Indice
- Numero 52 - Giugno 2010
- L'Editoriale - Il mese dei poeti
- Mare nostrum
- L'uomo che creò il pennacchio del Vesuvio
- La regina delle Eolie
- Quella torre di Positano cenacolo di spiriti eletti
- Napoli nata da un'isola
- Marcello Veneziani, un viaggiatore al Sud
- Il lungo viaggio di mio nonno da un oceano all'altro
- Le passioni segrete di Corrado Ferlaino
- C'è una gallina in mezzo al mare
- Il fantastico reportage di Simenon dalla Tunisia
- Quando Dino andava alla guerra
- L'uomo di Setubal
- Il porto invisibile
- Il mistero delle Sirene
- La Costiera incantata
- La donna della Scala Fenicia
- Il reporter dell'Isola
Le passioni segrete di Corrado Ferlaino
- di Mimmo Carratelli
Ecco uno dei capitoli più intriganti della biografia dell'Ingegnere che è stato presidente del Napoli per trentatre anni. Sul terrazzo di Luigi ai Faraglioni i ricordi dei viaggi in Africa e delle frequentazioni del suk di Marrakech, rivale degli arabi nella compravendita. Il pellegrinaggio ad Aqaba sui luoghi di Lawrence.
La disavventura nel deserto dell'Uganda. Un ricordo di Gerusalemme. Le partite a scopone scientifico. Numero fortunato il diciotto.
Divagazioni di varia umanità sul Presidente Ingegnere per non annoiare il lettore poco o per nulla interessato alle vicende del calcio, o addirittura ostico e contrario, e perciò cantami o diva del Presidente Ingegnere la sua anima sensibile, gli hobby, le partite a scopone scientifico, le fughe africane, le letture segrete, i vizi privati e tutto ciò che è necessario per tracciare una umana figura dell'Ingegnere Presidente che non è l'uomo cinico e arido, antipatico e baro, incostante e infedele, insomma il peggio del mondo secondo i più accreditati detrattori. Noi sappiamo che qualche rosa fiorisce nel suo giardino.
Siamo davanti ai Faraglioni, sul terrazzo di "Luigi". Corrado Ferlaino indossa l'abito di lino bianco che lo farebbe ben figurare nel film "La mia Africa".
Siamo qui per un giro di spaghetti all'astice, accompagnato da un "bianco" dell'isola, e per un pomeriggio di apriti Sesamo rivolto al cuore dell'Ingegnere perché trabocchi di aneddoti, viaggi, preferenze, ricordi, malinconie napoletane e nostalgie arabe. Perché quest'uomo che si muove alla velocità di un pianeta è pur sempre fatto di ventricoli e valvole mitrali e respira e sospira, non corre solamente.
L'Ingegnere deliziato da donne generose e dalle "rabone", i giochi di prestigio dei piedi del pibe de oro, soddisfatto da terreni edificabili, corteggiato da politici, invidiato e odiato, però tetragono ad ogni invidia e odio per il corno di corallo sempre a disposizione, addolcisce la voce, il viso, gli occhi, e rimane addirittura fermo sulla sedia. Quando ci si mette di sbieco in posizione sognante, racconta di quella volta nella Valle della Luna adagiata sul letto asciugato del fiume Swakop, in Namibia, nel deserto del Namib, sotto un cielo stellato e dune colore albicocca.
Rapito dall'Africa, alla fine degli anni Sessanta, quando, in quattro giorni di un veloce tour al prezzo di 180mila lire, molto conveniente da andarci subito, rimase incantato sulla spiaggia di Watamu, in Kenya, di fronte all'Oceano Indiano. "Là c'è una specie di laguna, una cosa fantastica per il gioco delle maree, passi a una certa ora e c'è il mare, passi più tardi e c'è solo sabbia bagnata, attraversata da qualche granchio che procede di traverso". E poi, sempre inclusa dal prezzo economicissimo, l'escursione al Parco di Amboseli, al confine con la Tanzania, vecchia terra di Masai, "e là vedi gazzelle, ghepardi, leoni, ippopotami, rinoceronti, il grande lago è quasi sempre asciutto e da un lato vedi le cime vulcaniche del Kilimangiaro". Sempre a sud "un giro di tre ore a bordo di un Piper che sorvola un vulcano spento, il Ngorongoro, che ospita bestie feroci incapaci di abbandonarlo, là nascono, vivono e muoiono". E andare, andare. A Manyara "dove c'è uno splendido albergo proprio nella foresta e dalla stanza puoi vedere le zebre e le giraffe, gli elefanti, i babbuini, e quasi puoi parlarci di là del vetro".
