Marie Galante, l'isola del Blues

- di Miki Trezzani

Successo dell'annuale Festival giunto alla nona edizione che ha richiamato musicisti da tutto il mondo.
L'appuntamento 2008 si è ispirato alla memoria di Martin Luther King nel quarantesimo anniversario della scomparsa del grande leader nero.
La grande ospitalità caraibica ha esaltato l'avvenimento.

Una porta spalancata sul resto del mondo, il Festival del Blues, arrivato alla nona edizione, è e rimane il vanto di Marie Galante.
Per quest'anno 2008 si è deciso di far eco alla commemorazione del 40° anniversario della morte di Martin Luther King, che ha consacrato tutta la sua esistenza a lottare pacificamente contro la segregazione razziale e tutte le ingiustizie.
Così Marie Galante presta il fianco a qualunque mezzo non violento per continuare l'opera di questa nobile causa con una presa di coscienza collettiva da parte degli intellettuali, i politici, i militanti dell'associazione del Festival, tutto il popolo e soprattutto loro, gli artisti.

L'incontro del Festival è basato sulla diversità: di pelle, di cultura, di vita, di abitudini, ma soprattutto concentra l'attenzione verso le nuove forme di esclusione alle quali si vedono ancora oggi sottomesse tutte le popolazioni nate dall'immigrazione. Ovviamente il compito primario non è quello di trovare una risposta a tutte le domande, ma solo un tentativo di contribuire, tramite gli artisti provenienti da ogni angolo del mondo, a smuovere le coscienze, da Ruby Perez dalla Repubblica Dominicana al London Community Gospel da Londra, Steele Pulse dalla Jamaica, Fondel dall'Algeria, Juju Child da Orleans, Malia Tirolien dal Quebec, Patrick St Elot guadalupense ma trasferito a Parigi, Rico Toto da tutte le isole dei Caraibi oltre a molti cantanti e musicisti di Marie Galante. Tutti ricchi del ricordo di Martin Luther King che il 3 aprile 1968, il giorno prima della sua morte, quasi fosse una premonizione, dichiarò ai suoi amici: "Se proprio dovete mantenere un ricordo di me ricordatemi come un Tambour Major (tamburo principale nella musica locale) della lotta per la dignità , Tambour Major per l'uguaglianza tra gli uomini di tutte le razze e di tutte le condizioni di vita".

La sua frase rimane sospesa ancora oggi nelle nuvole che passano veloci e, a volte, risuona forte nelle onde del mare. Il "Pastore dei senza diritti" vive ancora ed è per questo che tutti i gruppi musicali convenuti nell'isola di Marie Galante hanno un Tambour Major a guidarli, portavoce del primo Tambour Major che fu Martin Luther King. Martin Luther King viene dal profondo sud degli Stati Uniti, Atlanta, dove è nato il Blues, e lui vivrà e si batterà al ritmo del gospel, musica che sarà un potente stimolo per la dura battaglia che segnerà tutta la sua vita contro la discriminazione delle popolazioni nere del sud degli Stati Uniti. Quest'anno il Festival di Marie Galante, ancorato da tempo al paesaggio culturale dei Carabi, non ha cambiato la sua anima:
il Blues ne è stato il re sotto tutte le sue forme, nei concerti, negli spettacoli, nei villaggi e per le strade. Il sogno di Martin Luther King è stato il motore del Festival e Marie Galante è diventata il crocevia delle culture del mondo. L'isola si è abbigliata per catturare gli sguardi, la sua "Grande Galette" (l'isola rotonda), Terre de Blues, si è offerta per dimostrare le sue capacità di accoglienza sempre calorosa, nonostante i recessi economici degli ultimi anni.

E' anche un'occasione per far conoscere il "savoir-faire" degli abitanti, la cordialità, l'organizzazione, il grande cuore di questa piccola isola. Si sa, certi luoghi sono più propizi che altri all'espressione musicale. E' il dono delle isole che custodiscono la chiave segreta della perfetta armonia. E' la musica che sceglie il sito prediletto.
E sceglie Marie Galante!
Allora......che "le rève" si avveri, il sogno di Martin Luther King e di noi tutti di conoscere un giorno un mondo dove gli uomini non abbiano colore, ma solo corpo ed anima. A Marie Galante, arpa aeolica dei Carabi, il compito di fare che questo sogno diventi realtà. Nella magia dei prati di "Chateau Murat" dove si sono svolti i concerti, nelle piazze delle chiese bardate a festa, nelle strette di mani color arcobaleno, negli sguardi azzurri e neri, si è riflesso il sorriso di Martin Luther King.