Pianosa, da Diomede al colonnello Gheddafi

- di Roberto Bianco

La più piccola isola delle Tremiti messa all'asta da una provocazione del sindaco Giuseppe Calabrese.
L'interessamento e la rivendicazione del leader libico. La leggenda dell'eroe acheo che avrebbe gettato dei massi nell'Adriatico creando l'arcipelago al largo del Gargano. Lucio Dalla, un ospite illustre.
Una riserva marina dove tutto è proibito.

A chiamarla isola si esagera. Pianosa, nell'arcipelago delle Tremiti, è una lingua essiccata di terra con un faro. Quando il mare è grosso, i cavalloni l'attraversano da nord a sud sommergendola. Distesa sul mare Adriatico, è alta una quindicina di metri, lunga settecento e larga duecentocinquanta. Se si esclude l'isolotto del Cretaccio, che è un ammasso roccioso alto trenta metri, Pianosa è la più piccola isola dell'arcipelago tremitese, la più lontana dalle altre isole, una ventina di chilometri verso nord-est, completamente disabitata, dove tutto è vietato: l'approdo, la navigazione, la pesca e le immersioni. E' un'isola "incatenata", prigioniera della Riserva marina integrale, compresa tra quattro grandi boe luminose, collegate tra loro da un intreccio di catene.
A Pianosa non cresce un filo d'erba. Qualche piantina grassa e un po' di cipolle selvatiche sono tutto quello che spunta dalla terra arida. La popolano rospi e rettili. Vi corrono i conigli selvatici. I voli dei falchi della regina e del rondone pallido popolano il suo cielo senza rallegrarlo. Il meglio è sott'acqua. I fondali sono ricchi di polpi, murene, ricciole, dentici, orate, cernie e aragoste di grossa taglia. Vietati a tutti.
La storia di questo piatto scoglio inospitale è arricchita dalla leggenda di Diomede, famoso guerriero acheo nell'assedio di Troia, protetto dalla dea Atena. Un bell'uomo a giudicare dalle statue greche che lo riguardano, ma soprattutto un militare, sempre pronto a menare le mani e ad agitare le armi, conquistatore di Tebe prima di imbarcarsi per Troia.
Sull'ampia spiaggia della città dell'Asia Minore ebbe un complicato duello con Enea nel corso del quale ferì l'eroe troiano, la sua dea protettrice e persino Marte, placandosi solo alla richiesta di Apollo di smetterla.
Diomede, smessi i panni di guerriero irresistibile, si dedicò a navigare l'Adriatico insegnando alle popolazioni rivierasche dell'Italia ad addomesticare i cavalli e a condurre le navi. Al largo del Gargano compì l'ultimo gesto esagerato scagliando in mare tre massi che si era portati da Troia, forse pezzi di mura della città distrutta. I tre massi riemersero in forma di isole che sono le tre isole maggiori dell'arcipelago delle Tremiti, San Domino, San Nicola e Capraia.

A Diomede dovette scappare di mano anche qualche sasso e così, se vogliamo prestar fede al prodigio, apparvero le isole minori, gli scogli dell'arcipelago, Pianosa tra questi, il Cretaccio e quell'infima roccia chiamata La Vecchia. Diomede finì i suoi giorni sull'isola di San Nicola. Qui vi è una tomba ellenica che viene definita tomba di Diomede. Non che sia una cosa certa, ma è bello credere che il guerriero acheo, dopo tante vicissitudini, si sia fermato nell'arcipelago e, apprezzandolo, abbia deciso di morirvi decorosamente. Pare che morì sulla spiaggia di San Nicola, forse in un tramonto suggestivo.
Torniamo a Pianosa di cui si parla puntualmente ogni anno perché il magnifico sindaco delle Isole Tremiti, comprese nella provincia di Foggia, ha messo all'asta la lingua di terra disabitata. Questa è l'idea fissa di Giuseppe Calabrese, sindaco di idee originali, attivissimo e, soprattutto, in guerra con tutte le istituzioni che ignorano i problemi dell'arcipelago.
L'idea di vendere Pianosa gli venne l'anno in cui il problema dei rifiuti divenne un grosso problema nelle isole create da Diomede. Era il 1992. Mi servono soldi, protestò il sindaco tremitese senza una lira nelle casse municipali. Così è cominciata la storia. Pianosa è ancora in vendita, base d'asta dieci milioni di euro che servirebbero a ripianare il bilancio comunale dell'arcipelago.
Che cosa se ne possa fare di Pianosa un eventuale acquirente non è un problema che Giuseppe Calabrese si pone. Lui vuole i dieci milioni di euro, e qualcosa in più se l'asta dovesse avere successo, e l'acquirente se la sbrighi come meglio crede.

