Le vie dell'acqua sono infinite

- di Vito Pinto

I trentacinque progetti del "Water Power", una iniziativa salernitana che interessa nove Comuni della Costiera amalfitana, partendo da antiche strutture abbandonate ridisegnano il percorso dell'energia liquida che faceva girare le ruote delle cartiere, delle ramiere e dei mulini. Il parco fluviale da Cava all'acquedotto di Molina. La "cascata" di Villa Rufolo. Una passeggiata pedonale lungo la Valle del Bonea. Il recupero di sentieri boschivi e di fornici, parchi giochi per bambini e spazi pubblici per la realizzazione di una rinnovata isola ecologica.

Villa Rufolo, antico chiostro, tra decorazioni moresche e ordinate colonnine in marmi chiari, sei tubicini incrociati in versi orizzontali tra contrapposti embrici, in alto, realizzano, nel ritaglio di infinito, un cielo artificiale, luminoso. Ogni tubicino ne genera altri due verticali, discendenti a gioia di trasporto d'acqua a caduta temporizzata e a riflessi di azzurra luce soffusa. Sulla parete in pietra a sostegno di arcuate aperture, invisibili filamenti a percorso di goccioline alimentano un'astrazione di cascata.

Più oltre, in portico a pavimento d'acqua e soprastanti giochi sospesi di luci in movimento per idriche spinte proseguono un percorso di immagini e suggestioni dove il potere dell'acqua si esprime nella sua forza d'essere e nella sua umiltà di servizio per la natura e per l'uomo. Siamo a Ravello, tra monti costieri, in quel vasto e protetto Patrimonio dell'Umanità, dove insiste, forse, la più alta concentrazione di avvenimenti storici, culturali, di reperti e memorie materiali e immateriali di tutto il Mediterraneo. Le immagini e le suggestioni messe in mostra sono sintesi di un protocollo di progetto ambientale chiamato "Water Power", potere dell'acqua, realizzato da una trentina di studi di architettura e ingegneria italiani, europei e nordamericani. Trentacinque i progetti concepiti e interessanti cinque valli presenti in nove Comuni della Costiera Amalfitana, distribuiti su circa sessantamila metri quadri di territorio.

Un progetto che, nel riprendere antiche presenze in strutture ormai abbandonate, seppur memoria storica del territorio e dell'operosità degli uomini, intende ripercorrere le strade dell'acqua, il suo consapevole utilizzo come fonte di energia e di uso collettivo, così come avveniva in quei secoli in cui quei corsi erano patrimonio comune e facevano girare le ruote delle cartiere, delle gualchiere, delle ramiere e dei mulini per macinare il grano o, come a Vietri, per sintetizzare il bianco smalto per le ceramiche del sole.
Uno dei progetti si sviluppa nella Valle del Bonea, sul percorso antico che monaci benedettini dell'Abbazia di Cava, nel loro millennio di storia, di spiritualità, di cultura e commerci hanno percorso per giungere dalla Valle Metelliana alla Marina di Vietri o alla darsena di Fuenti, da dove le loro navi veleggiavano verso gli approdi del Mediterraneo quasi al pari di quelle della contermine Repubblica Marinara di Amalfi. Il percorso nella Valle segue la via di quel fiume che, nel 1954, fu causa di lutti e distruzioni, portando a mare vestigia di acquedotti romani, mura e macchinari di opifici, case e vite umane.

Un primo intervento del progetto pone l'attenzione al recupero di un ormai scomparso sentiero boschivo che, partendo dai giardini dell'Abbazia della Santissima Trinità, giungeva sino a Molina di Vietri, luogo di rinfranco spirituale e materiale per i monaci ammalati in quell'eremo scomparso fatto costruire dall'abate Pietro, nipote del fondatore Alferio Pappacarbone. In questo percorso l'incontro è con antiche cartiere da ripristinare e, in quel di Molina, con ponti per acquedotti medioevali a continuità interrotta.
Per uno di questi, di cui restano gli archi meridionali scampati alla furia dell'alluvione, si interverrà a ripristino di antichi fornici, con immaginifici giochi di liquidi filamenti e di luci a ricreare le arcate di sostegno della via dell'acqua. A corredo sorgono parchi giochi per bambini e spazi pubblici in una rinnovata isola ecologica. Il progetto del parco fluviale dovrebbe riproporre l'antico percorso pedonale dei monaci benedettini e riscattare dall'incuria e dal degrado paratie, funzionali alla raccolta d'acqua per irrigazione, e antichi mulini ad acqua con i relativi canali di carico abbandonati dall'uomo e dalla civiltà.
Più su, in alto, un percorso tra monti, attraversando il santuario dell'Avvocata, consentirebbe di raggiungere la Valle del Regina Maior sul versante costiero, dove altri progetti riqualificheranno turisticamente e culturalmente l'area interessata.

Il progetto del Bonea non interessa soltanto il parco fluviale che da Cava giunge all'acquedotto di Molina. La zona bassa del torrente, infatti, in quel tratto degradante da Vietri sul Mare a Marina, contempla cinque ruderi abbandonati, alternati ad una serie di opifici storici già trasformati, con ampi spazi verdi inutilizzati e mancanti di un lungofiume pedonale. Ripristinare queste strutture, creare un parcheggio nascosto a poca distanza dalla futura metropolitana regionale, ipotizza una riassunzione di ruolo turistico per Vietri sul Mare quale vera porta d'ingresso alla Costiera Amalfitana. Tra l'altro il progetto permette di rendere fruibile, con una passeggiata pedonale sul lungofiume, il tragitto che, a monte, porta alla visione dell'immaginifico ponte di Molina e, a valle, alla fruizione di quel mare che nei secoli è stato percorso dalle navi dell'etrusca Marcina, della Repubblica Marinara e dell'Abbazia Benedettina de la Cava. E sarà, nel contempo, ripreso l'antico tragitto dei monaci verso la darsena di Fuenti.

Non pochi sono stati i riconoscimenti e i premi internazionali, tra i quali il prestigioso Holcim Awards For Sustainable Costruction Global Prize di Bangkok, raccolti dal Protocollo Water Power che vede come capofila lo studio di architettura Centola & Associati di Salerno. E viene da chiedersi il perché di tanto
interesse. Innanzitutto il Protocollo si cala su un territorio conosciuto in tutto il mondo. Inoltre non presenta segni di speculazioni particolaristiche e, infine, la sua maggiore forza è nell'attenzione che pone all'ambiente e alla sua rispettosa fruibilità. Così, lì dove le vie dei fiumi sono state da sempre elemento fondante per lo sviluppo del territorio e delle popolazioni, ritorna il potere dell'acqua come bene comune delle comunità che abitano questo territorio patrimonio dell'umanità.