Massalubrense sospesa tra passato e presente

- di Alessio Fanuzzi

L'incantevole sperone della penisola sorrentina e l'ammaliante costa delle sirene.
Le torri di avvistamento e una domus romana.
Gli scavi di alda levi.
Le passeggiate dell'archeologo amedeo maiuri.
Villa angelina dai tempi e dai fasti di lauro alla ristrutturazione che l'ha destinata a polo turistico.
Il karama yacht vela club dal nome della bellissima imbarcazione del comandante.

Una costa frastagliata e rupestre, quasi inaccessibile da terra, sovrastata da ruderi di torri e da una tenuta dai colori chiari, che domina il promontorio e si allunga nel cielo fino a sfiorarne le nuvole.
È la cartolina di Capo di Massa, l'ammaliante Costa delle sirene, l'incantevole sperone che dalla penisola sorrentina si protende in mare come la prua di una nave. Sospeso tra terra e acqua. Battuto dal "viento 'e fora", un vento regolare che gira tra libeccio e ponente e soffia nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio. Colorato dal rudere di una torre quadrangolare, l'antica Torre vicereale, il primo di una lunga serie di campanili di avvistamento fatti costruire dall'università di Massa Lubrense nel Cinquecento per garantire una più stretta sorveglianza e una migliore e più sicura difesa dalle incursioni dei barbari.
Raccolta tra il tempio semicircolare di Nettuno e la cima del Monte Corbo, il vecchio Montaccora, 240 metri sul livello del mare, che ospita il Semaforo della Marina militare, una piccola costruzione bianca che nella prima metà dell'Ottocento fungeva da ponte tra Napoli e Capri e dalla quale si trasmetteva con un telegrafo ottico.
Qui, nella baia una volta utilizzata come cava di pietra, con una tramoggia costruita là dove furono eretti i templi di Giunone e di Ercole, sorgevano una domus romana e una ricca villa, una delle tante dimore di otium che, nella prima età imperiale, vennero edificate su tutta la costa sorrentina e su gran parte dei siti marittimi campani, pura ostentazione di ricchezza e di luxuria dell'aristocrazia che ruotava intorno alla corte dell'imperatore Tiberio, residente a Capri dal 27 al 37 d. C.
Visibili ancora oggi, i ruderi della cisterna circolare della villa furono portati alla luce da una campagna di scavi effettuata nei primi decenni del XX secolo da Alda Levi, che recuperò anche due capitelli, diversi frammenti di decorazione architettonica e imponenti rilievi marmorei che dovevano decorare le pareti del salone panoramico nel quale furono rinvenuti. Restaurati e perfezionati, i rilievi sono stati esposti al Museo archeologico territoriale della penisola sorrentina, intitolato allo studioso Georges Vallet, con una ricostruzione grafica delle parti mancanti dedotta da una foto d'archivio della Soprintendenza di Napoli.
Luogo prediletto di Carlo III di Borbone, che lo elevò al rango di Fedelissima, Capo di Massa fu, negli anni Trenta, il rifugio del comandante Achille Lauro, l'armatore sindaco di Napoli che, sedotto dal panorama e dai versi del poeta partenopeo Publio Papinio Stazio, acquistò dalla famiglia Astarita la tenuta che fu del ricco puteolano Pollio Felice, proconsole dell'Asia ai tempi di Domiziano, e ne fece il suo buon ritiro. Tra squarci di cave, rovina di acque, nuove coltivazioni e costruzioni, l'antica villa fu rinominata Villa Angelina, in onore della moglie di Lauro. Dalle sue terrazze lo sguardo abbraccia il golfo di Napoli, da Monte Faito a Ischia, da Miseno a Capri, con la mole imperiosa del Vesuvio che giganteggia sornione sull'azzurro intenso del mare.
