Indice
- Numero 5 - Agosto 2003
- L'Editoriale - Il mese del Re Sole
- ESTATE: quando andavo al mare con Marotta
- Vincenzone Mellino racconta la vera Piazzetta
- Storia di un agosto di pioggia
- Quel marinaio del '43 in Piazzetta era proprio
- Le estati hollywoodiane
- Sulla mia barca verso Capri con Liz e Burton ubriachi
- Fiona Swarovski, quando l'intervista è cristallina
- La strada di Alfred Krupp tra architettura e felicità
- Sulla piscina di Gracie Fields ascoltando Van Wood tra Faruk, Orson Welles e Soraya
- Un uomo su misura
- Sophia Loren alla Settembrata
- Al figlio del fiordo Anna Magnani regalò le prime caramelle del dopoguerra
- Ventotene tra passato e presente
- L'ottava meraviglia del mondo dove Dustin Hoffman raccoglie pomodori e zucchine
- Il corsaro delle Eolie
- Venezia dove l'acqua prima d'essere alta è molto mossa
- Sergio, faccia di pietra
- Oro et l'adoro
- "Abbronzantissima", la canzone inventata a Sant'Angelo
- Ezio Vendrame il bel tipo che suonava a Napoli l'armonica a bocca
- Il reporter dell'Isola
Le estati hollywoodiane
- di Mimmo Carratelli
I giorni eccitanti dello sbarco a Capri di Rita Hayworth dal panfilo nero con Alì Khan.
Il bagno in due pezzi rosso.
Passeggiando sembrava danzasse con le sue gambe da ballerina.
Liz Taylor con Michael Wilding e poi con Burton.
Il giudizio crudele di don Francesco di Sirignano sulla Venere tascabile dagli occhi viola.
Capri al tempo delle dive. Con Alessandro Porro, giornalista d'avventura che scriveva per i rotocalchi di Milano, arrivammo sull'isola in un giorno di luglio infuocato del 1950 per vedere Rita Hayworth. Il panfilo nero gettò l'àncora davanti ai Bagni di Tiberio. Era lo "Zaca" di proprietà di Errol Flynn che la diva e Alì Khan avevano avuto in prestito dall'attore.
Attraverso i teleobiettivi dei fotografi la vedemmo in coperta abbronzantissima, la cascata fiammeggiante dei capelli, le gambe da ballerina e il bel corpo felino in un due pezzi rosso.
Sarebbe sbarcata?
Sbarcò, assediata da un folto nugolo di giornalisti e fotografi che si trascinò dietro per l'isola. Arrivò in Piaz-zetta a bordo di una lunga auto decappottabile. Gilda in carne e ossa, straordinaria creatura elastica, fuoco di donna. Camminando sembrava danzare, questa almeno era la suggestione. I fianchi di sogno muovevano d'incanto il vestitino di cotone blu a pois bianchi, le belle gambe nude trasmettevano allegria. Sandali ai piedi e spalle scoperte.
Fu un giorno di fiori e di confusione. I fiori glieli porgevano tutti, passanti e negozianti. Alì Khan, dritto, ancora claudicante per una caduta sugli sci, un berretto da marinaio in testa, non lo guardava nessuno. Era lei ad ipnotizzare gli sguardi nel ricordo di un mambo come nessuna donna l'aveva mai ballato. Coppia invidiata, avrebbero divorziato due anni dopo e lei avrebbe detto: "Non riesco a trovare un uomo tranquillo. O finisco nelle mani di geni come Orson Welles o mi lascio andare in quelle di un allevatore di cavalli come Alì".
Al bel tempo di Chanteclair e Norman Douglas a Capri, quando c'era ancora Grace Fields alla "Canzone del mare", ma erano passate le estati stravaganti di Dado Ruspoli e Rudy Crespi, vedemmo Liz Taylor in Piazzetta tra Augusto Cesareo, che aveva scritto "Luna caprese", e Achille Ciccaglione, il grande reporter dell'isola. Una piccola donna con una gran testa di capelli neri, le gambe sode e ben fatte sotto una gonna di festa, i sandali dorati. Ma guai a perdersi nei suoi occhi viola, a fissare il bel volto di porcellana. Si era perduti per sempre. Odorava di mughetto, il suo fiore preferito.
L'accompagnava il secondo marito, l'attore inglese Michael Wilding, un tipo alto e atletico che la sovrastava sconvenientemente, di vent'anni più grande di lei. Aveva lasciato Marlene Dietrich per Liz che era la bambola più bambola di Hollywood.
Liz tornò un'altra volta a Capri, con Richard Burton, una storia che raccontiamo a parte. Ricordando quei passaggi capresi della Venere tascabile, don Francesco di Sirignano, seduti sulla terrazza dell'Hotel La Palma, ce la demolì impietosamente.
L'aveva conosciuta a Parigi. Certo, anche lui era rimasto magnetizzato dai famosi occhi viola. "Mi davano l'impressione dello smeraldo liquido, unici, incredibili. Ma a quella rarità non corrisponde il resto. Ha un accenno di gozzo e sbirciando nel décolleté mi sono accorto che ha i seni così ravvicinati da sembrare un pezzo solo".

