Indice
- Numero 23 - Maggio 2006
- L'Editoriale - Parata di stelle
- È sorta a Valencia la luna nera
- Verdiana mon amour
- La latteria di Vuotto e l'asino Michelangelo
- Navigando, navigando
- La roccia dei pirati davanti Porto Venere
- Il tempo delle castardelle a Montecristo corteggiate dai delfini
- Le isole minori alla riscossa
- Granatello, il futuro dietro le spalle
- L'isola dei passeri
- Il paese sul mare fondato da un muratore
- Il mare di Silvia
- Nostalgia di Paxos
- L'avamposto sull'Oceano
- Quei bastimenti carichi di calciatori
- Un barbiere di qualità
- Il reporter dell'isola
Nostalgia di Paxos
- di Angelo Caroli
Un itinerario indimenticabile. Un acquisto di ulivi. Il caicco di Bruno Garzena. Il castello di Agios Nikolaos e un mulino a vento. Il porto di Lakka. Un mare con le varie tonalità del blu di Prussia. Le piccole strade punteggiate dai caffè. Gli spiedini e le frittelle delle osterie tipiche. Ricordi veneziani.
È passato molto tempo e conservo di Paxos ricordi dolci, riposanti. E nitidi. Vado indietro nel tempo grazie alla miracolosa (non sempre) macchina della memoria.
Un giorno l'amico Gian dell'Erba, all'epoca "go" del Club Mediterranée e oggi direttore della rivista "La manovella", mi parla di Paxos. L'isola, mi spiega, appartiene all'Eptaneso che comprende 12 isole di cui soltanto 6 sono grandi: Corfù, Lefkas, Itaca, Cefalonia, Zante e Paxi, appunto. Al gruppo di perle si aggiunge Kytira che però galleggia nel mar Ionio ma lontana dalle altre. Ed ecco spiegata la denominazione Eptaneso (epta = sette).
Qualche mese dopo l'arcipelago mi viene celebrato da Bruno Garzena, compagno di avventure juventine alla fine degli Anni '50 e inizio '60. Durante un viaggio in Grecia si è innamorato di Paxos, al punto da dare alla secondogenita il nome di Gaia (Gaios è uno splendido sito sud-orientale dell'isola che esibisce, di fronte, gli isolotti Panagia e Agios Nikolaos).
Bruno acquisterà lungo la costa nord orientale un certo numero di ulivi. Questo è il metodo ellenico di misurare l'area di una terra. Bruno è proprietario di un caicco dal nome solenne, "Allahmahana II", e al timone vigila un simpatico stanziale, Nionios che è il diminutivo di Dioniso.
Decido di scoprire l'isola. Mi imbarco a Brindisi e approdo prima alla splendida Corfù e dopo a Paxos. Il tempo di riposarmi e sono convocato da Garzena, il quale mi invita a fare una circumnavigazione. Tutti su "Allamhaana II". Il mare è appena increspato e sfoggia varie tonalità del blu di Prussia. Dal porto di Lakka accarezziamo la costa verso Sud, doppiando Longos, Gaios e una serie di spiagge frequentate. Ed è, questo, il versante più dolce di Paxos. Ulivi, cipressi ed eucalipti rendono tenera una terra peraltro brulla. L'isola, intanto, si appiattisce a mano a mano che ci avviciniamo alla punta meridionale.
Dopo una sosta a Gaios, il nostro nocchiero riprende a navigare. Il motore romba sollevando ali bianche di schiuma. E dove l'isolotto Moggonissi disegna un istmo sfiorando Paxos ammiriamo, poco distante e a sud, Antipaxos. La sosta ci induce a godere di un sole perennemente edulcorato dal vento e a degustare una colazione preparata da Cristina, moglie di Garzena. Mi sembra di stare seduto in una delle deliziose osterie (psistarie) dove è possibile mangiare insalata di feta (formaggio di capra), pomodori e peperoni verdi, il mussakas melitzanes, pasticcio al forno con besciamella, ragù di carne e cipolle, tutto fra strati di melanzane. Cristina ci serve anche la taramosalata, crema rosa di uova di pesce con leggero profumo di aglio e cipolla, mollica bagnata e montata con olio e limone. Non manca il tradizionale vino bianco resinato e quello più aspro chiamato Krasì.
Doppiamo Tripitos e Kamara e il panorama si fa quasi arcigno, il vento di solito galoppa dal mare e taglia in modo mai uniforme la costa, che si frangia in falesie, antri, calanchi, cale e golfi. Il paesaggio è suggestivo. Il vento ora aiuta i motori e "Allamhaana" viaggia spedita. Raggiungiamo in fretta punta Thomas e il caicco attracca al porto di Lakka. L'acqua scintilla ferma.
Questo è il tragitto marinaro. Se il turista vuole godersi l'interno può utilizzare l'auto e percorrere la fettuccia che collega Apergatika, Magazia e Vellianitika. Da qui chi desidera raggiungere Gaios ha tre soluzioni: deviare verso est a Bogdanatika, scendere a Vellianitati sfiorare Zenebissatika oppure, più a sud, transitare attraverso Ozias.
Da Lakka c'è un secondo percorso, quasi parallelo fino a una decina di chilometri dopo Argyratika, lì la strada punta verso est per connettersi a Longos. A questo punto ci si può ricollegare con l'altro itinerario calandosi fino a Fontana e successivamente a Magazia.
A sera, mentre il sole sta per essere inghiottito dall'orizzonte, si va in una psistaria. Questa volta si apre con ouzo e metses, stuzzichini particolarmente appetitosi. Il cuoco ci serve i souvlakia, spiedini di carne di maiale marinati in olio e limone. Poi le pittes, frittelle ripiene di carne di maiale grigliate e arricchite da patatine fritte, cipolle e pomodoro con salsa calda. Questa volta innaffiamo la cena con colate di kokino, un rosso gradevole e non troppo amabile.
La storia dell'isola è legata al dominio veneziano durato circa 400 anni. All'epoca venne eretto il celebre castello di Agios Nikolaos, prospiciente il porto di Gaios che di Paxos è il capoluogo. Agios Nicolaos sembra un gioiello naturalmente incastonato in Paxos e successivamente staccato da essa. In quel lembo di terra galleggiante c'è persino un mulino a vento.
Le costruzioni di Gaios seguono i dettami dell'architettura dell'Eptaneso. Le strade sono piccole, tutte farcite di piccoli caffenion. Ai veneziani si deve anche la proliferazione degli ulivi. Infatti i conquistatori promettevano una moneta d'argento a chi piantava un ulivo.
Una delle immagini più affascinanti che conservo è la chiesa Agios Apostoloi, dedicata ai dodici apostoli. Ci si arriva passando da Magazia. Ed è lì che la chiesa svetta sul mare, come una sentinella immortale.

