Le più belle lettere da Capri

- di Mimmo Carratelli

Giuseppe Aprea, nel libro "L'aria blu" edito dalla Conchiglia, ci regala una serie di lettere "mai scritte, mai spedite" che è il suo geniale trucco per raccontare la storia dell'isola al tempo dei personaggi famosi. La documentazione e la passione dello studioso della storia e delle storie di Capri sono tali da rendere "assolutamente possibili" le missive firmate da Auguste Renoir, da Faith Stone a suo marito Compton Mackenzie, da Asja Lacis e Walter Benjamin, da Marija Andreeva a Maksim Gorkij, da Luisa Casati a Gabriele D'Annunzio. Personaggi isolani ruotano attorno ai grandi protagonisti. Case, passeggiate, amori, litigi,
addii propongono la vita "in diretta" dei tempi di Ignazio Cerio e Axel Munthe.

Ma come avrà fatto Giuseppe Aprea, profondo e appassionato studioso caprese di storia e di storie dell'isola, come avrà fatto a scrivere questo affascinante libro di lettere da Capri "mai scritte, mai spedite", il libro "L'aria blu" nell'affermata ed elegante veste grafica delle Edizioni La Conchiglia, come avrà fatto a scrivere queste lettere solo ascoltando le "voci" di scrittori, artisti, personaggi famosi "che scelsero di vivere, per pochi giorni o per una intera vita, sull'isola di Capri"? Quanto ha viaggiato, Giuseppe Aprea, col cuore tenero e l'anima sensibile, la pazienza e la tenacia di un segugio sentimentale, la curiosità dello studioso rigoroso ma piacevole, quanto ha viaggiato nei segreti, negli aneddoti, nelle storie, negli amori e nei dolori di Marija Andreeva e Maksim Gorkij, di Asja Lacis e Walter Benjamin, di Faith Stone e Compton Mackenzie, di Auguste Renoir e Aline Charigot fino a impossessarsi delle loro vite e a scrivere, per loro, queste lettere che svelano esistenze appassionate e famose che Aprea, con la geniale trovata di una corrispondenza mai scritta e mai spedita, propone senza pedanteria, ma dall'intimo dei protagonisti? Nelle pagine del libro par di vedere Faith Stone che scrive la sua lettera d'addio a Compton Mackenzie su un masso di roccia a due passi dalla chiesa di Cetrella, Auguste Renoir che dipinge Aline Charigot sulla riva del mare e ne parla nella lettera a Marguerite Charpentier, Asja Lacis che rammenta a Walter Benjamin il vassoio di mandorle nel negozio di coloniali di Rosa Cerrotta che fu l'occasione del loro incontro, Marija Andreeva che si firma Marussia, così come la vezzeggiava Gorkij, per ricordare allo scrittore, il caro Aleksej, la loro vita intensa.

Nelle lettere "mai scritte, mai spedite", accanto e intorno ai protagonisti, vivono piccoli e grandi, memorabili personaggi capresi: Mimì Ruggiero, "l'architetto dei giardini" che cura il giardino dei Mackenzie a Casa Caterola; il cancelliere Marcello Grassi che insegna ai capresi l'arte della lana; Cataldo Aprea, il cuoco di Gorkij; Carmela Aquilea, la domestica di Marija Andreeva; il pittore August Weber e la sua barchetta a remi; Adolfo Schiano, barbiere e chitarrista;
Giobbe Ruoco, sacerdote; Eduardo Settanni che fitta il piano superiore di Villa Blaesus a Gorkij; Carmine Vuotto sindaco di Capri; donna Virginia Esposito che fitta una stanza a Walter Benjamin. E poiché le lettere "mai scritte, mai spedite" di Auguste Renoir, di Faith Stone, di Asja Lacis, di Walter Benjamin, di Marija Andreeva parlano di luoghi, passeggiate, avvenimenti e case capresi, tutto quel mondo isolano tra l'Ottocento e il Novecento si fa vivo e palpitante attraendo il lettore nel suggestivo e ricco scenario di quegli anni a Capri.
E' il tempo di Ignazio Cerio e Axel Munthe, delle tarantelle a piedi scalzi di Carmelina Salvia nella sua osteria a Tiberio, delle feste notturne a Villa Lysis, del Caffè Napoli di Enrico Tedesco, del piroscafo "Principessa Mafalda", del Cinema Edison e dello Zum Kater Hiddigeigei di donna Lucia Morgano incredibile salotto di artisti, scrittori, vacanzieri illustri e industriali, rifugiati politici.

