Indice
- Numero 17 - Giugno 2005
- L'Editoriale - Con gli occhi dentro il sole
- La televisione e l'ultima isola
- Una giornata ai Tropici poco fuori Berlino
- C'erano una volta a Capri
- La lettera di Maiuri all'imperatore Tiberio
- La sorpresa di Simenon di fronte all'Elba
- Le pietre di Stromboli
- La "barca spaziale" del professore delle lenze a Marina della Lobra
- Quando la ceramica diventa canzone
- Il matrimonio tra la Signora Ambra e il signor Corallo
- Ho visto la fine del mondo
- Ecco l'Italia che ho scoperto in Giappone
- L'isola di Pironti
- Celeste, che s'è portati via i colori di Capri
- Nella camera di Josephine Baker a Istanbul
- Il Leonardo segreto di Capodimonte
- L'Angelo di Messina
- La terra trama
- Il reporter dell'Isola
Nella camera di Josephine Baker a Istanbul
- di Claudia Forlani
Note di viaggio di una "turca napoletana".
La suggestione del Pera Palace, l'albergo meta dei viaggiatori dell'Orient Express.
Il soggiorno di Mata Hari e la "411" di Agata Christie. La misteriosa chiave della scrittrice di gialli.<br>
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Da Murat, all'Arasta Bazar, per un arazzo, qualche paschmina e due tovaglie. Problemi e delizie del bagno turco tra giapponesine e matrone locali.
Nenie, saponi, vapori.
La "strigliatura" con un guanto di crine e la lastra di marmo dei massaggi.
Tutto sfuma in una poesia...
Non ho più un gruppo fisso... Per fortuna non ho più un gruppo fisso... Che fatica sostenere e mantenere un gruppo fisso. Sostenere e mantenere un osservatorio immutevole... immutevole come io non sono seppure nella continuità di un instancabile cavallo di razza che preme, scalcia, e scappa, insegue, fugge e gode stranamente mansueto nel nuovo cambiamento...
Sono l'osservatorio unico di un gruppo infinito di persone
cercate e volute dal mio puledro nella loro veracità. Rispetto della verità mia e della loro senza sforzi vani di correre quando hai sete, di dormire quando hai fame, di scambiare quello che non mi appartiene, di illudersi di prendere senza acchiappare nulla, di non dare che vuoto pneumatico, di spazi disabitati.
La mia casa ora è aperta al gruppo non fisso. Ma per favore niente inviti a chi passa solo quando ne ha voglia. Niente chiavi per serrare l'ipocrisia. Niente obblighi per un dare con gioia. Tutto il resto abita già qui...
Se solo voi lo vedeste bussereste al grande portale in carne e ossa. Trovereste l'amorevole abbraccio di un orecchio amico,
l'ascolto silente di un cuore affamato, la callosa carnalità di parole veraci. La vista inaspettata di un pieno pneumatico...
In viaggio porto con me il gruppo non fisso. Con tutti loro arrivo a Istanbul e precisamente mi tuffo nell'isola di "hammam" o meglio nell'hamam (con una sola "m" come dicono i turchi) di Cemberlitas, nel cuore del Sultanahmet, proprio accanto alla Colonna di Costantino (appunto "Cemberlitas" in turco "Colonna cerchiata").
Ci arrivo dopo una puntatina all'Arasta Bazar, da Murat che come "screen saver" del suo computer ha una bella foto del Vesuvio incappucciato dalla neve... Fa boutade... Murat... una dopo l'altra, insinua, provoca e io abbozzo... Enigmi, sfingi, e oracoli si affollano nella mia mente.
Deve avermi preso la mano l'atmosfera da spionaggio che ho respirato a pieni polmoni all'albergo. Il Pera Palace è un albergo che non si addice alla mia fisicità sprovvista di frutti di rilievo né all'ospite affamato di loghi. Costruito nel 1891 per i passeggeri che venivano da Parigi a Istanbul con l'Orient Express, con il quale condivide ancora l'emblema, è stato una cornice di storici eventi politici sin dalla sua fondazione ospitando personaggi del calibro di Mustafa Kemal Atatürk, il presidente di Jugoslavia Tito, ma anche spie e artisti come Mata-Hari e Agatha Christie.
No logo e molto luogo. Connotazioni di un primo Novecento tutto storia e arte sono in ogni angolo, inalterate, conservate, protette, finanche nelle camere, sotto i tappeti del bagno e nelle prese di corrente, nell'antico lift e nelle nostalgiche e nobili targhette che fuori da molte camere avvertono l'ignaro ospite di quale grande politico, storico o artista vi dimorò.
Io sono nella stanza dove posò le valigie, si lavò con cura i denti, e portò il suo gruppo non fisso Josephine Baker. Più in là, la famigerata 411 dove Agatha Christie tra il 1927 ed il 1932 scrisse l'"Assassinio sull'Orient Express". E che nella mattina del 7 marzo 1979 calamitò l'attenzione della stampa mondiale per un curioso caso di "gossip medianico" allorquando un famoso medium di Hollywood, Tamara Randa, seguendo le indicazioni dello spirito guida dell'autrice di gialli, portò al ritrovamento di una chiave di metallo - forse del quaderno dei segreti della Christie - di ben otto centimetri, infilata chissà quando e perché nel muro della 411...
