Montecarlo chiama Napoli

- di Mimmo Carratelli

Senza seguito l'incontro tra l'ambasciatore monegasco e la Regione Campania. Alla scoperta di Filippo D'Amato, il napoletano più famoso del Principato.

La storia del Club 41.
Ricordi di altri tempi:
il ristorante di Armando Romeo e Silvana Pampanini che imitava Carmen Miranda.

Al tempo di Faruk a Capri e di Soraya ad Antibes, Montecarlo era una rocca dove girava la roulette e Grace Kelly, radiosa creatura, appariva di sfuggita in Boulevard du Moulins scarrozzandosi dal Palais du Prince.
Armando Romeo, l'avvocato-chitarrista del Vomero, che aveva stregato il mondo con "Malatìa", aprì nel Principato un club ristorante che chiamò "Babilonia" per la confusione in cui nacque e alla quale sempre si ispirò. S'era trascinato da Roma una cuoca trasteverina alla quale aveva dato perentorie indicazioni per il menù che comprendeva essenziali piatti di spaghetti "alla mafia" e "alla Al Capone" e penne "alla Giuseppe Garibaldi" e "alla Cristoforo Colombo". Non aggiunse altro, tanto meno gli ingredienti adeguati. Alla povera donna che gli chiedeva "Ma come sarebbero 'ste penne alla Cristoforo Colombo?", rispondeva: "E io che ne so. Faccia lei. Ad orecchio". In quel posto di chitarra e spaghetti si affacciavano Bobby Solo e Fred Buongusto, il gioielliere Bulgari, l'affascinante Patrizia De Blanc, Walter Chiari, e una sera comparve Carolina col primo marito Philippe Junot. In un'altra serata memorabile si annunciò e apparve Silvana Pampanini che arrivò dall'Hotel de Paris con un turbante in testa come Carmen Miranda nei film hollywoodiani.
Montecarlo è molto cambiata e, oggi, vi abitano taluni piloti della formula uno per l'attrattiva dell'Avenue St-Martin coi giardini a strapiombo sul mare e per la minore sofferenza fiscale garantita dal Principato. Lungo l'Avenue de L'Annonciade, dove ha sede il Consolato generale d'Italia, un uomo parla francese, ma, per un nostro imbarazzo di orientamento, "dove sarà mai questa benedetta trattoria Polpetta?", prima risponde "in Avenue Roqueville", poi, scoprendo la nostra provenienza partenopea, si mette a parlare in napoletano. Perché Filippo D'Amato, presidente dell'International Conglomerate Marittime Company, è il napoletano più famoso di Montecarlo.
Si chiacchiera del più e del meno e dell'ormai famoso gemellaggio Napoli-Montecarlo che ha indubbiamente una sua suggestione e parecchia convenienza partenopea. Fa un anno da quando, nel marzo del 2002, l'ambasciatore del Principato di Monaco in Italia Henri Fissore, accompagnato dal delegato al turismo Dario Dell'Antonia, si incontrò nel palazzo di Santa Lucia a Napoli col vicepresidente della giunta regionale campana Antonio Valente. Una delegazione napoletana era già stata a Montecarlo, graziosamente accolta. L'incontro di Napoli, per il gemellaggio, ebbe piuttosto toni di burocratica cortesia e di attenzione passeggera.
Valente si interessò alle dighe galleggianti per l'ampliamento dei porti turistici che Fissore, forte dell'esperienza monegasca, gli illustrò. Sorvolò sul progetto, troppo ardito in Campania, degli elicotteri in funzione di taxi nelle città ad alta intensità di traffico. L'impegno generale fu di intensificare i rapporti commerciali e culturali tra la Campania e il Principato. Ma non nacque il prestigioso e ufficiale gemellaggio. Montecarlo chiama Napoli, ma Napoli non risponde. Filippo D'Amato si imbroncia, ma è ottimista. Chiamerà a Napoli la sua amica Anna Ummarino, regina di navi. Qualcosa si deve fare.
Filippo D'Amato è un cavaliere della Tavola rotonda. Non è che abbia conosciuto re Artù e fatto amicizia con Lancillotto, ma è un membro apprezzato del Club 41 di Montecarlo. Il Club 41, che ha proseliti in tutto il mondo, è un centro permanente di amicizia e di comprensione tollerante per promuovere una fruttuosa stima tra gli uomini e una maggiore solidarietà. Allo scopo di evitare dissapori, esclude argomenti politici, religiosi e qualsiasi altro tema di scontro. Il Club 41 è nato proprio da una Tavola rotonda, la primigenia Tavola rotonda che Luis Marchesi di Norwich creò in Inghilterra nel 1927 aprendola agli uomini giovani, 40 anni la soglia dell'età degli iscritti. Per superare quel limite anagrafico, dalla Tavola rotonda di Norwich nacque nove anni dopo il Club 41, presente oggi in svariati Paesi. Ce n'è uno anche in Italia, molto opportunamente, visto che siamo diventati una nazione di antenati. Filippo D'Amato, a conferma del prestigio che gode a Montecarlo, è stato presidente del Club 41 monegasco tre anni fa (la presidenza dura un anno). Nel club era entrato nel 1996, padrino il notaio Aureglia.
Il Club 41 di Montecarlo è sorto nel 1970 e oggi racconta la sua bella storia a partire dai soci fondatori Emile Chevenez, oggi membro d'onore, Marc-Michel Perier, Bernard Prevost, attuale cerimoniere, Roger Serra. E' una compagnia di autentici cavalieri che si riuniscono per le cene statutarie una sera ogni tre settimane. L'ingegnere petrolchimico Robert Amoretti è il presidente in carica, coadiuvato dal vicepresidente Mathieu Jetten, dal segretario Jean-Paul Rinaldi, affermato cardiologo, dal tesoriere Marc Buffagni sotto lo sguardo benevolo del presidente anziano Francis Remediani.
Questi cavalieri del buon gusto, dell'impegno professionale e sociale, ammettono le loro mogli alle cene due volte, il primo mercoledì dell'anno e nella riunione conviviale conclusiva di giugno. Serge Fermanian non si limita agli incontri dell'associazione, ma organizza un torneo di tennis al Monte Carlo Country Club e gare di sci, di vela e di golf.
Filippo D'Amato parla del Club 41 con grande passione. Poi, il discorso torna sul gemellaggio Montecarlo-Napoli. Bisogna sollecitare l'attenzione e l'interesse partenopei. Questo gemellaggio s'ha da fare.