Racconta l'Ingegnere l'emozione dei viaggi africani, la suggestione dei deserti, e quasi assume le sembianze di un beduino napoletano, paziente e molto passionale come i beduini originali, proprio come è lui stesso qui davanti ai Faraglioni di Capri, il deserto lontano, ma vivo davanti ai nostri occhi per il racconto appassionante dell'Ingegnere. Ed ecco il fascino di Wadi Rum fra montagne sabbiose, la volpe rossa e il gatto delle sabbie. Lui, l'Ingegnere, è volpe e gatto allo stesso tempo. L'arrivo ad Aqaba nella suggestione di Lawrence d'Arabia di cui non ha preso, in saggezza, nessuno dei famosi sette pilastri, ma è contento così. E quella volta, nel deserto dell'Uganda, che gli finì la benzina della jeep e fu soccorso da un turista napoletano, l'ingegnere Trella. Fra ingegneri ci si aiuta nel deserto.
E, ancora, i safari in Kenya. Così come li racconta Corrado Ferlaino davanti a noi, sembra di viverli con lui, la macchina fotografica pronta a fissare l'immagine del leone che avanza, e lui, l'Ingegnere, è qui, davanti ai Faraglioni di Capri, nella posizione esatta ed emozionante di fotografare il leone, proprio davanti al leone.
Un pellegrino romantico dei deserti, non il grande Gatsby del corso Vittorio Emanuele. Un uomo che si lascia andare quando se ne presenta l'occasione.
Come la volta che, in pullover blu di cashmere, il collo incassato tra i risvolti della camicia, nella sua abitazione al Corso, si era appena seduto su uno dei grandi divani color ghiaccio del salotto e, man
mano, si lasciò scivolare a terra, irrequieto come sempre. Cercava una posizione più comoda, o forse una posizione araba, e raccontò ancora della sua Africa, lui nella versione maschile della danese Karen Blixen. Gli giravano attorno i suoi tre veri amici, il cane lupo Tizio, l'alano Cornelia e Caio, l'Ingegnere somigliando molto a Tizio, aggressivo per costante assetto di difesa.
Passò a parlare delle Crociate, altra passione rivelata, e del fascino di Gerusalemme, la città che più amo, diceva. E parlò della Via Dolorosa e del Muro del Pianto, con ricordi suggestivi. Immagini che ci sarebbero tornate alla mente nelle epoche calcistiche difficili quando, nel decadimento del regno dell'Ingegnere, molte risultarono le vie dolorose e le retrocessioni furono altrettanti muri del pianto.
Furono una doppia rivelazione, l'Ingegnere e l'allenatore Ottavio Bianchi, pubblicamente scontrosi, seduti al tavolo dello scopone scientifico, ironici e allegri, benché concentrati sulle regole di Chitarrella, e splendidamente infuriati per una chiamata sbagliata. L'Ingegnere esperto e naturalmente maestro anche del buongioco e della napoletana a coppe nel più ruvido gioco del tressette.
Il 18 è il suo numero magico.
Nasce il 18 maggio, diventa presidente del Napoli il 18 gennaio, vince il primo dei due scudetti nel diciottesimo anno di presidenza. Nella smorfia napoletana, il 18 è Arlecchino, l'artiglieria, l'acquisto (del Napoli, ovviamente), tutti riconducibili all'Ingegnere. Nelle ispirazioni del gioco del Lotto, però, il 18 è il sangue. E che vuol dire? Lui dice e non dice, ma fu a lungo preoccupato della maledizione che colpiva i presidenti del Napoli. Ne erano morti quattro alla guida del club azzurro: Giorgio Ascarelli, il primo grande dirigente; Egidio Musollino, che aveva un'industria di pelli e fu il presidente che assunse Monzeglio; Gioacchino Lauro; Antonio Corcione. Tutti deceduti fra i 40 e i 50 anni. Se ne preoccupò Ferlaino quando attraversò quella età? Un giorno confessò: "La poltrona di presidente del Napoli mi fa paura.
Una volta abbandonai una corsa automobilistica perché un gatto nero mi aveva attraversato la strada". Ma da perfetta salamandra pezzata, in grado di sopravvivere al fuoco, l'Ingegnere è sopravvissuto molto bene alle morti dei predecessori e al fuoco intenso che in molti anni divampò nel Napoli.
Parliamo di cose allegre e della professoressa Majone che lo interrogava a scuola e lui dava risposte incerte. Una ragazza dei primi banchi, Vera, rideva, rideva. Ma mi piaceva, dice, e io piacevo a lei. Fu il primo amore? Diciamo che fu la mia prima fiamma, corregge.
(Tratto dalla Biografia di Ferlaino, edita da La Compagnia dei Trovatori).

