Indice
- Numero 11 - Luglio 2004
- L'Editoriale - Un cielo di fiori
- Il richiamo della riviera romagnola
- Le cipolle di Neruda che fecero piangere Alicata
- Un inviato speciale sugli scogli di Gradola
- Il primo omaggio alla Grotta Azzurra, poi spuntò Luna caprese
- L'omaggio di Totò, ma quello di Tito Manlio valse un terreno in riva al mare
- Il pescatore di Stromboli comparsa di Rossellini e amico di Raffaella Carrà
- Il calciatore Furino scopre il baseball a Ustica
- All'isola di Linosa Napoleone non s'arrende mai
- Quando il mare bagnava Portici
- Perché non ho rubato le formule di Carthusia
- L'antologia delle isole
- Sulle tracce di un cavaliere antico alla scoperta del borgo dell'amicizia
- La ragazza di Marechiaro
- Dalla Sardegna ad Anacapri in cerca della piscina perfetta
- Il viaggio di Eva
- Le isole agli isolani
- Il passerotto del Giglio
- Il reporter dell'Isola
Perché non ho rubato le formule di Carthusia
- di Eva Lupin
La confessione della nipote del ladro gentiluomo che prima sottrae il libro segreto dei profumi capresi, poi lo restituisce e fugge con un marinaio che somiglia a Yves Montand. L'ammirazione per le essenze di Patrizia e Silvio Rocco che conquistano il mondo
e "profumano" i personaggi del jet-set internazionale
Il cielo sulla Costa Azzurra è limpido, appena sfiorato dal giro di danza di una nuvola ballerina, una danseuse che mi ricorda Mistinguette, la "monella" con le gambe endiablés che a Nizza fece innamorare perdutamente Maurice Chevalier, lo chansonnier con la paglietta che cantava "Prière". Lascio la mia Bugatti verde bottiglia vicino alla cattedrale di Sainte Marie. Prendo un taxi e mi dirigo verso l'aeroporto di Nice-Cote d'Azur. Vado a Capri per una missione importante, molto importante. Devo realizzare un vecchio sogno e sparire dall'Isola.
In un pomeriggio color del glicine, la Promenade des Anglais sembra uscire dalle pagine di uno dei romanzi di Francis Scott Fitzgerald dedicati alla Costa Azzurra. Il passeggio è elegante, charmant. Gambe di belle donne, sorrisi di bistrot, zucchero di croissant, il doppiopetto blu con i bottoni dorati di un anziano playboy. Sulle colline di Grasse il sole accende praterie azzurre di lavanda qui e là interrotte da una piccola teoria di costruzioni che non fanno male alla natura.
La piccola casa dove Paul Cezanne visse gli ultimi anni della sua solitaria vecchiaia fatta di mele, bottiglie e caffettiere. Quando Madame Cortez, l'unica vera signora Cezanne, lo aiutava a spogliarsi della redingote e per lui la spiaggia di Aix-en-Provence non aveva più bagnanti ma solo soffi di nostalgia. Appena più in là, la villa che fu di Henry Desgrange, l'inventore del Tour de France. Poco distanti le fabbriche di profumi di Chanel e Lanvin.
Non molto lontano, una luce dorata vezzeggia l'antico casolare di famiglia, il rifugio segreto del bisnonno Arsenio. Maurice Leblanc lo definì "un'anima intrepida in un corpo inattaccabile". Un uomo leggendario nato in Normandia, terra di erica e papaveri, di linee blu all'orizzonte, di scogliere tormentate e rombi di mare. Mia sorella Valerie destinerà quella casa di tegole e mattoni ad una fabbrica di profumi. Io le regalerò le formule per farla diventare la "Maison d'eau de parfum" più esclusiva del mondo.
Vado a Capri per questo, in missione speciale. Come sempre divisa tra il bene e il male, tra il fruscio dei sogni e una vita pericolosa. Capri, i racconti di nonna Nanette che sull'isola ha trascorso molte vacanze felici. La pittura, le letture, miliardari, vedove chiacchierate, uomini ca-pricciosi e donne fatali. Notti di luna e chitarre, passioni forti in compagnia di volti famosi e dive incancellabili. Capri era una nuvola di celluloide dentro un profumo di nome Carthusia.
La vita caparbia di Jackie Kennedy. Sofisticata, ambiziosa, irraggiungibile, flirtava con l'obiettivo di Ninuccio "il fotografo" e le canzoni di Scarola. Il sorriso senza ombre di Audrey Hepburn in compagnia di Mel Ferrer, le passeggiate di Ingrid Bergman, mano nella mano, con Roberto Rossellini. L'Aga Khan e Rita Hayworth, la protagonista di "Gilda" e de "La signora di Shanghai". Una donna esplosiva, un'onda di capelli rossi come un'alba sulla Torre Saracena. Le sciarpe di seta colorate che Charlie Chaplin comprava dalla "Parisienne". Luci della ribalta, profumo di stelle, profumo di Carthusia, l'eau de parfum delle star e delle mie tentazioni.
