Indice
- Numero 49 - Marzo 2010
- L'Editoriale - Il profumo della lontananza
- L'isola di Colombo
- Capri ai tempi di Gemma
- Il porto di Ponza, un teatro sul mare
- Quando all'Elba c'erano le miniere
- Le avventure napoletane di Giacomo Casanova
- Orient Express il mito che correva sulle rotaie
- La barca degli amanti
- C'è uno scrittore in mezzo al mare
- La sagra del mare a Procida
- Le eredi di Lady Godiva corrono senza cavallo
- Quel che resta di Edith Piaf
- L'avventurosa vita di Jack London
- La pregiata bottega dei fratelli Moscarelli
- I pittori di Capri
- Il viaggio di sogno di uno scrittore eoliano
- L'istante supremo di Marcel Tournièr a Santa Cruz
- Il reporter dell'Isola
Orient Express il mito che correva sulle rotaie
- di Maria Rispoli
L'idea del belga George Nagelmackers, fondatore della Compagna dei wagon-lits, di far viaggiare lungo l'Europa su un treno fantastico uomini facoltosi e donne di fascino. Il 4 ottobre 1883 l'inaugurazione del lussuoso convoglio.
L'itinerario da Parigi a Costantinopoli. La fastosa locomotiva a vapore con le frecce d'oro sui fianchi. A bordo, un'atmosfera fiabesca. Tra i passeggeri Mata Hari, la ballerina americana Isadora Duncan, la danzatrice Clèo de Merode di cui s'invaghì Leopoldo del Belgio, Ferdinando e Boris di Bulgaria macchinisti eccezionali. I racconti di Agata Christie.
Sotto i pesanti cappotti di velluto la mussolina è zefiro che, leggero, accarezza le curve delle donne. La seta scivola fino a coprire il ginocchio ed accendere il desiderio. Il dondolio delle frange malizioso ne accompagna i passi felini. Paillette come stelle ad illuminare le candide scollature. Profumo di charme e di peccato. Sulla banchina della stazione le loro sigarette, dai lunghi filtri, disegnano nuvole di seduzione ammaliando fascinosi gentiluomini. Il marocchino di bauli, cappelliere e valigie a sommergere giovani facchini in livrea. Il fischio del treno è prua che punta verso il mare della favola. Parigi pian piano si allontana. Il rumore delle rotaie diventa presto musica. È un ragtime. È sciabordio del blu che lambisce coste fatte di bellezza e di felicità. È cuore che batte. Il lusso e l'avventura attraversano i binari. Hanno un nome. È quello dell'Orient Express.
Il viaggio ha il contorno del sogno. È culla di emozioni ed anfratto di passioni. Il paesaggio corre veloce lungo i vetri del finestrino. È macchia che si perde nella mente assumendo i contorni della fantasia. E' libertà. Quel piccolo mondo che viaggia sulla strada ferrata, tutto meraviglie, confort e sfrenata ricchezza, era nato dall'acume del belga George Nagelmackers, fondatore della Compagnia internazionale dei Wagon-Lits. Quando intorno alla seconda metà dell'800 la compagnia di trasporto "George Mortimer Pullman" realizzò in Bretagna i primi convogli dotati di cuccette, ristorante e cabine con energia elettrica, Nagelmackers decise di acquistarli per dare vita a treni sui quali far viaggiare lungo l'Europa uomini e donne facoltosi.
Il 4 ottobre 1883 venne inaugurato il "Train Express d'Orient". Il percorso si snodava da Parigi alla Romania, via Monaco di Baviera e Vienna. Giunti a Giurgiu i passeggeri attraversavano il Danubio in nave per arrivare a Ruse, in Bulgaria. Di lì un altro treno per Varna, sul Mar Nero, ed infine su di un traghetto dei Lloyd austriaci fino a Costantinopoli. Nel 1889 la linea ferroviaria diretta per Istanbul fu completata ed il viaggio divenne interamente via terra. Nel 1906, con l'apertura del traforo del Sempione, adottò il percorso definitivo attraversando Francia, Svizzera, Italia, Jugoslavia, Bulgaria e Turchia. Nei primi anni di vita quel treno destinato ad ispirare il genio di tanti scrittori, registi ed artisti, offriva davvero un viaggio all'insegna dell'avventura e del brivido. Non a caso, l'invito che veniva rivolto ai passeggeri era "viaggiare armati perché non si sa mai". Ed infatti, nel 1891, il treno fu interamente saccheggiato a seguito di un'imboscata. Verso la fine del XIX secolo l'Orient Express non aveva ancora raggiunto la fama che successivamente lo avrebbe affidato alla storia come simbolo del viaggio.
Esisteva un altro convoglio a coccolare diplomatici, alti ufficiali e quanti avevano rapporti con le colonie. Si trattava del treno internazionale "India Mail", meglio noto come "Valigia delle Indie", destinato a trasportare anche posta diplomatica, valuta e merci preziose. Partiva ogni venerdì sera da Londra per giungere la domenica successiva a Brindisi, dove i passeggeri potevano salpare con il piroscafo inglese diretto a Porto Said-Aden e giungere, attraverso il canale di Suez, a Bombay. Quel treno era un pezzo d'oltremanica su rotaie, un prestigioso club dal gusto tipicamente maschile ed old British dove le donne si vedevano di rado. Tutto sapeva d'Inghilterra. Tappeti e poltroncine. Tende e lampioncini a petrolio ad illuminare il chiarore di un whisky sorseggiato tra chiacchiere e pensieri profumati di tabacco.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale la Valigia delle Indie scomparve. Al termine del conflitto l'Orient Express ne raccolse l'eredità. Se nei suoi primi anni era stato utilizzato solo da avventurieri e da gentiluomini alla ricerca di esperienze di viaggio meno abituali e più romanzesche, intorno agli anni '20 divenne il treno di lusso per eccellenza, il mito. Il servizio venne esteso anche all'Inghilterra. Il viaggio iniziava con la Golden Arrow, una potente locomotiva a vapore dalle frecce color oro sui fianchi che partiva da Londra per arrivare a Dover. Di lì si giungeva a Calais e, poi, a Parigi per salire sul Simplon Orient Express.
