Indice
- Numero 22 - Aprile 2006
- L'Editoriale - Compleanno all'acqua di mare
- La goletta del bambino piemontese
- Il viaggio verso Capri al tempo dei vaporetti della Span
- L'alloro magico di Virgilio
- Quell'alba sul mare e la colomba che guidō i fondatori di Cuma
- Gli amici del muretto a Marina di Campo
- L'onda verdeazzurra che carezza Chiaia di Luna
- Le principesse del mare
- La suggestione di Stromboli raccontata da Stefanino
- La musica del mare
- Sei uomini in barca
- Lettera da San Pietroburgo
- Quando Eleonora Duse andō a Parigi a sfidare Sarah Bernhardt
- Quelle ville di Posillipo
- L'officina delle navi rinnovata nel porto di Napoli
- Il segreto dei Templari
- Il reporter dell'isola
Lettera da San Pietroburgo
- di Wilma Martusciello
La magia delle notti bianche, le tracce di Dostoevskij, il Caffè fatale di Puskin, ma anche ragazze belle come top-model e ragazzoni con addosso i cimeli
dell'Armata rossa sulla celebre Prospettiva Nevskij.
La trattoria del Museo della vodka.
Il viaggio sulla Neva e la splendida visione dell'immenso lago Ladoga.
La spada dello zar indicò il luogo della capitale affacciata sull'Europa.
Un sogno realizzato da architetti italiani, i palazzi rococò, neoclassici, liberty e una città sospesa su 42 isole, attraversata da 65 fiumi e canali, collegata da 560 ponti.
Mio carissimo direttore, tu sei un gran viaggiatore "di testa", cioè voli con la fantasia e i tuoi sono voli bellissimi, ma mi accorgo che quando ti annuncio tutta contenta "sto andando in Cina" oppure "sono appena tornata dalla Malaysia" mi guardi un po' diffidente. In verità sei uno stanziale, diciamolo. Eppure di recente sono stata in una città che almeno teoricamente ti dovrebbe piacere molto.
Tu che adori Capri, che hai fondato questo giornale chiamandolo L'Isola, dovresti proprio visitare e amare San Pietroburgo. Si, in Russia, quella San Pietroburgo. Perché, leggi e stupisci (non lo sapevo nemmeno io con tutte le arie che mi do'), San Pietroburgo - o Leningrado come molti severamente mi correggono - è una città che in un intrico di 65 fiumi e canali sorge su 42 isole! E questa moltitudine di isole sono collegate da 560 ponti di cui 21 sono levatoi.
Prova a immaginarli sotto la luce del crepuscolo questi ponti, quando devono sollevarsi per il passaggio delle navi, sembra che danzino, alzandosi e abbassandosi sulla Neva color acquerello, come sotto la bacchetta di invisibili direttori d'orchestra. E anche i nomi delle isole sono musicali: Aptekarskji, Kamennyj, Jelagin. L'isola della croce, l'isola delle lepri, l'isola di pietra. Questo spettacolo dovresti ammirarlo nel periodo delle notti bianche, dall'11 giugno al 2 luglio quando il crepuscolo dura solo 40 minuti e il sole scende così poco sotto la linea dell'orizzonte che l'atmosfera ne diffonde la luce anche a notte fonda. Durante quelle che si chiamano le "belye noci" vedresti grandi palazzi rococò, neoclassici e liberty diventare delicati come porcellane sotto un cielo rosa trasparente.
Chissà se fu questa la visione che ispirò lo zar Pietro il Grande quando si accinse a quella che sembrava una follia, un azzardo geografico in una zona paludosa e malsana. Ma gli zar quando si mettevano in testa una cosa erano terribili e così, follia o azzardo che fosse, Piotr (io ormai lo chiamo così) tagliò con la spada due zolle di quel terreno ingrato, disegnò una croce e nel 1703 decise che lì sarebbe sorta la sua capitale, una finestra sull'Europa. Da lui e dai suoi successori furono chiamati i migliori architetti russi e stranieri e dall'Italia arrivarono gli ambasciatori della nostra arte, gli architetti Bartolomeo Rastrelli, Giacomo Quarenghi, Carlo Rossi, e tutti insieme fecero nascere questa città unica ed affascinante.
