Piccole Antille, grandi emozioni

- di Angelo Caroli

Gli scogli levigati dello zoo di pietra di Virgin Gorda.
Approdi fantastici, delirio di sole, spiagge di borotalco.

La fiammata rosso sangue di Anguilla, accesa dai suoi fiori famosi.
Sandy Island: il silenzio assoluto e 13 palme.
Le Isole Vergini e l'eden statunitense di St John.
L'isola del tesoro raccontata da Stevenson.

Anche la memoria, talvolta, è sogno. Memoria quasi pigra, incapace di fissare perfettamente i momenti più belli e remoti del passato, ma intanto in grado di ricostruirli con la fantasia. La fantasia non è forse un sostegno irrinunciabile per l'uomo che si fa picaro?
È il marzo del 1993. Mi imbarco a Milano, destinazione Piccole Antille, islas Sotavento. Sono con mia moglie Marilù, con l'immancabile compagno dei nostri viaggi Totò Lo Presti e la sua amica Silvana. Il jumbo dell'Air France parte da Parigi e atterra all'isola di Saint Martin quando il sole sembra temporeggiare sopra l'orizzonte prima di tuffarsi in mare. Il cielo è un caleidoscopio che spara nuvole di ogni forma, quasi colpi di cannone, talvolta gioiosi funghi atomici o maxi papillonacee. Il mare è una prateria verde smeraldo e blu cobalto. Si corica sulla sabbia bianca lasciando piccole bave.
L'arrivo coincide con il tramonto che trasforma l'acqua in un immenso canterano di marenghi d'oro. Ci attestiamo in un mega hotel, il Royal Islander Club La Plage. È il punto di arrivo e di ogni futura partenza verso il paradiso bianco e blu che circuisce la nostra curiosità.
Comincia il giorno dopo la sequela di approdi fantastici, molto vicini all'irreale. Saint Martin si spacca in due giardini, quello olandese ha Philipsburg come capitale. Il via vai è costante e quasi indolente. La strada principale sfoggia una serie di grandi balconi con tinte pastello che fanno bella mostra di fiori incredibili e poi T-shirt, maglie, boxer, bikini, cappelli, macchine fotografiche, pellicole, televisori, occhiali, abiti da sera, mocassini.
Questa sorta di cunicolo dei desideri si apre, in fondo, nel porticciolo dove natanti di ogni stazza sono pronti a levare le ancore. Di fronte si nasconde nella foschia l'isola di Saba, una riserva straordinaria di conchiglie di incredibili tinte e dimensioni. L'orologio sembra essersi fermato. Il tempo non ha più nozioni da offrire. La fretta diventa un peccato.
L'altro versante, quello francese, ha per capitale Marigot. Il panorama cambia radicalmente, intendo dire le strutture, poiché la natura non fa sostanziali differenze tra i due litorali. Marigot è deliziosa. Marigot ha più stile. Marigot mostra volti che ritrovi in Costa Azzurra. Il delirio ci assale quando ci bruciamo al sole di spiagge splendide come Mullet e Oriental Bay; Down e Coconat Beach.
Il mattino dopo salpiamo per l'isola di Anguilla. La vediamo rimanere a galla davanti a noi come una fiammata rosso sangue. Ci deposita sul litorale un ferry boat. I fiori, famosi "flamboyant", la tengono accesa notte e giorno. Un agente turistico ci consiglia di salire su un motoscafo per dirigerci verso Sandy Island, un gioiello di stupefacente bellezza.
Con otto dollari a testa ci prepariamo ad assistere allo show più affascinante e suggestivo che la natura possa allestire. Spuntano prima di tutto le palme. Il verde si miscela bene al blu del mare. Il sogno è tangibile. La realtà più irreale è davanti a noi. Il motoscafo attracca, ci caliamo in acqua con prudenza per superare la barriera corallina che talvolta mostra canini aguzzi. Dopodiché vediamo trasparire sotto di noi un fondale albino. La sabbia sembra borotalco. Mi ricorda quello rosa di Budelli, una delle piccole grandi perle dell'arcipelago della Madda-lena. Sandy Island ha la forma di un wind surf. Sono curioso, conto i passi, è lunga 140 metri e larga non più di 30. Le palme sono tredici. Il silenzio è assoluto. Il mare è immobile, come il Lario manzoniano. Marilù ed io ci fissiamo. Forse siamo sospesi nel tempo, pensiamo. La commozione si impossessa di noi. La infrange il richiamo di un pescatore che viene da un villaggio non lontano dall'isola. Staziona con la sua griglia sotto un tetto fatto di canne di bambù. Vende aragoste a 25 dollari l'una. E, pensate, pollo arrosto. Serve persino un punch molto aromatizzato come digestivo.
Ogni immagine arriva in fondo all'anima. Sarà difficile cancellarle. E infatti ecco che il sogno le rievoca con dolcezza struggente. Vorrei tornare laggiù. Sarebbe un viaggio inutile. Due anni dopo, un tifone dalla violenza inaudita spazza via quel paradiso di sabbia e di palme.
Due giorni dopo puntiamo verso le Isole Vergini. Grazie a un aereo della Liat e a 147 dollari per andata e ritorno raggiungiamo St. Thomas. Il sogno va avanti in una galleria inestinguibile di diapositive. La tappa successiva ci conduce fino a St. John, l'eden statunitense. Per atterrarvi occorre il passaporto. Affittiamo un taxi e percorriamo parte dell'isola che affonda in un gigantesco parco di verde intenso.
La strada è un costante scollinamento. Uno dei rivoli di sterrato che si allontanano dal serpente di cemento ci conduce in una delle dieci più famose e affascinanti spiagge del mondo: Trunk Bay si apre come due ali di gabbiano tenute su dal vento. Una è più corta dell'altra. Affrontiamo l'azzurro e il verde dell'acqua, dove resteremmo in eterno.
Il sogno non è finito. Tre giorni dopo, il motoscafo Limnos IV punta da Saint Martin su Virgin Gorda. Non mi allontano dal comandante che non lascia un istante il timone. Da prua conto i paradisi, da Norman Island e Tortola, che doppiamo per prime. Si dice che Norman Island fosse l'isola del tesoro raccontata da Stevenson. Ho come un brivido che raggrinza la cute. Vicino pulsa il grande parco naturale protetto dalla curiosa operosità dei sub. Impossibile trovare le parole per descrivere lo spettacolo che ci investe con ripetuti colpi di scena. Finché il motoscafo spegne i motori fra i famosi scogli di Virgin Gorda che spuntano dall'acqua con forme levigate. Come per formare un suggestivo zoo di pietra. Sono i saggi naturali che espone anche la nostra Gallura. Nelle Isole Vergini il tutto è però incoronato da una vegetazione esorbitante e mutevole, mentre la sabbia manda scaglie dorate verso il cielo.
Sono trascorsi undici lunghi anni. I ricordi bruciano, talvolta pesano come macigni. Purtroppo posso riesumare quelle diapositive fantastiche solo con l'amico Totò Lo Presti. È già molto. Ma non basta.

Piccole Antille, grandi emozioni