Indice
- Numero 1 - Aprile 2003
- N.1 - Pazza Idea
- 130 anni, e non li dimostra: cin cin alla Piazzetta
- L' orologio della Piazzetta racconta
- Bene arrivato, Sir Thorold
- Massimo Ranieri, il napoletano che non è mai stato a Capri
- Tiberio ma che brava persona
- Quando Gianni Agnelli nuotava nella Grotta Azzurra
- La regina delle notizie
- Maggio, le vele del mondo a Marina Grande
- Trentasei campanili in mezzo al mare
- Le meraviglie di Sorrento
- Quando si vive in riva al mare...
- Lettera dal Faro
- Hanno ucciso un'isola
- Capri Espiatoria
- La storia del pescatore biondo
- Il reporter dell'isola
Le meraviglie di Sorrento
- di di Pietro Gargano
La canzone dei fratelli De Curtis.
Caruso e Lucio Dalla.
L' amorino di Virgilio.
Le costole della balena.
Le processioni di Pasqua e la preghiera dei marinai. La protettrice delle partorienti.
La maschera di Torquato Tasso. Il falco pellegrino a Ieranto, i due alberi di Venere e Mercurio, la lucertola giunta dal polo.
A Sorrento degli innamorati e delle leggende, pure i fantasmi sono sospirosi. Quello di Ferrante d'Aragona, ad esempio, arriva ogni notte su un cavallo alato, atterra sui ruderi magici della villa di Pollio Felice, al Capo, e abbraccia la figurina lucente di Bianca-Diana, ch'è sempre lì ad attenderlo in un soffio d'aria profumata.
In questo lembo d'incanto, ruffiano di passioni, fatalmente nacquero e nascono canzoni. Sorrento è l'unico posto al mondo che abbia dedicato all'anniversario di una canzone, accadde l'anno scorso per il secolo di "Torna a Surriento", onori simili a quelli riservati a un condottiero o a un poeta sommo. Quella canzone la ritrovi, inossidabile, nel legno tenero dei carillons per turisti; la ritrovi, la sera, sulle chitarre dei posteggiatori nei ristoranti.
"Torna a Surriento" la scrissero due fratelli di complesso talento, i De Curtis.
Giambattista fu soprattutto pittore, ma verseggiava con gusto e conosceva perfino i segreti del pentagramma.
Era uno sciupafemmine e costrinse a un ventennio di fidanzamento la pur amata (e paziente) Carolina.
Tutt'altro tipo Ernesto, pianista diplomato e compositore: scontroso, solitario, l'eterna sigaretta all'angolo mesto della bocca, il cappello storto.
Giambattista De Curtis era di casa nell'hotel del sindaco Guglielmo Tramontano, padre padrone della cittadina: educava i suoi nipoti e decorava le stanze incollando strisce di carta dipinte in stile Liberty.
Uno di quei parati d'arte lo creò ispirandosi agli Spettri di Ibsen; gli riuscì così angoscioso che quella stanza restò a lungo disabitata.
La tradizione dice che "Torna a Surriento" fu scritta per la visita del primo ministro Zanardelli, onde convincerlo a concedere il mancante ufficio postale.
Di fronte a questo luogo comune gli intellettuali del luogo s'indignano, chi sa perché. In parte hanno ragione, perché il brano nacque anni prima, però è certo che fu rivisto in onore del potente visitatore. E alcune parole di quella versione - sì 'a speranza 'e 'sta città... pecché tu dicisse a lloro 'na parola sulamente... ma nun ce lassà... fance scialà! - lasciano intendere che un favore fu chiesto, la posta o chi sa che altro. Concludendo: nata canzone d'amore, "Torna a Surriento" diventò omaggio interessato e infine motivo d'amore tornò. Un bizzarro destino la portò a essere intonata in Cina, inno delle guardie rosse della moglie di Mao.
Un altro albergo, l'Excelsior Vittoria, trattiene invece l'eco del canto del più grande tenore del mondo. Enrico Caruso visse nella suite al quarto piano gli ultimi giorni felici della sua breve vita, conclusasi in un altro hotel, il Vesuvio di Napoli, nell'agosto del 1921. Nel buon odore di aranci e mandarini Caruso s'illuse di essere guarito; passeggiò sull'orlo del mare seguendo le orme di Goethe e di Lord Byron che qui consumò una languida passione. S' innamorò pure, dice una favola dolce: s'innamorò di una procace sorrentina venuta a prendere lezioni da lui.
E' improbabile, giacché il tenore fu ben sorvegliato dalla giovane moglie americana Dorothy - cui si sarebbe dichiarato cantando proprio "Torna a Surriento" - ma le favole sono belle pure quando sono false.
Molto tempo dopo, nel 1986, per una fortunata avaria della sua barca, Lucio Dalla passò alcune notti nella suite del Vittoria, amorevolmente conservata dai Fiorentino. Gli raccontarono la favola della bella sorrentina ed egli ne ricavò un melodramma di cinque minuti intitolato appunto "Caruso". A Sorrento melodica di luce le canzoni non finiscono mai. Fatevele scivolare nella testa passeggiando nelle strade di Sorrento, magari lungo un itinerario di mistero.
In piazza Vittoria pensate che in un'apertura nel costone sotto un altro albergo, il Bellevue Syrene, forse si nasconde l'amorino di marmo donato da Virgilio poeta-mago alla Venere lì adorata.
Entrando nella chiesa di Sant'Antonino patrono toglietevi il cappello, se l'avete, non solo per devozione ma per rispetto alla storia: tra queste mura un arcivescovo si levò la mitria dal capo costringendo i patrizi riottosi a imitarlo. All'uscita non mancate di dare un'occhiata alle costole del drago nell'atrio, in realtà appartenute a una balena o a un capodoglio.
Se venite a Pasqua, godrete della processione bianca, di quella nera e, detto con rispetto, di pietanze saporite in modo particolare.
Se venite ad agosto, non mancate d'imparare la preghiera dell'Affidamento dei marittimi alla venerata Madonna del Soccorso, recitata durante la processione a mare. Grazie anche alla fede marinara il mare continua a donare i pesci prelibati che assaggererete a tavola tra un sorso di vino e l'altro, prima del finale limoncello.
Chi desidera un figlio, preghi nella chiesa di Sant'Anna sulla spiaggia dei pescatori. La protettrice delle partorienti sa ascoltare e poi Sorrento è un posto magico per farlo, un figlio.
Visitando il Museo Correale, dopo avere ammirato pezzi archeologici e squisite porcellane, renderete omaggio alla maschera mortuaria di Torquato Tasso, nato qui perché questa è terra di poesia. Spingendovi nella tersa Baia di Ieranto forse ammirerete le evoluzioni del falco pellegrino.
Se lo vedete posarsi a turno su due alberi un poco distanti, sappiate che quegli alberi sono nati da due semi che volevano vivere insieme e furono separati da Venere e Mercurio invidiosi del loro sogno.
Spingendovi nelle campagne sempreverdi cercate con gli occhi, anche se non li vedrete mai, i guizzi della lucertola d'intenso verde, venuta dal ghiaccio: abitava al Polo, però sentiva troppo freddo e pure lei venne a cercare il sole di Sorrento. Insomma: viaggiatore curioso, "Torna a Surriento" perché qui troverai sempre un'emozione nuova, un battito in più.