Estasiato davanti tanta bellezza, così, nelle sue "Passeggiate sorrentine", l'archeologo Amedeo Maiuri descrive il panorama: "Da una parte il muggito del mare, dall'altra il silenzio alto del monte". Dalla villa si godeva l'alba e il tramonto; incantevoli tramonti, "quando l'ombra cadeva sul mare e le case sembravan nuotare anch'esse fra le onde", che è immagine stupenda degna di un verso di Salvatore Di Giacomo. "Non c'era finestra che non avesse il suo particolare quadro: da questa ecco affacciarsi Procida e Inanime (Ischia) e da questa Capo Miseno; da un'altra Nisida e da un'altra Euplea (Pizzofalcone) e Megaride (Castel dell'Ovo)". Vedute mozzafiato. E un giardino lussureggiante, con un'apertura di orizzonti senza eguali.
Il suolo, morbido e tufaceo, alimenta una vegetazione prospera e rigogliosa che l'uomo ha sapientemente disciplinato senza mortificare la macchia mediterranea e la sua straordinaria tavolozza di colori. Dove non arriva l'uomo, però, può il tempo. Con il suo scorrere inesorabile che non ammette repliche. Così, dopo la morte di Achille Lauro, la tenuta è stata abbandonata a se stessa, dimenticata da chi, pochi lustri prima, ne aveva decantato la bellezza.
Venti anni dopo, però, Villa Angelina risplende di nuova luce, tornata agli antichi splendori, rilevata nell'asta fallimentare della Flotta Lauro dall'imprenditore napoletano Federico Del Giudice, proprietario del gruppo editoriale Esselibri-Simone, che ne ha ordinato la ristrutturazione completa e ne ha fatto un polo turistico, centro studi polifunzionale di alta formazione.
Qui, nei saloni che ospitarono il comandante Lauro, Benito Mussolini e la radiosa Sophia Loren, si aggirano oggi decine e decine di giovani studenti e universitari, impegnati con corsi di aggiornamento, seminari, meeting, convegni e esercitazioni di lingue.
Restaurato e riconsegnato ai suoi fasti gloriosi, immerso in una tenuta di 30 ettari coltivata a terrazze che degradano verso il mare, l'elegante edificio vittoriano che si staglia sul fondo Villazzano risplende ancora, come tanti anni fa, con la sua esedra semicircolare di belvedere, i suoi colori pastello, chiari e tenui, le sue stanze dai nomi altisonanti. La viuzza ricca di curve a gomito, fatta asfaltare da Lauro e tante volte scossa dal rombo della 1900 del Comandante, sfocia in un ampio piazzale che separa il corpo centrale da altri edifici di notevole pregio, antichi casali trasformati in moderni e confortevoli residence, come quello in rosso pompeiano un tempo adibito a museo.
Rivestita con ceramica di Vietri, una serra di piante tropicali accoglie i visitatori, mirabile assaggio di fasti e bellezza. Pochi metri più in là, una colonna romana recuperata dal sottostante tempio di Ercole troneggia in una cavea naturale, richiamo inimitabile per gustare un panorama unico al mondo. Un lungo corridoio dà accesso alla casa dell'amministrazione, frantoio annesso. Di fronte, un altro piccolo villino, locus amoenus a picco sul mare. Sull'ultimo lembo di terra del promontorio, invece, c'è l'agriturismo La Villanella, antica masseria dove assaporare le specialità della cucina tradizionale, preparate con ingredienti genuini e metodi biologici.
E sull'insenatura ecco l'esclusivo Karama Yacht Vela Club, associazione senza scopo di lucro costituita per valorizzare le discipline nautiche e le attività culturali legate al mare e alle tradizioni mediterranee. Sito nel tratto che costeggia il promontorio di Capo di Massa ai piedi della Torre vicereale, il Karama Yacht Vela Club deve il nome all'imbarcazione personale di Lauro che tutte le estati dominava la baia prospiciente il villino a mare, teatro di feste e cene organizzate dal sindaco di Napoli.