Indice
- Numero 2 - Maggio 2003
- L'Editoriale - Profumo di donne
- La Casa Rossa diventa Pinacoteca
- La Poetessa della Grotta Verde fa l'avvocato a New York
- La favola di Monika e Toni
- Quella casa rossa è un autoritratto
- Il salotto di Attilio Scoppa a Caprile
- Con la barca del marinaio Stefano alla Grotta dello Champagne
- La donna che ha un talismano per ogni evenienza
- La mia isola è Taormina
- Gli orologi di Anacapri in fila per tre
- Quell'intervista impossibile a Mona Bismarck
- Pinne, fucili e occhiali alla Canzone del Mare
- Sul monte Solaro c'è un sax che suona
- Toto' è un'isola
- Perché Ponza diventò l'isola di Montecristo
- Ischia al tempo del Rancio Fellone
- Ravello, una rosa per Susan Sarandon
- Quel giorno dell'idrovolante di Ciano a Marina Piccola
- Lettera dal Faro
- Dio è napoletano
- Ad Anacapri ho sentito la poesia
- La tromba Daria
- Il compleanno del pescatore biondo
- Il reporter dell'Isola
Perché Ponza diventò l'isola di Montecristo
- di Antonella Durazzo
Il trucco della Televisione.
Intervista con Andrea Giordana che, nello sceneggiato, interpretò Edmond Dantés: la sua straordinaria popolarità a 19 anni. L'invidia di Capri per la bella isola pontina. Le ricciole e una casa sulla roccia.
L'isola di Montecristo, che esiste ed è ancora là, nel Mediterraneo, sotto l'isola d'Elba, sul parallelo dell'Argentario, non è mai esistita per la Televisione italiana. Quando, nei primi anni Sessanta, fu deciso di girare lo sceneggiato tratto dal romanzo di Alexandre Dumàs "Il Conte di Montecristo", il luogo prescelto fu l'isola di Ponza.
E, perciò, Edmond Dantés, il Conte di Montecristo che ebbe per sempre il volto e la voce di Andrea Giordana, fu conte a Ponza per esigenze logistiche. La mistificazione televisiva, coi trucchi delle riprese, lo propose ovviamente nella versione originaria di Conte di Montecristo, vale a dire dell'isola impraticabile per le telecamere.
Con la regia di Edmo Fenoglio, il giovanissimo Andrea Giordana girò il teleromanzo, trasmesso in otto puntate, al fianco di Giuliana Lojodice, Achille Millo, Mario Scaccia, Ugo Pagliai, per citare gli attori più noti, conquistando una immediata popolarità e il favore nelle preferenze femminili. Intanto, se nella finzione televisiva Edmond Dantés aveva perduto l'isola di Montecristo, Ponza divenne l'isola di Andrea Giordana.
"Quando girammo il "Conte", avevo diciannove anni ed ero senza un soldo. Nemmeno pensavo di comprare casa, e neppure credevo che Ponza potesse restarmi così tanto nel cuore. Oggi, ovviamente, ho casa a Ponza. Un rudere ristrutturato, un vero rifugio".
- E Montecristo? Che rapporto ha con questo luogo?
"Devo confessare d'esserci stato solo una volta, e per mezza giornata. Ho fatto visita ai custodi della riserva, nell'unica casa che c'è sull'isola, quella che apparteneva al marchese Ginori. Ho mangiato con loro. Sono loro i signori di Montecristo, non certo io".
-A distanza di tanti anni, il personaggio del Conte, così come l'isola di Montecristo, sono rimasti legati al suo volto. Le pesa?
"No, assolutamente. Quelli sono stati i miei inizi; tutto è partito da lì, dal Conte, un personaggio che s'ama facilmente, perché incarna la rivalsa, l'eroe che dopo aver subito tante ingiustizie ottiene finalmente le sue rivincite".
-Ad ogni modo, la sua vita è rimasta legata a uno scoglio del Tirreno. Ha un suo concetto d'isola, una definizione?
"L'idea che ho fa a pugni con le mie sensazioni. Sono un claustrofobico, Ponza dovrebbe darmi fastidio. Ti guardi attorno, e ovunque tu vada con lo sguardo, c'è mare e ancora mare, a 360 gradi. E invece..."
- Invece?
"Invece è il contrario. Quest'assenza di terra la trovo rassicurante. Ponza è bella, integra. È un'isola di roccia che ti devi conquistare palmo a palmo. I percorsi sono duri, ma quando dopo tanto arrancare raggiungi l'altopiano, ciò che ti leva il respiro è solo la bellezza. La fatica è dimenticata..."
