Nella Grotta dell'Arsenale un pittore viennese parlava con le sirene

- di Annarita Di Pace

Il suo aspetto ricordava un vero uomo delle caverne, barba lunga e capelli arruffati come un satiro. E una grotta fu la sua abitazione, la Grotta dell'Arsenale, non lontano da Marina Piccola. Rinunciò ai vestiti e si coprì di stracci e di alghe. Dormiva su un letto fatto di ciottoli e con un guanciale di pietra. Usciva allo scoperto di notte, come i pipistrelli. Hans Paule, pittore austriaco, è stato l'ultimo eremita di Capri, uno degli stranieri più singolari vissuti sull'isola.
Era giunto da Positano negli anni Venti, dopo avere abbandonato Vienna a 19 anni per venire in Italia al seguito del pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach, molto noto per le sue idee di rinnovamento e ribellione. A Capri, Hans Paule fu ospite di un commerciante svizzero di stoffe per il quale dipinse un cartellone pubblicitario con le immagini del monte Solaro e monte San Michele. Fu una fortuna passeggera. Hans si ridusse presto in miseria. Non volendo lasciare Capri, si rifugiò a vivere nella Grotta dell'Arsenale, dimenticato da tutti. Si nutriva di erbe e di quant'altro la natura gli offriva.
Da quella solitudine emerse dopo due anni. Nella grotta aveva lavorato duramente ai suoi disegni. Li aveva realizzati con i carboncini ricavati dalla legna bruciata. Con le sue opere si presentò allo "Zum Kater Hiddigeigei", il caffè della famiglia Morgano. Si trattava di un ritrovo cosmopolita dove gli ospiti cercavano di ricreare l'atmosfera del loro paese d'origine. Capri viveva un momento di grande splendore culturale e ai tavoli del caffè sedevano letterati, scienziati, artisti e poeti tra i quali gli esuli russi Wladimir Iljitsch Uljanov conosciuto come Lenin, Maxim Gorkij, Bogdanov.
Gli ospiti del caffè rimasero colpiti dalle opere di Hans Paule e le comprarono tutte. La vita del cavernicolo cambiò. Trasformò il suo aspetto. Tagliò la lunga barba e indossò i vestiti coi quali era giunto a Capri. Trascorreva il tempo tra il Caffè Morgano e la Trattoria Settanni dove, tra un bicchiere di vino e l'altro, discorreva coi suoi amici Valentino White, Raffaele Castello, Carlo Perindani, Mario Cottrau.
Fu ospitato a villa Ferraro, a Matermania, dove rincasava a tarda notte barcollante e con una sigaretta tra le dita. A villa Ferraro visse fino alla morte avvenuta nel 1951. Nella sua stanza rimasero accantonati gli effetti personali e parte della produzione di disegni e xilografie: autoritratti, figure femminili, paesaggi, scene familiari, scorci di Capri.
Paule rimase estraneo a qualsiasi moda con una concezione della vita legata alla natura e alla libertà, disinteressato ai programmi rivoluzionari e ai discorsi politici che udiva. Sotto questo aspetto fu lui il vero rivoluzionario. Amava raccontare le sue avventure con le sirene incontrate nei pressi della grotta. Gli porgevano ogni notte una coperta di alghe che poi portavano via per fargli dispetto. Parlava come se le avesse viste sul serio, ne descriveva i lineamenti, i colori del capelli. Nelle sue opere, che risalgono agli anni tra il 1920 e il 1930, i pochi segni di carboncino nero e il chiaroscuro intenso marcano profondamente le figure. Il distacco dal decorativismo statico della produzione pittorica degli artisti vissuti sull'isola nei decenni precedenti fu netto e originale.