Ma certo non ti racconterò la storia di Pietroburgo lasciando il compito a chi è più qualificato di me, visto che poi non ci vuole molto! Io ho solo fatto un viaggio cercando di vedere il più possibile. Certamente il Palazzo d'Inverno con l'Ermitage, la fortezza di San Pietro e Paolo, Sant'Isacco, il Giardino d'Estate e tutto quanto è obbligatorio, ma mi sono anche organizzata una passeggiata-documentario, un omaggio a quegli scrittori che tanta importanza hanno avuto nella nostra gioventù di lettori. Mi è sembrato un miraggio potermi fermare al Literaturnoe Kafe e al posto del giovanotto con i jeans, immaginare l'irrequieto Aleksandr Puskin uscire sconvolto per andare ad affrontare Dantès nel duello che gli sarebbe stato fatale, forse stringendo ancora in pugno la lettera anonima che accusava la bella moglie di essere l'amante del francese. E ancora non ci credo di essere entrata nella casa in Kuznecnyj Pereulok, perfino nella stanza dove Dostoevskij finì di scrivere "I fratelli Karamazov". Accidenti, se non fosse stato per un guardiano odioso mi sarei potuta sedere alla sua scrivania. Ma proprio dell'autore di "Delitto e Castigo" ci sono tracce dappertutto, sia nel quartiere intorno alla Piazza del Fieno che nel rosso Castello degli Ingegneri dove lo scrittore studiò prima di abbandonare il compasso per dedicarsi alla letteratura che Dio lo benedica!
E quanti personaggi di Gogol mi è sembrato di riconoscere camminando per la Prospettiva Nevskij, pareva di scorrere le pagine de "I racconti di Pietroburgo". In verità la commessa punk con l'anellino alla narice e la cresta di capelli arancio, Gogol non l'ha mai descritta, ma se fosse vissuto adesso lo avrebbe fatto anche perché era molto carina, narice bucata e aranciata a parte.
E questa è stata un'altra sorpresa: finalmente ti spieghi perché tutta l'ultima generazione di top model viene dalla Russia. Ma quanto sono belle queste ragazze! Roba da farti venire i complessi per sette vite. Tutte altissime, sottili, con visi perfetti, capelli tipo pubblicità, certe minigonne da sballo, vestite anche bene, eleganti e - viva mamma natura- senza segni di labbra canottiere e di palloncini di silicone sotto il reggipetto. Pulite, semplici, serie, naturalmente tutte laureate in nucleare o scienze balistiche o sonde spaziali, proprio una bella gioventù.
Anche i ragazzi un poco bietoloni, ma non male e poi mi facevano una rabbia perché sfoggiavano tutti o quasi, cinture, cappelli e magliette dell'Armata Rossa. Sarebbero state un trendy assoluto in Italia, ma nei negozi, nisba! Chissà in quale Resina o mercatino di Antignano locale sarei dovuta andare, mah! In compenso matrioske, ambre, smalti, icone, caviale, cetrioloni sotto aceto, finte uova di Fabergè e piatti con la faccia del Papa, Tour Eiffel e Statua della Libertà, tanto per fare un paragone con la paccottiglia per turisti di tutto il mondo.
Ma se devi comprare per forza qualcosa vai al Gostronom, specialità alimentari super in uno splendido esempio di stile liberty russo e se vuoi un ristorante ti raccomando i Musej Russkoj Vodka, una semplice trattoria annessa al museo della vodka dove si mangia il caviale e il salmone a regola d'arte, con i bliny (crepes di grano saraceno) con la smetana (panna acida) e ovviamente vodka a morire. Bello anche la "Pesca Russa" sull'isola Krestovskij, costruzione di legno su un laghetto dove si pescano trote, storioni e il tipico pesce sterletto che non avevo mai sentito nominare. E tu? Ancora attaccato alla pezzogna all'acqua pazza?
Caro direttore, ti ho raccontato qualcosa, ma ce ne sarebbero tante altre, conservo un bellissimo ricordo di questo viaggio, soprattutto della navigazione sulla Neva da San Pietroburgo a Mosca. Il paesaggio, i villaggi dei pescatori, il vedere finalmente come funziona una diga, davvero il viaggio sul fiume meriterebbe un altro racconto, ma ti voglio dire lo spettacolo che più m'è rimasto nel cuore: un tramonto sul lago Ladoga. Ma ti ricordi a scuola quanto ci ha perseguitato il lago Ladoga? "Il più vasto lago europeo, superficie 17.700 km, lunghezza 210 km.". Tanto detestato allora e invece il ricordo di una splendida visione adesso.
Quando sono ritornata a casa ho aperto il vecchio atlante De Agostini e sulla pagina 68 intorno al lago Ladoga ho disegnato un bel cerchietto blu, perché l'ho visto finalmente.
Questo è quanto, caro direttore, ti ho convinto? Te lo fai un viaggio a Pietroburgo? Non credo proprio. Pazienza, karasciò, ti saluto con affetto. Ciao, priviet!