- E il mare?
"Anche il mare te lo devi guadagnare, magari in barca. Per questo un gozzo di legno è l'ideale. Scogli e calette. Non dimentichiamo che le isole Pontine sono veri paradisi per sub. Solo qui ho visto pescare in una sola volta 400 ricciole. Poi, ci sono i ponzesi, che hanno avuto il grande pregio d'aver conservato intatta la natura dei luoghi. Comunque, gli isolani meritano un discorso a parte".
-Nel senso?
"Penso che il loro ideale sarebbe di godersi i frutti del turismo, senza avere estranei tra i piedi. L'impossibile. È gente un po' scontrosa ma genuina. Somigliano alla loro isola, è inevitabile. A tal proposito c'è una barzelletta..." - Si?
"Quando Dio creò Ponza, i capresi si rivoltarono. Ci hai fatto un torto, gli dissero, è troppo bella. Dio, allora, per non scontentare nessuno, volle porvi un rimedio. Bene, rispose, vi aggiungerò i ponzesi".
- Sono tanto terribili questi isolani?
"No, assolutamente. Sono autentici lavoratori e indissolubilmente legati alla loro isola. Anche i giovani, al contrario che altrove e in contro-tendenza alle leggi dell'età, non pensano di scappare".
- Accennava ai capresi. Ha rapporti con loro o ricordi che riguardano Capri?
"Ho il rammarico di non poterci andare con mia moglie. È allergica alla paritarie che abbondano a Capri e perciò a Capri sta male, le è già accaduto una volta. Nonostante ciò vi ho sempre trascorso bei momenti, vacanze anche brevi che, almeno a me, hanno ridato la forma. Sarà l'atmosfera, sarà quel mix insuperabile di natura e storia che è solo caprese".
- Quando tornerà a Ponza?
"Appena sarò libero dalla tournèe. Sto portando in giro "Zio Vanja" di Checov, per la regia di Sergio Fantoni. Dopo correrò al rifugio".
Uno scoglio arcigno coi torrioni di granito nascosto nella foschia
L'isola di Montecristo emerge dall'orizzonte solo pochi giorni l'anno quando il vento da nord pulisce l'aria e la sua imponenza di pietra si percepisce sin dall'Argentario. Poi il manto di foschia torna ad abbracciarla e allora sparisce silenziosamente nella sua realtà di isola lontana, disabitata, a volte fosca e arcigna, che pone tra sé e gli uomini l'inaccessibilità dei suoi torrioni di granito. Mura di pietra interrotte dalle aspre cale.
Il gemellaggio con Capri può apparire forzato. Tuttavia, una curiosità tutta geografica, quanto rara, unisce le due isole. Hanno la stessa, identica superficie: poco più di dieci chilometri quadrati. Per il resto, se Capri sembra nascere per appartenere agli uomini, Montecristo, che ora è una riserva naturale, da sempre appartiene solo alla natura, ai venti impetuosi che vi si schiantano, agli animali che vi sono sovrani: il falco, i gabbiani, l' aquila. Il mare è un paradiso abitato da foche e tonni. Il mistero, per la sua inaccessibilità ed il suo aspetto severo, l'avvolge nel mito. Alexandre Dumàs, nello scrivere "Il conte di Montecristo", fece riferimento ad una leggenda secondo la quale nell'isola vi era nascosto un favoloso tesoro, celato dai monaci brasiliani che sin dal Medioevo vi avevano avuto un convento. Alcuni storici sono convinti che il tesoro dei monaci fu depredato dai corsari di Dragut nel 1553, dopo aver messo a fuoco l'isola ed il convento, ed aver ridotto in schiavitù i frati ed i pochi coloni.
Stando alla leggenda, invece, i brasiliani avrebbero trovato il tempo di nasconderlo prima del saccheggio dei saraceni. Montecristo rimase comunque il rifugio di pirati e ladroni. Tornando all'oggi, occorre dire che i visitatori sull'isola sono rigorosamente a numero chiuso. Per questo è necessario prenotarsi contattando il Corpo Forestale dello Stato a Follonica (tel.0566/40611- 0566/40019). L'isola è interamente demaniale. Sono vietati l'accesso, la sosta, l'ancoraggio e le immersioni nell'area marina protetta. (A.D.)

