Le isole che hanno scoperto l'ammiraglio Colombo

- di Benedetta Palmieri

Grand Turk e Providenciales assicurano d'essere le prime terre dove sbarcò il grande navigatore, in anticipo sull'approdo storico a San Salvador, e hanno innalzato monumenti in memoria dell'evento.
Paradisi caraibici
in cerca di pubblicità.
Un arcipelago
affascinante che propone suggestive immersioni
subacquee. Un paesaggio di corallo nero, aquile di mare, aironi e fenicotteri. Una fortuna cominciata col sale e lo straordinario allevamento di conchiglie, unico al mondo.

Una delle date cardine della storia del mondo e dell'evoluzione occidentale è certamente il 12 ottobre 1492, giorno in cui nell' immaginario comune Cristoforo Colombo, come in ogni film che si rispetti, gridò "Terra!" avvistando San Salvador, sbarcandovi un po' di tempo dopo e scoprendo, dunque, l'America. E se non fosse così?
La domanda, naturalmente, è solo retorica perché in realtà gli studi hanno dato le loro risposte e gli studiosi sono convinti della loro veridicità. In ogni caso, poi, argomentare ipotesi a riguardo, favorevoli o contrarie che fossero, non è assolutamente alla portata di chi scrive e dunque la ragione della domanda risiede nella mia divertita curiosità al sapere che esiste un posto nel mondo - che non è San Salvador - dove fa bella mostra di sé addirittura un monumento che celebra lo sbarco del navigatore italiano.
Il posto si chiama, per la precisione, Grand Turk e appartiene alle isole Turks e Caicos, paradisi caraibici sospesi sui fondali dell'oceano Atlantico, i cui abitanti rivendicano questo primato. L'arrivo della civiltà europea, le lotte tra le grandi potenze per accaparrarsi il dominio sui territori e lo sfruttamento degli stessi, causarono per la verità anche lì come altrove la fine delle civiltà preesistenti, ma pare che il vanto d'essere stato il primo lido su cui Colombo ha posato il piede sia più forte di qualsivoglia recriminazione e, probabilmente, l'operazione pubblicitaria soddisfacente.
Così, nell'arcipelago si fa finta di niente e, in barba ai libri di storia, a Grand Turk il fatidico giorno è ricordato dal monumento in pietra di cui si diceva prima. Ma un'altra delle isole, Providenciales, si spaccia per il primo approdo colombiano e c'è anche chi afferma che il 16 ottobre 1492 (leggermente in ritardo, dunque, rispetto alla data ufficiale della scoperta del Nuovo Mondo) le caravelle attraccarono precisamente a un lembo di terra corrispondente all'attuale Malcolm Roads.
Ora, non che si possa dare credito e scrivere di chiunque si svegli una mattina dicendo che Cristoforo Colombo è approdato nel proprio paese prima che in ogni altro luogo delle Americhe, ma questa teoria, oltre ad avere probabilmente almeno qualche vago fondamento interpretativo, offre l'opportunità a chi vi si imbatte di scoprire alcune tra le meno conosciute tra le dieci isole più belle al mondo per le immersioni subacquee. E, tutto sommato, non è poca cosa, considerate anche alcune particolari attrattive di questi bellissimi luoghi.
Partiamo da qualche dettaglio, per così dire, tecnico. L'arcipelago delle Turks e Caicos è formato da circa quaranta isole (di cui solo otto sono abitate), è una colonia britannica e l'inglese è la lingua ufficiale, la moneta corrente è il dollaro. La capitale Cockbum Town si trova a Grand Turk.
Ed ecco, invece, un po' di storia, sebbene questa fotocopi sfortunatamente le vicende di tante altre civiltà cosiddette precolombiane. Che lo sbarco europeo sia avvenuto in quell'ottobre del 1492 o leggermente dopo, infatti, non ha importanza: gli indiani Taìno (tribù appartenente al gruppo etnico degli Arawak) che abitavano l'isola ebbero un destino non diverso da quello dei più noti Aztechi o Inca. Il sedicesimo secolo li vide decimati dalla schiavitù, dalla deportazione, dalla morte per scontri o per le malattie che i colonizzatori portarono con sé, ma la beffa fu ancora più grande.
Colonizzate e martoriate, difatti, le isole restarono poi disabitate
