Le settantasei poesia di una Circe napoletana

- di Mimmo Carratelli

Il secondo libro di versi di Alessandra Giordano cattura in un universo d'amore pagano, mani come farfalle, bocche mai paghe, la pelle e il cuore, l'attesa e il desiderio, il sogno, l'appagamento, la nostalgia. Un vortice romantico e sensuale.
Il tormento eterno fra uomo e donna narrato dalla parte femminile, la più tenera e fragile.

Occhi d'amore e aculei dorati, un'attesa ellittica e umori, profumi, grappoli di ricordi e giochi di gambe, intrecci e ritmi, echi, impazienze, desiderio, carezze di mani, e bocche tra zucchero e sale. Il nuovo libro di poesie di Alessandra Giordano, "Dimmi", come già il primo, "Eppure, amore", è un altro vortice romantico e sensuale, dolce e malinconico, fremente e quieto di parole cullate ed esplose da un cuore e da un corpo di donna.
I versi brevi sono fulmini d'amore, lampi erotici, saette carnali, messaggi intensi e veloci di sogni e incontri nell'universo semplice e complesso del gioco sublime tra uomo e donna, delizioso e crudele, appassionato, felice e infelice.
Se Circe avesse le sembianze di Alessandra, il suo corpo di eterna ragazza, i piccoli riccioli biondi, gli occhi avidi di emozioni, allora Circe, la maga d'amore, sarebbe ancora qui tra noi, e si chiamerebbe Alessandra Giordano che brandisce una bacchetta con la quale ci trasforma tutti in seguaci conquistati dalle sue rapide e palpitanti poesie, vassalli del suo gioco di parole seducenti e penetranti.
L'amore con i suoi abbandoni, le illusioni, le nostalgie, i rimpianti e le gioie dilaga in ogni pagina tra albe rosa e tramonti, rugiada e pioggia, e il mare immenso, la sua forza, le onde continue, e una conchiglia bagnata. Le ansie d'amore, gli scoppi del cuore, le "mani grandi ricolme di gioia", i sussulti, le bocche mai paghe, il profumo d'uomo, gli slanci e i tormenti sottili si susseguono formando un caleidoscopio di emozioni vive, laceranti e indimenticabili.
Mauro Giancaspro, nella prefazione, sottolinea l'impeto inarrestabile del verso, ma, ancora di più, la fisicità estenuata delle immagini, l'esplosione di vitalità umana e naturale di Alessandra che avvolge e cattura, parola dopo parola, inganno, labirinto, trepidazione. Un kamasutra dell'anima femminile appagata, delusa, incerta, vinta, assetata, vittoriosa. Una intera gamma di sensazioni di pelle e di cuore.
Circe è Alessandra Giordano che dispensa le delizie di un eterno tormento. I suoi versi sono carezze, strappi, abbracci, spine e fiori, scintille, baci, desideri ammiccanti, fughe, solitudine, febbre d'amore, vertigine e grida. Ammaliano col volo leggero delle parole, sopraffanno col senso pieno del desiderio e dell'abbandono. Onde impazienti, intrecci umidi, tenerezza celeste, potenza d'uomo, vortici bianchi, pozze ricolme, boccioli di rose, farfalle di mani: c'è una tensione crescente, pagina dopo pagina, fino alla vertigine finale e all'ultimo verso, "ormai sciolta", forse una resa dolcissima.
Un libro splendidamente pagano nella danza pura di corpi e desideri, niente altro che amore, martirio di sensi e di cuori, avventura infinita, mai uguale, sfuggente, capricciosa, insaziabile. Alessandra conduce il lettore sull'orlo di ogni passione. È l'orlo di un abisso affascinante dove è bellissimo precipitare, icari d'amore, farfalle impazzite, anime stordite dalla vertigine. Ed è la vertigine raccontata dalla parte femminile dell'eterna guerra dei sessi, perciò più tenera e smarrita, più sognante e fragile.
Desiderosa ancora, Felpati i passi d'amore, Correvo da te, Grembo di donna, Illusa delusa, L'attesa, Non chiedermi perché ("padrone, con le chiavi del mio corpo"), Schiacciata ("un attimo e tu / due colpi potenti / ferita di donna / possesso / e silenzio"), Polvere di scirocco sono i titoli di alcune delle 76 poesie.
Il coinvolgimento è totale.
Leggere questo secondo libro di Alessandra Giordano è un rapimento dei sensi e dell'immaginazione, alla fine una spossatezza come avere fatto l'amore.
Alessandra è proprio Circe.
"Domani sarò lago e mi riposerò" è uno dei suoi versi. Un lago dorato, cheto, senza onde dove andare dopo avere chiuso il libro, e riposarsi.