Esco dai racconti di nonna Nanette, cocci di nostalgia e sorrisi di tenerezza. Il pomeriggio profuma di fiori. Fra meno di un'ora l'aereo decollerà per Napoli e poi un aliscafo con destinazione Capri. Il mio non è un week-end, è un affaire vital. Sono concentrata, mi distrae solo l'abbronzatura naturale di Naomi Campbell reduce dalla sua festa di compleanno a Saint Tropez.
La gazzella di cioccolato ha movenze sinuose. La scena è tutta sua, una pioggia di sguardi. Pelle di seta, profumo di limoni: "Mediterraneo" di Carthusia. E' contagiosa, c'è la seduzione e due occhi che strappano i lacci dell'amore.
Occhi ardenti come quelli dell'uomo che mi sta di fronte. Faccia da Yves Montand, rughe di sole e uno sguardo che ti mette in prigione. I riflessi del suo viso tagliano l'aria come una prua. Nelle mie vene venti nodi di libeccio. Si gonfiano le vele dell'attrazione, i sentimenti prendono il largo. L'uomo mi piace, mi piace la sua pelle.
Il volo ha trenta minuti di ritardo. Il tempo di un caffè e di una Gauloises. "Lei è francese?". Mi giro, mi smarrisco, sbando. A trenta centimetri da me ho la faccia di Yves Montand. "Oui, sono francese. E vous?". "Sono caprese, sono un pittore, sono un marinaio, mi chiamo Luciano". Gli occhi hanno guizzi saraceni, sono chiodi dentro il cuore. Le note della voce hanno qualcosa di notturno, una voce senza sciroppi, una voce di peccato. Ma si sa, non è la castità la dote di un marinaio. Luciano profuma di quercia marina, la fragranza da uomo di Carthusia. Un coup de foudre, la botta improvvisa di un remo.
La voce grigia dell'altoparlante annuncia il mio volo. Capitiamo in posti lontani. Provo a darmi un tono indiffèrent dietro le pagine del "Figaro", ma gli occhi cercano lo sguardo di quell'uomo che ha acceso le mie emozioni come la fiamma di una torcia il buio di un giardino.
Atterraggio morbido nei bagliori rossi di un pomeriggio napoletano. Ci salutiamo al posto di dogana: un gesto, un cenno, un sorriso. "Au revoir madame, ci vediamo a Capri". "Adieu Luciano", ma la verità è un'altra: il suo sguardo ha scavato un approdo pericoloso. So che lo rivedrò.
L'aeroporto di Capodichino è un'onda di gente colorata. Dentro il nuovo negozio di Carthusia riconosco il viso scavato del commissario Isabella Ferrari, "Distretto di Polizia".
Allungo il passo, da lontano arriva un'antica paura per qualunque divisa, anche quella di uno sceneggiato televisivo. Mi sento a disagio. Il profumo di un poliziotto mi crea qualche imbarazzo anche se non è quello del commissario Zenigata, la bestia nera del mio bisnonno Arsenio.
Arrivo a Marina Grande all'imbrunire. Spruzzi di sole nelle stradine, gabbiani in fuga sui tetti, lo sciabordìo di un remo. Galleggia il legno di una vecchia barca di nome "Uragano", galleggia il mio cuore. Devo andare ad Anacapri, prima fase della mia missione speciale. Al "Bar Columbus" un gruppo di americani saluta l'ultimo sole. L'attesa del tramonto è un mio vizio antico, ma non ho tempo per le malinconie.
Mi allungo nella stradina di Axel Munthe. Entro nello showroom di Carthusia. Il negozio è un via-vai. Profumi e profumi e belle donne. La chioma bionda di Patrizia Signorini, gli occhi da gatta di Tatiana Tabacchi, la regina della Sàfilo. Il cuore di bouganville di Franca Coin.
Discreta, cauta, riservata la digitale scatta e cattura: flaconcini, etichette, colori. La prima fase della missione è compiuta. Ho le foto, la gamma, l'immagine, il logo. Ho prenotato al "Quisisana", ho una camera di riguardo con un terrazzo che disegna l'orizzonte tra me e la vita. La saponetta "Aria di Capri" mi scivola sul corpo e crea tentazioni. Vorrei sentirmi addosso le mani di Luciano, la mia vasca è un gioco di schiuma, il mio uomo il pugno del destino.
"Madame, una telefonata per lei". "Sono Luciano". La voce è un ordine, un uncino, un contagio, un richiamo. "Non so. Forse. Va bene, va bene. Sì, sì, domani sera ma tardi, molto tardi. "All'Approdo". "Va bene". Il cuore accelera, picchia, martella, tempesta. Una Gauloises, il profumo di una tentazione, il sonno, sogni d'amore, domani.
