Indice
- Numero 52 - Giugno 2010
- L'Editoriale - Il mese dei poeti
- Mare nostrum
- L'uomo che creò il pennacchio del Vesuvio
- La regina delle Eolie
- Quella torre di Positano cenacolo di spiriti eletti
- Napoli nata da un'isola
- Marcello Veneziani, un viaggiatore al Sud
- Il lungo viaggio di mio nonno da un oceano all'altro
- Le passioni segrete di Corrado Ferlaino
- C'è una gallina in mezzo al mare
- Il fantastico reportage di Simenon dalla Tunisia
- Quando Dino andava alla guerra
- L'uomo di Setubal
- Il porto invisibile
- Il mistero delle Sirene
- La Costiera incantata
- La donna della Scala Fenicia
- Il reporter dell'Isola
Marcello Veneziani, un viaggiatore al Sud
- di Piero Antonio Toma
Il giornalista e filosofo pugliese nelle contrade meridionali d'Italia dove si vive peggio che al Nord, ma la gente è più felice. L'affascinante tesi della stella cometa nel saggio edito da Mondadori.
Le grandi città e i paesini, il mito, il sole, la terra della vacanza e dell'ozio. Il triangolo di una instabilità sociale. Il fallimento politico.
Ho letto con crescente interesse questo viaggio periegetico attraverso le contrade meridionali di Marcello Veneziani. In certi punti l'interesse si è mutato in commozione, specialmente quando i percorsi dell'autore coincidevano con i miei. Entrambi nati in Puglia, sia pure a duecento chilometri e a un paio di decenni di distanza. Lui in provincia di Bari, io in quella di Lecce. Il volto mercantile e il volto introverso e pietrificato di una stessa regione. Entrambi migranti in cerca di misteri e di orizzonti. Entrambi giornalisti e, pensate, entrambi collaboratori in età giovanile di un piccolo settimanale di Lecce, la "Voce del Sud" di Ernesto Alvino.
Talvolta sembra che Veneziani inneggi al pensiero meridiano come vessillo della vittoria definitiva sulla globalizzazione, sulla omologazione, sul movimentismo del nord. Come se alla settentrionalizzazione del mondo, al suo ritirarsi ai piani alti, debba per forza corrispondere un bisogno di tornare alle radici, all'ombelico del mondo, mai dimenticato. Al Nord il tempo della storia, al Sud il tempo del mito.
Una esaltazione o un amarcord, il tentativo di un primato favoloso in un mondo che lo ricaccia all'indietro. Fa venire alla mente la prima teoria di Franco Cassano, un altro pugliese e un altro filosofo come Veneziani. Il Sud certo è più arretrato secondo i paradigmi che lo relegano agli scalini più bassi della qualità della vita, ma ormai è acclarato che al Nord la gente vive meglio ma è più triste e infelice, al Sud ci vive peggio, ma è più felice e contenta.
Ho provato anche un po' di invidia per Veneziani, perché molte delle sue osservazioni, delle sue valutazioni sono le mie e avrei voluto scriverle io. La geografia mentale e psicologica del Sud come terra della vacanza, del sole e dell'ozio, delle isole e del tempo bambino e del tempo del ritorno, luogo della nascita e della luce, al Sud c'è la nostra stella cometa.
I percorsi identitari di chi nasce in un paese per il gusto di tornarci, certo, ma è costretto a mollare le redini e la greppia cui è affezionato. Magari uno non è costretto, sente di volersene e di doversene andare con un senso di liberazione. Migliora se stesso, ma peggiora ciò che lascia, lo dice anche Veneziani. E poi è difficile che vi torni definitivamente, nonostante la nostalgia.
C'è un altro elemento che mi accomuna a questo libro. Nascere a Bari, a Palermo o a Napoli è un po' diverso che nascere in un paesino, in particolare nel mio caso, che neppure le carte geografiche riportano. È come nascere in un doppio Sud. Le pareti del paese diventano presto muraglia. Ora a tornarci ci torno tre o quattro volte l'anno. Un paese che m'illudo sia sempre quello e che io sia quello d'un tempo. Entrambi in un dagherrotipo fisso nel passato, come le farfalle trafitte sulla parete dal collezionista crudele. Un paese dalle strade deserte di passi umani e ingombre di serpenti d'auto. Un paese che ha accorciato le distanze grazie alla tecnologia e al web, a google e ai facebook, ma che sembra di scarso futuro, come tanti altri piccoli paesi del Sud.
