella cittadina delle arance. Giacomo si sbizzarrì in ammucchiate, incesti e orge di ogni genere. Credo che valga dunque la pena di stralciare, appunto dalla sterminate memorie dello sciupafemmine alcuni episodi relativi ai suoi tre soggiorni a Napoli e dintorni.
Naturalmente i suoi spostamenti da Napoli verso la penisola sorrentina, Casanova li compiva a o bordo di carrozze (che volentieri trasformava in traballanti alcove) o, come del resto a quei tempi si usava, a bordo di pescherecci ove, però, gli incontri femminili erano più problematici. Giacomo Casanova mise per la prima volta piede a Napoli nel 1743, quando cioè aveva appena diciotto anni, ma quando ne aveva già fatte di tutti i colori.
La sua prima vittima, a Napoli, fu un tal Antonio Casanova, napoletanissimo e del tutto casualmente omonimo del giovane avventuriero. Giacomo Casanova disegnò un cervellotico albero genealogico e convinse l'omonimo di essere suo cugino. L'ingenuo Antonio Casanova, entusiasmatosi, presentò Giacomo a sua moglie, a sua figlia e a sua nipote, e il risultato fu che diventò tre volte cornuto.
Prima che la triplice tresca potesse esser scoperta, Giacomo Casanova lasciò Napoli diretto a Roma. E fu appunto lungo il viaggio che ebbe altre avventure erotiche con donne campane. Nella stessa diligenza su cui aveva preso posto Giacomo Casanova, si trovavano un tal avvocato Castelli e sua moglie Lucrezia con la sorella Angelica. Durante una tappa, ecco che Giacomo Casanova, nell'albergo, seduce Lucrezia rendendo così cornuto il povero avvocato napoletano. Ma le corna del legale erano destinate a crescere in tutte le direzioni.
A Roma, infatti, Giacomo Casanova viene presentato, dai suoi compagni di viaggio, alla madre di Lucrezia; tutti insieme, quindi, vanno nella villa del fidanzato di Angelica, sorella di Lucrezia. Ed è qui che avviene il fatto più saliente.
Una notte Giacomo si trova comodamente a letto con la signora Lucrezia, quando una porta si apre e sopraggiunge la signorina Angelica la quale, senza farsi troppo pregare, si spoglia e si unisce ai festeggiamenti erotici della sorella.
Sganciati i suoi compagni di viaggio, Casanova peregrinò a lungo per l'Europa. Soltanto nel 1760, trentacinquenne, si decise a ritornare a Napoli, ospite del duca di Bovino.
Da quel bonaccione che era, il duca di Bovino presentò a Casanova, durante uno spettacolo al San Carlo, la sua amante, tale Leonilda, una ragazzina di appena sedici anni. Lì per lì, mentre gli orchestrali suonavano e i tenori e i baritoni cantavano, Casanova elaborò un sotterraneo "petting" con la giovane Leonilda la quale, a quanto sembra, mostrò di gradire moltissimo quelle effusioni. E forse fu lei, sull'onda di quanto musicalmente avveniva nel teatro, a chiedere a Giacomo di bissare.
Da parte sua Casanova si entusiasmò talmente di Leonilda che volle avere un chiarimento col duca di Bovino arrivando a comunicargli che intendeva sposare la ragazza. Fu così proprio il duca di Bovino, filosoficamente, a mettere in contatto Casanova con la madre di Leonilda, affinché questa potesse dare il proprio consenso alle nozze.
Colpo di scena. La madre di Leonilda non è altro che quella Lucrezia Castelli che diciassette anni fa è stata l'amante di Casanova. Ma non basta: Lucrezia rivela a Casanova che la ragazza che lui intendeva chiederle in moglie è sua figlia, figlia cioè anche di Casanova: la concepirono quella notte d'amore, diciassette anni prima. Per evitare di confermare un incesto, Casanova si accontentò di ritornare fra le braccia mature, ma pur sempre apprezzabili, di Lucrezia. L'avventuriero veneziano approdò per la terza e ultima volta a Napoli dieci anni dopo, nel 1770, quando aveva quarantacinque anni. Si recò subito in casa di Lucrezia Castelli: insieme i due ex amanti decisero di andare a fare una visita alla loro figliola Leonilda, trasferitasi a Sorrento e moglie di un vecchio marchese. Ed è nella villa di Sorrento che Giacomo e Leonilda, superando il "pregiudizio" di essere padre e figlia, consumarono il rapporto incestuoso.
Quindi con un bel gruzzolo di soldi regalatogli, non si sa bene perché, dal marito di Leonilda (cioè da suo genero) Casanova andò ad alloggiare a Napoli all'albergo "Crocelle" di via Chiatamone e nel giro di pochi giorni diventò amico di molti nobili napoletani e da questi fu invitato a molte feste erotiche. In ville di Sorrento, il più delle volte.