Capri si sveglia in un saluto di ginestre e gelsomini, soffi di pareo e sentieri di sole. Non sono concentrata come vorrei: Luciano, l'appuntamento, l'emozione per quella voce, la mia missione speciale. Non posso distrarmi, devo reagire. Non posso sbagliare.
Indosso una gonna Chanel e un top bianco che fa veleggiare i seni. Affronto la Piazzetta. "Bonjour madame". Al "Bar Tiberio" il caffè di Renato Aiello è di quelli speciali. Mi rileggo l'intervista rilasciata a un mensile di moda da Patrizia e Silvio Ruocco, i proprietari di Carthusia: "Carthusia è nata a Capri nel 1380 grazie alle alchimie dei frati della Certosa di San Giacomo. Una storia lunga secoli che stava scomparendo. Noi abbiamo rilevato l'azienda cinque anni fa utilizzando come sempre solo i fiori di Capri. Il nostro è stato un atto d'amore per un pezzetto dell'isola che sarebbe volato via. Ora trenta capresi lavorano in questa azienda dove tutto è artigianale e fatto con il cuore perché un profumo si indossa e fa parte di te. Il profumo è qualcosa che portiamo dentro di noi, è un fatto interiore, è un ricordo, è un'emozione".
C'è un piccolo mulinello di vento, le pagine volano, mi allontano nel fumo delle mie Gauloises e scendo verso Via Camerelle. Al numero dieci c'è il negozio di Carthusia. Patrizia Ruocco regala sorrisi bianchi, sorrisi speciali. Qui tutto è speciale. Profumi come pietre preziose, essenze in abito da sera. L'alta marea di Fiona Swaroski, lo charme di Lady Mastella, la faccia di luna di Edwige Fenech. Sono invaghita, accattivata, voglio le formule di Carthusia.
Finalmente la sera, buio sopra i tetti, sopra le tentazioni. La notte è complice, Largo Augusto è un disegno di panchine e di fiori. La stradina è sola come la rima di una poesia. Mi schiaccio a ridosso dell'ombra scura di un muro. Resto acquattata per qualche secondo in attesa. È ora.
Il portoncino di Carthusia fa poca resistenza, il cuore colma di battiti il silenzio della fabbrica. Striscio, gattono, scivolo tra contenitori di essenze, mille bottigline, sacchi di fiori essiccati. Fiori d'arancio e limone, di mughetto e mimose. Mi muovo tra i petali delle camelie, il rosso dei garofani, il bianco dei gelsomini. In fondo all'ultima stanza un antico secretaire. A Capri le serrature sono un gioco per bambini: il libro ingiallito con le antiche formule è mio.
Fuggo via, non resta molto tempo all'appuntamento con Luciano che mi aspetta al Ristorante "l'Ap-prodo". Corro verso Marina Grande, un sentiero di stelle e di canti. I miei passi accelerano, le emozioni volano verso il mare. Sto andando incontro alla felicità. Ma una voce mi arriva da dentro forte come una frustata, mi apre l'anima, mi dice che non posso tradire quest'isola.
Devo tornare indietro, restituire le formule. Devo rischiare anche a costo di perdere la libertà.
Risalgo Via Truglio, in Largo Augusto due coppiette cuciono i loro destini. Mi rannicchio, trattengo il respiro, mi stiro, mi distendo, mi allungo. Il piccolo cacciavite fa girare la serratura, gira forte il mio cuore. Passi muti a piedi nudi. Il libro con le formule è di nuovo nel secretaire con attaccato il foglietto del mio pentimento: "Madame e Monsieur Rocco, i profumi di Carthusia sono figli di Capri e del mondo.
È giusto che le formule restino a voi. Dal mio bisnonno Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo, ho ereditato l'arte di rubare, ma anche il suo gran cuore. Io parto con l'uomo dei miei sogni, lascio a voi ricette e fiori a profumare il sole. Firmato: Eva Lupin".
La stradina che porta a Marina Grande è buia. Ogni stella è un appiglio, un sospiro.
Il Ristorante "l'Approdo" è chiuso. Intorno nessuno, solo la solitudine di un'oscurità minacciosa, nel cuore una ferita. Il dolore mi fa tremare, ma è solo un lampo. Attraccata alla banchinella, una vela si dondola negli accordi del vento. È la barca di Luciano. Una corsa, l'abbraccio, "Jè t'aime". Salpiamo.
Il cielo è una cupola blu, al largo dei Faraglioni le ciglia lucenti delle stelle disegnano un anello d'argento.
La luna ha un sorriso d'intesa.
Lontana, Capri si addormenta in una nuvola di eau de parfum.