sino alla seconda metà del 1600 - precisamente sino al 1678, quando vi si insediarono alcuni coloni delle Bermude - perché prive di oro, di buoni ancoraggi (pare solo Colombo, dunque, ne avesse trovato uno!) e persino di condizioni atmosferiche valide: le insufficienti precipitazioni non consentivano nemmeno la coltivazione della canna da zucchero. I nuovi arrivati dalle vicine Bermude, invece, ebbero l'intuizione di dedicarsi all'estrazione del sale e allo sfruttamento del legname. Le due attività si sposarono bene visto che, per creare le numerose salinas che ancora oggi si notano nel paesaggio delle isole, pensarono bene di disboscarne ampie zone.
Da questo momento, la scena cambia davvero. L'agiatezza diffusasi a seguito dell'esportazione di sale e la bella vita che i nuovi abitanti conducevano risvegliarono l'attenzione delle grandi potenze che iniziarono il loro carosello per appropriarsene a colpi di battaglia e di interessate operazioni di difesa delle ricchezze dell'isola e degli isolani, messe a repentaglio dalle continue scorribande dei pirati. Alla fine, come già detto, gli inglesi ebbero la meglio e così, dopo essere state legate alla Giamaica e alle Bahamas, essere state pretese da Spagna e Francia, sono dal 1973
colonia indipendente della Gran Bretagna.
La storia che inizia nella seconda metà del secolo scorso è ancor più banale. Ci troviamo o no ai Caraibi, al cospetto di spiagge e fondali da capogiro? E allora ecco l'era dei club vacanze e degli albergoni, delle costruzioni-scempio e di turisti così ricchi da potersi permettere di affittare terreni dal governo inglese per costruirvi una pista d'atterraggio per i propri aerei privati e un molo per i propri enormi yacht.
Negli anni Sessanta, infatti, Teddy Roosevelt III, un paio di rappresentanti della famiglia DuPonts e altri quattro o cinque che definire miliardari (vecchie lire) era certamente poco, scelsero le Turks e Caicos come una delle mete delle proprie vacanze. Ma cosa ha, questo arcipelago, di così affascinante? Le centinaia di chilometri di barriera corallina che impreziosiscono i suoi fondali potrebbero rispondere già da sé, ma è meglio essere più precisi.
Proviamo a tuffarci nei pressi dell'isola di West Caicos: fluttuando nelle acque atlantiche, saremo attratti dall'Elephant Ear Canyon (il Canyon dell'Orecchio di Elefante) e dalla moltitudine delle enormi spugne che vi si trovano; dal Magic Mushroom, il cui nome forse non ricorda a caso gli allucinogeni funghetti magici perché lo spettacolo che mostra è davvero da illusione ottica: un declivio di sabbia precipita verso il fondo, spugne e coralli neri si intrecciano con il corallo, aragoste sbucano da ogni angolo e ci circondano; e ancora, la famosissima barriera corallina del Molasses Reef, arricchita anche dalla presenza del più antico relitto conosciuto in Occidente.
Ma ecco che Colombo si riaffaccia all'orizzonte perché un'altra leggenda del luogo vuole la "Pinta" colata a picco proprio perché imbattutasi in questo muro di corallo. Così come a Colombo è dedicato un altro "muro", il cosiddetto Wall, una parete marina nei pressi di Grand Turk la cui profondità raggiunge i 2135 metri e che si chiama, appunto, Columbus Passage. Abitano questi mari, tra gli altri, le aquile di mare, le razze dell'Atlantico, le megattere che pare si riproducano solo in questa zona (nell'Atlantico settentrionale, non nel mondo intero); mentre vi volano, sempre tra gli altri, l'airone cubano e le egrette, i pivieri e i fenicotteri che si riproducono a Flamingo Pond (a North Caicos).
Si potrebbero scrivere pagine e pagine su queste isole, ma è bene chiudere qui aggiungendo, però, un'ultima curiosità. Nell'isola di Provindeciales si trova la Caicos Conch Farm, l'unico allevamento di conchiglie del mondo che, se comporta l'inconveniente di sprigionare un odore penetrante e tutt'altro che gradevole, ha il merito di essere un importantissimo investimento commerciale (la produzione è di circa 750.000 esemplari all'anno) ma soprattutto di preservare dall'estinzione la conchiglia più nota dei Caraibi, lo Strombus gigas.