Indice
- Numero 13 - Dicembre 2004
- L'Editoriale - Figli del vento
- Pulcinella balla a Venezia
- Una stella di nome Rita
- Quando a Capri passeggiavano madame Cavolfiore e mister Ravanello
- La punta di Sorrento e la campanella che suonava all'arrivo dei pirati
- A Santarcangelo c'è l'arco che smaschera i "becchi"
- C'è Pulcinella a Venezia
- Quando a Capri le americane sposavano i baristi dell'isola
- L'inverno a Pantelleria
- La città che guarda le isole
- Vittorio De Sica inventato da due carabinieri
- Il mancato capitano di mare che da Forio è andato alla scoperta dell'Africa nera
- Nel blu del lago Titicaca alla scoperta dell'isola che non c'è
- Perché non possiamo costruirci un nuovo Alessandro Magno
- L'arcipelago di Nola
- A Capri c'è il gelato d'a...mare
- L'eremita di Santo Stefano
- I problemi e i progressi dell'Ancim
- Il reporter dell'isola
Perché non possiamo costruirci un nuovo Alessandro Magno
- di Alessandro Cecchi Paone
La genetica non compie prodigi.
Il caso e l'ambiente creano i grandi uomini.
Cominciamo a conoscere la storia del leggendario macedone.
L'influenza del padre Filippo e la scuola di Aristotile.
La madre Olimpia un personaggio spregiudicato, autentica dark lady del tempo.
Alessandro Magno era un genio, e per di più multiforme. Genio della politica, genio della diplomazia, genio della strategia militare, genio della comunicazione di sé e delle sue imprese, genio in campo artistico e culturale.
Purtroppo per noi, figli del nostro e non del suo tempo, non possiamo risolvere la questione credendo alla sua discendenza da Achille ed Ercole. La storia sarebbe passata invano, e pure le rivoluzioni borghesi e proletarie, se ancora credessimo all'esistenza dell'aristocrazia del sangue invece che a quella dello spirito.
E d'altra parte sappiamo benissimo che, volendo, un quarto di nobiltà non lo si nega a nessuno, basta strizzare a forza qualche albero genealogico e il gioco è fatto, con esiti per lo più disastrosi sul piano sia fisico che intellettuale che comportamentale.
Ma allora come la mettiamo con l'ondata in corso di determinismo biologico? Non passa giorno che i giornali non annuncino in prima pagina che esiste un gene che spiega tutto, dal colore degli occhi e dei capelli, alla disposizione a smettere di fumare. La genetica è realmente la disciplina che sta cambiando e cambierà in meglio, rivoluzionandola e allungandola, la vita dell'uomo. Consentirà realmente, ai genitori più insensati, di programmarsi il figlioletto bello, biondo e con gli occhi azzurri, ma quanto a intelligenza, sensibilità e valore, ammesso che ci tengano, meglio lasciar perdere. Non è quella la via.
Ci fu un tempo, agli albori della fecondazione artificiale, in cui dissennate femministe americane attingevano speranzose, per farsi inseminare, a banche del seme che custodivano lo sperma di alcuni premi Nobel. Non ne venne fuori nulla di buono, se non bambini senza padre e, per lo più, senza arte né parte. Perché è vero che la genetica spiega come si determinano i caratteri della struttura fisica e del sistema nervoso di un individuo, ma è l'ambiente, dunque l'educazione, l'interazione con i genitori, l'esperienza, a condizionare l'impiego che verrà fatto nel corso di una vita del corredo ereditario che ognuno si ritrova alla nascita.
La conclusione è che, purtroppo, un nuovo Alessandro Magno non ce lo possiamo costruire. Se capita, capita. Ci vogliono circostanze fortunate o occasioni fortuite, casualità, sincronicità junghiane, per chi ci crede congiunzioni astrali, certamente momenti storici adatti all'apparizione di una figura di rottura, che rovesci il tavolo, cambi le regole del gioco e lasci le cose del tutto diverse da come le aveva trovate. Gli esempi successivi al macedone non mancano di certo nella storia, pensate a Napoleone, a Lenin, ahinoi a Hitler, per citare solo tre altri autocrati, non necessariamente virtuosi come noi invece giudichiamo Alessandro.
Dal punto di vista dei genitori, Alessandro il Grande nasceva bene, come si diceva una volta. Il padre Filippo aveva una personalità fuori del comune, all'apparenza rozzo, vitalissimo, iracondo, crapulone, donnaiolo e in genere di forti appetiti sessuali, poderoso bevitore. Ma lucidissimo quanto a progetto politico: fare della piccola Macedonia il nuovo polo unificante dell'Ellade in declino e della sua monarchia militare la punta di diamante della rivalsa greca contro i persiani, nemici di sempre e oppressori delle colonie elleniche in Asia Minore. E lungimirante: si trattava di un progetto a lungo termine per portare a termine il quale non bastava la durata di una vita ed era pertanto necessario preparare un degno successore all'altezza del compito.
Pensò bene di affidare il figlio, perché gli facesse da tutore, nientemeno che ad Aristotele, non solo astro nascente della filosofia greca di quel periodo, non solo coraggioso caposcuola che osava contestare l'autorità fino ad allora indiscussa di Platone, ma anche destinato, come Filippo non poteva sapere ma forse intuiva, a diventare fonte di riferimento di ogni sapere successivo basato sull'esperienza piuttosto che sull'astrazione.
Ma non basta ancora, perché la scelta di Aristotele, per quanto geniale, non fu un fatto isolato. Filippo spese tutte le sue energie perché Alessandro crescesse libero, sano, forte, coraggioso, colto, insomma, migliore di sé. Non sono molti i padri che si comportano così, e infatti è difficile trovare il figlio di un grand'uomo che sappia superare il padre, soprattutto sullo stesso suo terreno, anzi, nel caso di Alessandro, addirittura ampliandolo. Il fatto è che anche involontariamente in molti padri, che pure non risparmiano i mezzi per allevare i figli, finisce per prevalere lo spirito di Crono, che invece di promuovere lo sviluppo della progenie la divora, per gelosia, invidia, competizione, o chissà quale altra umanissima debolezza.
Filippo invece, addirittura finisce per accettare, perdonandolo, l'atto di insubordinazione del suo giovane leone. Come se capisse, assai prima di Freud, che per diventare uomo un figlio deve rompere col padre, deve simbolicamente ucciderlo. O, come hanno insinuato alcuni storici, vederselo eliminare fisicamente dalla madre.
Lei si chiamava Olimpia. Una pazza, diremmo oggi, che incuriosì ed eccitò Filippo per una non lunga stagione, giusto il tempo per dargli l'erede al trono che aspettava, e poi accantonarla a vantaggio della più giovane e banale Cleopatra. Povero Filippo, non l'avesse mai fatto. Gelosie, lotte per il potere, trame per la successione, furori edipici, tutto si mescola ed esplode in una vera e propria, è il caso di dirlo, tragedia greca.
Il destino di Olimpia e Alessandro non è più quello del re, che non a caso ci lascia la pelle. Quali i veri moventi e i veri organizzatori dell'omicidio non si saprà mai. Ma non c'è dubbio che della sua scomparsa si avvantaggino proprio madre e figlio, come d'altra parte, spudoratamente a suo agio nei panni di dark lady, Olimpia conferma deponendo fiori ai piedi del regicida.
(1- continua)

