Indice
- Numero 40 - Agosto 2008
- L'Editoriale - Mediterraneo
- Dieci anni di billionaire
- La presa di Capri in due settimane
- Com'era bella Capri al tempo dei pittori
- La Grotta Azzurra al tempo di 'Ntulino e Costanzo
- Quando Amalfi diventa la capitale dei pigmei
- Il comandante invisibile
- I quattro moschettieri di Via Caracciolo
- Le isole semisommerse della costa Dalmata
- Il mare e la fantasia nel cuore di Milano
- Le freccie del Golfo di Napoli
- Peppino di Capri, uno champagne con 50 bollicine
- Un giorno sul sottomarino del Capitano Nemo
- Canale 21 nel mondo
- Nasce ad Anacapri il Premio Lauzi
- Il reporter dell'Isola
Nasce ad Anacapri il Premio Lauzi
- di Roberto Gianani
La prima edizione in piazza San Nicola il 27 Agosto.
Un comitato d'onore prestigioso, una giuria formata da musicisti famosi e un finale a sorpresa. Si prevede il pubblico delle grandi occasioni.
Quella domenica di fine luglio di cinque anni fa Piazza San Nicola era un teatro di applausi ed emozioni, una scena di occhi e di cuori, sentimenti e canzoni.
Bruno Lauzi in concerto, l'intreccio magico tra musica e parole, tra un'aria di incanti e il cielo stellato, tra la platea e un artista colto e raffinato, romantico e profondo. Sul palco un poeta, un cantautore. Piccolo di statura, grande nel cuore e nel coraggio, nella libertà e nella forza di far sventolare la bandiera di un'indipendenza senza confini. Canzoni e voli liberi, rime farfalle e commozione. Un musicista genovese, un marinaio contro corrente, navigazioni fatte di colpi di remo, luci di luna, fiori di stelle. Musica e parole di un piccolo uomo, di un artista gigante. La cultura vera, quella della vita dei porti e dei libri di Conrad, della saggezza e dell'ironia, dei gatti di banchina e delle chitarre nelle taverne a prendere in giro il destino, mai il mare. Il mare di onda su onda, il Mediterraneo di marinai perduti e di isole conchiglie. Canzoni di gabbiani e lenzuola di una notte sola. Poesie scritte e recitate, con dentro l'anima il gioco delle maree, gli incontri dell'amicizia e dell'amore, la malinconia dei tramonti, il pericolo delle derive.
Il gomitolo di una lunghissima cima scorticata dal sale, il racconto di molti approdi e mille navigazioni. Già soffriva del morbo di Parkinson, Brunetto come lo chiamavamo noi anacapresi rapiti dalla sua umanità, dalla sua poesia. Soffriva e cantava, prendeva in giro la malattia, la sfidava, la esorcizzava con la musica, con le parole, con la forza di un'ironia colta e leggera. Il coraggio dei giganti, le ferita nell'anima e gli occhi asciutti di lacrime. Le note e la voce, la dignità e i sentimenti di uno chansonnier gentiluomo che quella sera accompagnò Anacapri oltre le rive del mondo, dentro un vento di musica e parole. Il vento di un poeta gigante e marinaio, musicista immenso e cantautore con quella chitarra che partiva dal jazz, navigava tutte le onde della musica e ti arrivava dentro fino a scorticarti l'anima.
Onda su onda, Ritornerai, Un ufficio in riva al mare. Conchiglie e rotte di melodia e libertà. Rotte tranquille, tempeste, velebandiere, insenature, porti, approdi, vino al bicchiere, chiacchiere lente, incontri, pugni, amori, sogni, cime tagliate, delusioni, prue di petto dentro le bufere del destino.
Lauzi avena iniziato a navigare da Genova insieme a Luigi Tenco, Umberto Bindi. Piero Ciampi e Gino Paoli. Di quella scuola di gente di mare e canzoni era stato uno dei protagonisti. Forse quello più colto e raffinato. Un po' ruvido, un po' velenoso, malinconico e romantico, con la capacità di raccontare la vita vera come pochi e bagnarla di ironia. Piazza San Nicola era un teatro troppo piccolo quella sera, la gente in piedi fino in via Orlandi, gli applausi e un'onda di musica e poesia. Sul palco una testa di riccioli bianchi, il baffo birichino, il disegno di qualche ruga, l'espressione adulta e maliziosa, gli occhi spilli scugnizzi, teneri, curiosi, bambini. Bruno Lauzi si inchinò, ringraziò, recitò, cantò. Un canto contagioso e lucente che dominò la scena. In un mondo becero che ama i belli, lui piaceva perché era l'immensità, era i fondali, era la musica della libertà, era il vento della poesia, era la cima delle rime che portano al mare.
Il suo metro e sessanta diventò una montagna di roccia colorata come quella del Solaro, diventò ancora, si fece ormeggio per una platea di applausi ed emozioni. Il cantautore genovese recitò poesie, la voce ricamò canzoni di mare e malinconie, viaggi incantati e speranze mai spente. Parole e musica che da Piazza San Nicola attraversarono Anacapri e la avvolsero in un aria di magia. Un piccolo grande uomo, un artista vero, libero nei sentimenti, senza guinzagli, senza padroni. Un poeta autentico figlio del vento e della scogliera, dei carrugi di Genova e delle isole del mondo.
Quella serata rimase nel cuore di tutti ma in particolare creò un patto d'amore tra Bruno Lauzi e Anacapri. Molti di noi, quella notte, si confessarono alla luna e promisero che quel concerto sarebbe diventato per il paese un appuntamento fisso. Glielo dissero con emozione il sindaco Franco Cerrotta e l'assessore alla cultura Riccardo Federico. Lauzi rispose che il teatro di Piazza San Nicola sarebbe diventato il suo teatro. C'era il respiro del mare che arrivava da Punta Carena e il saluto della luna a benedire quella idea.
Ora che Bruno Lauzi canta e suona la chitarra dal porto del Paradiso, l'Amministrazione di Anacapri ha deciso di ricordarlo con il premio "Anacapri-Bruno Lauzi. Poesie e musica d'autore" aperto a giovani promesse e a poeti e cantautori noti. La prima edizione del premio si terrà in Piazza San Nicola il 27 agosto. Franco Cerrotta e Riccardo Federico raccontano insieme i sentimenti di una idea che, da pochi giorni, è diventata progetto: "è un premio che nasce con umiltà, con il desiderio di ricordare Bruno Lauzi, valorizzare giovani talenti e poeti e cantautori già alla ribalta. Piazza San Nicola è stato è sarà ancora di più il teatro della poesia e della musica d'autore. Questo premio appena nato crescerà con il tempo: l'anno venturo, l'altro ancora e così via".
Grazie Anacapri, grazie Lauzi.
Ritornerai.