Ma perché Murat ha una foto della mia città sul pc? E soprattutto dev'essere recente se il Vesuvio è incappucciato. Si è informato sul mio arrivo? Mi attendeva a quali fini? Finiscila di navigare nella rete. Chi non ha un amico a Napoli, ha poco peso specifico... Specifico a me stessa.
Andiamo avanti... mi offre due bicchierini di te mentre spalma sui tappeti un arazzo, sull'arazzo un copritavola, sulla tavola il copri cuscino e io sparisco nei fumi della polvere. Scovo una gemma, un arazzo di una bellezza indescrivibile, lo pieghiamo in quattro, alleghiamo all'acquisto pregiato qualche ordinaria paschmina e due tovaglie e Murat entra a far parte del mio gruppo non fisso.
Senza bussare entra nei miei pensieri e si offre di accompagnarci al bagno turco. C'è traffico e nella sua macchina si agita una gemente musica turca. L'amico non è fisso e non è fesso... si capisce ovunque sulla sua faccia solida dagli occhi liquidi.
Il bagno turco, situato all'angolo della Divanyolu Caddesi, l'hammam di Cemberlitas era, in origine, un'opera voluta da Nur Banu, la moglie di Selim II. Non sono pronta al bagno turco, mi sento imbarazzata nel mio corpo sudato. Ma tra un po' tutto evaporerà nei fumi più antichi della città.
Mi chiedono con gentilezza estrema se desidero un servizio completo... ovviamente si. (Il colmo del lusso che include vigorosa strigliatura con guanto di crine, shampoo e massaggio energico su una lastra in marmo posta al centro del "forno" e chiamata "göbek tasi").
Da una porta scricchiolante accedo allo spogliatoio (in turco "camekan" o vestiblo che accoglie i clienti prima e dopo il bagno di vapore e permette di gustare la solita tazza di te) tra giapponesine all'opera con il loro piegaciglia, e turche nere e materne come matrone napoletane avvolte in lenzuolini bianchi e rossi ("pestemal") come le facce delle americane grasse e gonfiate dai vapori.
Direzione "sogkluk", transizione tra il vestibolo ed il forno vero e proprio ("hararet"). Un'altra porta di legno vecchio o antico qui non fa differenza... Tutto è intriso del più arcaico elemento dell'acqua che si fa soffio, respiro e benessere. Al di là scopro, in un antibagno di marmo consunto, l'ufficio delle donne che gestiscono l'hammam. Al mio passaggio sono cinque, col pentolino sul fuoco che riscalda un aromatico te, piuttosto nude come colonne istoriate a metà... ogni donna è mamma e loro lo sono anche di questo posto di cui custodiscono le chiavi, il tempo e i segreti.
Indossando zoccoletti in affitto affronto l'arena di marmo... tre gaudenti gladiatrici sono già lì... due giunchi bellissimi si accarezzano scambiandosi chiacchiere di donne, l'altra enorme e senza pudori fa una giravolta e si schiaccia a pancia in giù componendo le braccia in un cuscino mentre i capelli si arruffano sulla fronte.
Io sono felice del mio nuovo gruppo non fisso e mi abbandono alle mani sapienti della matrona che mi ha seguito e ora si prenderà cura di me tra un peeling, una nenia, saponi, effluvi mescolandosi ai miei ricordi come attrice non protagonista di una giornata meravigliosa.
Il resto è poesia...
... "le ceneri si illuminano della solitudine dei miei fasti / mi distendo tra onde anomale spostando serenamente la mia casa / in alto solo stelle di cielo in un traforo di mura antiche / i ruderi trasudano l'odore di un uomo qualunque / trattato da dio. / Come qualunque pezzo di dio / vestito da uomo qualunque / nella nudità del marmo e dei vapori / ritrovo l'uguaglianza della libertà / e con essa l'unicità della mia sorgente. / Divisi all'ingresso / tra donne e non / ti ritroverò solo all'uscita / quando avrò finito di godere o subire. / Per prima convoco la paura / lenzuolo bianco e rosso / stretto intorno ai fianchi / e poi spinto più su, fino a coprire / con il timore la bellezza. / Indosso capelli, pelle / e paura / più in giù zavorre che saranno radici / nel momento in cui ne accoglierò il peso. / Entro guidata dalle matrone / di un rione tondo. / Sporco e indimenticabile / il mio desiderio di fuggire dal loro canto / stonato e amorevole / che sa di petali di tabacco. / Mastico la vergogna. / Tra i denti larghi lei si prende cura di me / nutrice di un desiderio / che sparirà nell'ascoltarlo / e nel sentirne il piacere. / Il lenzuolo cade / il corpo sorride come quello che mi circonda / grasso e bellissimo / non teme alcun giudizio /mentre la sua calma fa breccia oltre la mia carne. / In un fiume senza colore, / senza peso, / e senza forma, / guardo con occhi curiosi / cose senza colore, / senza peso, / e senza forma. / Sento tutto il piacere / del mio amore".