Le prime pagine di questo libro sono un'ode incagliata nella mitologia del Sud come culla di civiltà antica e di tempo ritrovato ora. Ma non lasciamoci ingannare. Man mano che Veneziani s'inoltra nel racconto del dettaglio, la Puglia, la Calabria, la Sicilia, e quindi Napoli, la sua penna si fa più incisiva, ficcante. Se all'inizio ha addizionato aggettivi e sostantivi ora li sottrae, fino a scarnificare commenti e osservazioni.
A Napoli la sua analisi si fa dura, quasi impietosa, non le risparmia critiche feroci. L'aura del mito sembra dimenticata. Meno male che arriva l'ironia di Peter Glotz con il suo saggio Gesamteuropa in cui Napoli si candida a capitale ideale in un'Europa dell'arte dell'arrangiarsi.
C'è un passo in cui Veneziani, prendendo a paragone Garibaldi, dice che, a salirci, il Sud si unifica, a scendere invece si disunisce. Io prendo ad esempio la mia Puglia, scendendola, dalle icone bizantine e goticonormanne del Gargano, giù giù, faccio un viaggio in avanti, gioco d'anticipo, fino ad approdare al barocco solare e stemperato nella pietra del tempo.
Qual è l'auspicio? Che il Sud riprenda a raccontarsi, a descriversi, a riprodursi. Dalle belle pagine dedicate a Giambatista Vico a Franco Cassano col suo pensiero meridiano. Qualcuno ha detto che i meridionali devono tenere a freno l'ammirazione, la spada di Damocle che pende sempre sulle loro teste, e avvicinarsi a Diogene, il pensatore che mise a bada il potere invitando Alessandro Magno a scostarsi perché il suo corpo gli faceva ombra.
Occorre rimettersi in linea col sole. Leggetelo questo libro. È un breviario da leggere alle prime ore del giorno o la sera, in procinto di addormentarsi. Il libro sul nostro comodino. Il libro del programma e del consuntivo. Il libro del bilancio quotidiano.
Proseguendo questo viaggio nel Sud, ora ci s'imbatte anche nel duopolio autoctono di neoborbonici e di clan camorristi, al quale si aggiunge il terzo anello degli immigrati, quasi a ricomporre un triangolo di instabilità sociale che si racconta quasi esclusivamente in negativo e quasi esclusivamente in tribunale. E la letteratura, sempre più rigogliosa, dove la mettiamo?
Ma dal peregrinare Veneziani passa ad una pagella di dieci punti sul perché no del Sud. La sua suddità, peggiore di sudditanza e che non vive ma è vissuto, la minore cultura civica, ma non quella del capitale sociale più ricco che altrove, la mancanza di produzione di leader politici ed economici (ad eccezione di quelli ludici), tutti i centri di potere sono fra Roma e Milano, l'unica via d'uscita per il Sud è quella individuale, chi parte sta meglio lasciando il peggio che peggiora, spezzato il circuito tra scuola e Sud, col prevalere del corpo insegnante al femminile, e con la scadente qualità (e le famiglie che invece di assecondarla la osteggiano?), il permanere del pregiudizio darwiniano sul Sud, con l'auspicabile e definitivo seppellimento della questione meridionale diventata orientale di fronte all'Europa, e ai nuovi poveri dell'Est, al recupero della pari dignità dell'Europa mediterranea da cui ha preso origine, e infine il federalismo con l'esclusione di scuola, salute e sicurezza che dovrebbero rimanere allo Stato centrale, e l'abolizione delle Province e di altri carrozzoni inutili.
Ma non tutto mi convince. Il fallimento del modello politico e amministrativo della sinistra, ad esempio. Ma chi ci assicura che le destre avrebbero fatto meglio? E tutto è da buttar via, dal '68 al movimento sindacale? In un suo saggio che uscirà fra un mese, David Lane, giornalista dell'Economist, scrittore e profondo conoscitore dell'Italia, effettua un viaggio nel Mezzogiorno delle mafie. Il titolo è paradigmatico, Terre profanate. Ebbene Lane capovolge la tesi di Veneziani: la colpa è di tutta la politica, di destra e di sinistra. Con più gravi responsabilità della destra che ha governato più a lungo. Un conto è amare il genius loci, conclude Veneziani nel suo ultimo amarcord familiare, altro è servire la pro loco. Se l'Italia è la nostra patria, il Sud è la nostra matria. Forse il segreto sta nel ricercare una doppia cittadinanza, la vita è come il cervello, ha bisogno di due emisferi, non atrofizziamo quello meridionale, dove risiedono la fantasia, il calore umano e la luce del materno mattino.
(SUD - Un viaggio civile e sentimentale di Marcello Veneziani, Mondadori, pagine 204, EUR 17.50).