Negli anni '30, infatti, la compagnia, all'apice del successo, offriva tre collegamenti paralleli: l'Orient Express, il Simplon Orient Express e l'Arlberg-Orient Express, che passava da Zurigo ed Innsbruck per Budapest. Cinque carrozze letto ed una ristorante. Due toilette, sapone profumato ed asciugamani di lino. In ogni scompartimento soffici ed eleganti divani a raccogliere l'intimità dei passeggeri durante il giorno per, poi, alla sera trasformarsi in comode cuccette. Quel treno era fascino, lusso, potere. La vela spinta dal vento verso l'Oriente. Un'isola bagnata dal mare dell'avventura, del mistero, della opulenza. Legni intarsiati e finestrini preziosamente rifiniti. Tovaglie damascate e bicchieri di cristallo. Champagne e cherry sorseggiati sotto la luce soffusa delle abat-jour a forma di tulipano. Cucina raffinata e servizio impeccabile. L'Orient Express era gioco di sguardi intorno ad un pianoforte tra le note dolci di Gershwin. Uomini potenti e facoltosi. Sigari e cognac. Donne avvolte da gocce di Chanel.
Pelle come latte e labbra di ciliegia. Eleganti baciamano e civettuoli sorrisi. Scatenati charleston e romantici balli per rubare un'emozione. Al di fuori di quelle splendide carrozze il profilo del mondo passava come un lampo divenendo cornice quasi sbiadita della vita che prepotente pulsava all'interno di quel magnifico treno. Storie d'amore ed intrighi. Accordi e tradimenti.
Passioni ed odi, segreti e sguardi complici.
Diretta al Pera Palace ed all'Orient Bar di Istanbul la spregiudicata e scaltra Mata Hari, nei primi del '900, percorreva l'Europa viaggiando all'interno di quello scrigno di dorata grandeur. Le sue mani, i suoi gesti, le sue movenze erano dolci come il miele e pericolosi come il fuoco. La spia dai capelli d'ebano ammaliava ufficiali e diplomatici carpendone informazioni top secret tra l'euforia delle bollicine e la luce maliarda dei suoi occhi color notte, quella stessa luce che non volle spegnersi neppure dinanzi al plotone d'esecuzione. L'Orient Express era la tavolozza sulla quale il destino si divertiva a dipingere i colori delle emozioni. Il rosso del desiderio ed il nero dell'inchiostro di Agatha Christie a riempire pagine di suspence. Il bianco delle gardenie dagli occhielli dei nobiluomini e l'azzurro del mare tra le ciglia delle donne. Il rosa della fiaba e l'arcobaleno dei petali tra l'atmosfera sognante di un tête à tête.
L'isola che guardava a Costantinopoli non era approdo, ma navigazione lungo acque increspate dal vento del piacere, della raffinata riservatezza, del gusto per la vita e del potere della ricchezza. Un mare percorso da artisti, scrittori, regnanti, giornalisti ed attrici. I raggi di sole e la luce virginea della luna ne accarezzavano il viaggio filtrando discreti dai vetri decorati per posarsi leggeri sulle storie di quanti ne vivevano l'incanto. Dai finestrini aperti il vento sfiorava i capelli di Isadora Duncan. La ballerina statunitense, impetuosa come una cascata e leggiadra come una libellula, riempiva le carrozze con la sua danza. Impalpabili pepli di velo e piedi nudi. Il fascino dell'antica Grecia e la modernità del Novecento.
Ferdinando e Boris di Bulgaria, testardi come bambini ed imperiosi come sovrani, si divertivano a "giocare" con "il re dei treni" pretendendo, sul loro territorio, di sostituirsi ai macchinisti. La carrozza n. 2419 si tuffava nella storia offrendosi come testimone alla firma dell'armistizio che poneva fine al primo conflitto mondiale l'11 novembre 1918. Quell'isola non conosceva tempeste ma libecciate di vita. Il tremolio delle rotaie sui binari era ritmo che avvolgeva, incalzava, scuoteva.
Era l'avvicinarsi delle mani, una carezza per i pensieri che volavano come gabbiani ed il desiderio di afferrare un'emozione.
Le carrozze erano dolci risvegli dopo notti appassionate. Erano i riccioli scuri di Clèo de Mèrode lunghi e morbidi tra le dita di Leopoldo II del Belgio. Innocente come una vergine e languida come una cortigiana, la giovane danzatrice dell'Opèra, dal vitino di vespa e dalle gambe affusolate, si lasciava corteggiare ed amare dall'anziano re cullata dalla magia del mitico treno.
Costantinopoli era ormai vicina, ma per l'Orient Express i binari della libertà e del sogno non conoscevano
stazioni. Come mare spaziavano senza argini e confini lungo i contorni del cuore di chi li percorreva.

