Pinne, fucili e occhiali alla Canzone del Mare

- di Edoardo Vianello

Ho visitato per la prima volta Capri da ragazzo, in una gita scolastica, come credo sia capitato a molti, rimanendo incantato dall'isola non tanto mentre ci giravo con i miei compagni di scuola, ma successivamente, ripensando alle cose che avevo visto, riflettendo sull'unicità di questo luogo, rimpiangendo di non essermi soffermato ad ammirarlo con più attenzione.
Ed ecco l'improvviso desiderio di ritornarci al più presto e di non volermi perdere nulla di quello che ricordavo e di quello che ero certo avrei potuto trovare dedicandoci più tempo.
Ma non me lo potevo permettere, economicamente parlando, e dovevo aspettare tempi migliori.
Non appena il mio mestiere di menestrello ha cominciato a dare i primi frutti mi sono regalata, finalmente, una vacanza di una settimana a Capri. Non certo al Quisisana o alla Scalinatella, ma in un albergo piccolo e confortevole, così detto d'habituè, nei pressi della Piazzetta, consigliatomi da alcuni amici napoletani. Era la tarda primavera del 1962, con tanta voglia di mare.
Gli stessi amici mi accompagnarono a conoscere tutte le cose più caratteristiche dell'isola, le stradine, le vedute, i Faraglioni, le ville, i limoni e soprattutto i capresi e la loro ospitalità. Mi fecero camminare in lungo e in largo, salendo e scendendo. Mi affidarono al fascino e alla riservatezza di Anacapri, mi portarono in barca e, infine, una mattina, mi portarono a prendere il sole e a fare il bagno alla Canzone del mare.
Fui catturato dal colore del mare, dalla gente, dalle ragazze che, tutte insieme così belle, non ne avevo mai viste, e dalla magìa del posto che, da quel giorno, per tutto il resto della vacanza, divenne la mia base d'azione. E fu proprio lì che, osservando alcuni ragazzi che si tuffavano rumorosamente in acqua con la maschera, il fucile e le pinne, a caccia di prede ben nascoste, mi venne l'idea di dedicare una canzone a quei sub un po' sfigati che sparivano sott'acqua e riemergevano sbuffando senza avere mai pescato nulla, ma che si divertivano da pazzi.
Mentre in sala di registrazione, qualche settimana dopo, cantavo "pinne, fucili ed occhiali", con gli occhi chiusi immaginavo ancora di essere sulla spiaggetta di Capri al punto che, ancora oggi, riascoltando questo mio vecchio disco, avverto il mio stato d'animo sereno e divertito e anche quello degli ascoltatori.
Poteva Capri diventare il mio portafortuna, visto il successo che ottenne la mia canzone, e forse avrei potuto decidere di venire ogni anno in questa isola a cercare l'ispirazione per comporre altre canzoni, ma la frenesia della mia professione non sempre mi ha permesso di fare progetti razionali. Ciò non mi ha impedito di tornarci spesso, come vacanziere e come amante di questo luogo straordinario, e certamente non me lo impedirà in futuro ora che vi ho trovato anche degli amici veri. E chissà che, l'ispirazione, Capri non possa farmela avere ancora.