Nelle "lettere" c'è tanta Capri. L'isola "avvolge" le vicende dei "mittenti", accompagna le loro rabbie e le loro dolcezze, stimola i pettegolezzi, i ricordi e le nostalgie. L'approfondita documentazione storico-biografica di Giuseppe Aprea rende queste lettere "assolutamente possibili". L'intreccio sentimentale tra Marija Andreeva e Maksim Gorkij, l'attrice moscovita famosa e rivoluzionaria e il rivoluzionario e famoso scrittore russo, è il più ricco e appassionante di tutte le vicende del libro, un grande amore che esplode a Capri. Sei anni intensi fino ai giorni in cui "si va consumando una tragedia nascosta e si prepara l'ultimo atto". Così scrisse German Lopatin, uno dei rivoluzionari giunti nell'isola, ed era la fine del 1912. I litigi fra i due amanti erano al culmine e lei si apprestava a tornare a Mosca e al teatro. Ma in quei sei anni quanta passione e quanta vita culturale e politica. L'arrivo di Lenin e il gruppo dei russi sull'isola, Malinovskij, Bunin, Stanislavskij, Vassiljevich, Saljapin. Le tre case di Gorkij e Marija Andreeva autentici porti di mare, sempre affollate, interminabili discussioni e scherzi improvvisi, pranzi e difficoltà economiche. Fra gli amanti tenerezze e piccoli problemi, gelosia, egoismi, la passione per la comune causa rivoluzionaria, lui ammalato di tubercolosi e lei col cuore pieno di ammirazione per Maksim che l'aveva folgorata dopo una recita al Teatro d'Arte di Mosca.

Marussia, sul piroscafo "Principessa Mafalda", che l'allontana da Capri e da Gorkij, scrive per ricordare come si sentì piccola, quella sera, davanti a Maksim "lungo e dritto come un pioppo, avvolto nella kosovorotka tutta nera, un buffo cappellaccio e i capelli, oh Aleksej, Dio sa se erano lunghi, vi toccavano le spalle, e i baffi, non ne avevo mai visti di così folti e rossicci".
Sfumano le passioni, si interrompono i rapporti, fra insofferenze, tradimenti e fughe. E' proprio una "corrispondenza" in cui le anime si aprono e i cuori soffrono e gioiscono. Uomini e donne famosi con le tenerezze, le rabbie, gli abbandoni e le difficoltà della vita quotidiana appena addolcite dall'isola dove si arriva e non si vorrebbe più partire. Il tradimento sfacciato di Compton Mackenzie, attratto dalla bellissima Ann Heiskell, e il dolore della moglie Faith che batteva su una Remington i romanzi di Compton nell'umidità di Villa Caterola.
Lei respinge la corte di altri uomini e donne. Poi si innamora di un ventenne, Marino Caracciolo. "Per tradirti scelsi un uomo per molti aspetti simile a te, con il tuo stesso disperato bisogno di essere accarezzato e guidato dolcemente verso il sole", scrive nella lettera di addio al marito. Si dice grata a una donna caprese che le parla di 'o signorino Machénz e di Ann Heiskell e, alla fine, si riscatta dalla malinconia e finisce nelle braccia del possente baritono russo Nicholas Nadegin con cui vivrà sino alla fine dei suoi giorni.

L'arrivo di Mussolini a Capri è nella lettera di Walter Benjamin ad Asja Lacis ed è un episodio gustoso. Scrive Aprea per conto del filosofo tedesco: "Decisi anch'io che valeva la pena di osservare da vicino l'evento". Ed eccolo l'uomo atteso quel 17 settembre 1924 che sbarca a Marina Grande dall'idrovolante pilotato dal comandante Coppola e appare "in elegante abito 'spezzato' con camicia bianca ad aletta sulla soglia della piccola stazione della Funicolare, sotto l'arco di trionfo che una buganvillea rosso ruggine aveva tracciato sul muro bianco. Sapevo che cos'era il Fascismo e avevo da tempo cominciato a temerlo".
Come gustosa è l'ultima lettera, quella della stravagante marchesa Luisa Casati a D'Annunzio, che lui chiama "Coré", e lei chiede: "Può Coré sperare di incontrare il suo Ariel a Capri?". La sola donna che abbia sbalordito il poeta, come asseriva D'Annunzio, è famosa nei salotti di tutta Europa per la sua vita trasgressiva, la bellezza "vagamente androgina" e le stramberie continue.
A Capri la marchesa è ospite fissa a Villa San Michele e porta con sé il cobra Agamennone e il boa Anaxagarus della serie dei numerosi rettili di cui amava circondarsi, e, naturalmente, spettegola sulla storia di Axel Munthe e della principessa Vittoria di Svezia che "cammina sorridente e leggera, vestita di bianca lana dell'isola; ai piedi ha semplici scarpe di tela con suole di corda, un cappello di paglia le protegge il capo, l'apparecchio fotografico le penzola a tracolla".

La marchesa è ricca di particolari sulla coppia, sui loro cani, il levriero Jallah di lei, i teneri barboncini Tom e Pussy, il fox terrier Yellow, e il cane Barbarossa di lui. Informa Ariel, come chiama D'Annunzio, e insinua. Naturalmente, dice, "non è opportuno che la futura regina di Svezia e Norvegia abiti nella dimora privata del suo medico personale" e così Axel Munthe "organizza la villeggiatura caprese di lei prima all'Hotel Molaro e poi all'Hotel Paradiso" . E quando Vittoria torna a Capri da regina "qui tutti sono sicuri che lei lo ami ancora". La lettera di Luisa Casati è più una cronaca mondana, come è nel suo stile di alta pettegola, che una missiva d'amore. Ma è un altro squarcio sulle storie capresi che Giuseppe Aprea apre con abile scrittura e appassionata documentazione in queste lettere "mai scritte, mai spedite", un vero gioiello di ciò che è stata l'isola quand'era al centro del mondo.