L'asta ha avuto un'impennata mondiale quando si è fatto avanti un personaggio imprevedibile e di grande notorietà. E cioè Mu'ammar Abu Minyar al-Qadhdhafi, che propone trentasette modi diversi di pronunciare
il suo nome e noi in Italia l'abbiamo semplificato in Gheddafi, il colonnello Gheddafi, padre della rivoluzione libica, con domicili erranti per sfuggire a malevoli attentatori, giunto felicemente all'età di 67 anni.
Sulle Tremiti il Colonnello mise gli occhi, elegantemente protetti dai Ray-ban, gli occhiali preferiti, già nel1987 rivendicandone il possesso nella serie delle perentorie richieste di risarcimento danni all'Italia, antica nemica e colonizzatrice libica nel 1911 quando, ignorando il petrolio che la Libia nascondeva nelle sue visceri, i conquistatori col tricolore la ritennero maldestramente "una scatola di sabbia".
A quell'epoca, dice il Colonnello, molti libici vennero deportati alle Tremiti dove morirono di tifo. Dunque, le Tremiti devono essere libiche anche se, qualche anno fa, un test condotto sugli abitanti dell'arcipelago escluse che ci sia sangue libico nelle isole tremitesi. Dunque non ci sono eredi e discendenti di quei libici deportati.
Ma il Colonnello, si sa, ha le sue convinzioni e l'asta su Pianosa lo ha molto interessato al punto che, tempo fa, nel corso di una visita a Tripoli, l'ex bel suol d'amore, il magnifico sindaco Giuseppe Calabrese venne insignito da Gheddafi in persona della fascia verde della Jamahiriya, il regime delle masse, come lui ha orgogliosamente ribattezzato la sua Libia.

Intanto, pare che il sindaco Calabrese, mettendo Pianosa all'asta, abbia scherzato o ha solo voluto provocare le istituzioni locali e romane che non aiutano le isole Tremiti. La Regione Puglia ha infatti precisato che il sindaco non è "proprietario" di Pianosa e di nessuna delle isole dell'arcipelago che, essendo una riserva marina, appartiene al Parco nazionale del Gargano e al demanio. Quella del sindaco Calabrese, ha detto il presidente regionale Vendola, è stata una battuta. Sarebbe stato contento di incontrare Gheddafi, nell'arcipelago, il cantautore bolognese Lucio Dalla che alla Tremiti è di casa, anzi di due case, quelle che possiede nelle isole San Domino e San Nicola. Dalla è un appassionato delle Tremiti dove ha installato anche uno studio di registrazione e alle isole pugliesi ha dedicato due canzoni, "La casa in riva al mare" e "Luna Matana".
Mentre l'asta langue, si diffondono particolari affascinanti sull'isola di Pianosa che è lontana venti chilometri dalla punta orientale di Capraia, l'isola più vicina. I fondali più belli sono quelli a nord e vi si specchiano le rocce a picco, mentre la costa meridionale discende dolcemente a mare. Nel suo lato orientale, Pianosa presenta una grotta subacquea, la Cala del Grottone. La Cala di Tramontana, invece, è dalle parti del faro che non ha nessun guardiano e si accende automaticamente. E' qui che nidificano i gabbiani. Nei fondali di acqua cristallina giacciono reperti romani, anfore e frammenti di ceramica. Ai suoi tempi deve esserci stato un bel via vai di imbarcazioni latine.

Un giorno di questi mi deciderò ad andare alle Tremiti. Si dice un gran bene dell'isola di San Domino che presenta l'unica spiaggia sabbiosa dell'arcipelago. San Nicola è affollatissima, residenza della maggior parte della popolazione dell'arcipelago e centro amministrativo. Potrei incontrarvi il sindaco Calabrese e discutere con lui della ormai famosissima asta di Pianosa.
San Nicola è lunga meno di duemila metri e ha un'altezza massima di 45 metri con torri e fortificazioni e una costa frastagliata con grossi scogli alla vista. Pare che un grosso masso si sia staccato dall'isola precipitando in mare e spaccandosi perfettamente in due parti. Questa sarebbe l'origine degli Scogli Segati. Sembrano proprio perfettamente segati da mani ciclopiche. Mi hanno consigliato di visitare la Grotta di San Michele, suggestiva con le sue acque fosforescenti, di colore azzurro-turchese, superando la prima sfavorevole impressione che suscita la forma di teschio sulla sommità della grotta. Sbarcando a San Nicola c'è una sola strada verso l'abitato, una rampa piuttosto. San Domino è l'isola più grande, fertile, con una bella pineta e ricca di fiori da prendersi l'appellativo di "Orto del Paradiso" e il Colle dell'Eremita oltre i cento metri. E' la meta preferita dei turisti. Gli abitanti delle Tremiti non sono più di cinquecento. Ci sarà il modo e il piacere di conoscerli tutti.