Presente futuro del verbo pensiero

- di Alessandro Bergonzoni

Immagino che presto, forse anche più presto, verranno in molti da Giove per andare sulla Terra, tanti arriveranno da Saturno per recarsi su Venere, altri giungeranno da Bacco e raggiungeranno Cenere. Immagino che su altri pianeti ci sia vita ma mai ci si è chiesti se c'è vita ma c'è anche speranza.
A me piace immaginare che qualcosa e qualcuno oltre a noi esista e che questo qualcuno o qualcosa mangia vede tocca ride piange e suda pur non avendo organi per ridere mangiare vedere toccare e sudare. Un occhio ma per sudare, una mano ma per poter ridere, un ombelico ma soltanto per parlare.
Chi avrà crisi di identità farà la cura del sono e guarirà, e la carta diventerà veramente igienica nel senso che finalmente si rifiuterà di pulire, perché se è veramente igienica non può essere usata in quel modo.
Nascerà la più grande fabbrica di rifiuti del mondo dove si metteranno tutti i no ricevuti e dati. Immagino che ci si potrà radere con uno dei più grandi rasoi mai immaginati, quello per tagliare le superficialità più superficiali e quel rasoio si chiamerà "Dalia Lama". I pipistrelli potranno cenare in tutti i ristoranti ma solo dopo la chiusura e cioè quando i camerieri avranno capovolto le seggiole.
Si vedranno "sciatori donatori" scendere su plasma nautico in un mar rosso aperto da poco. Vedremo il vero poeta fare un gran salto Montale. La notte arriverà abbronzata, nera. I giorni verranno noleggiati a ore e le ore affittate a minuti, cioè tra un po', fra centomila stelle salenti della costellazione boomerang.
Le calamità perderanno gli accenti, si attaccheranno ai caratteri di ferro e una grande pila si formerà tra i poli. Sarà la notte dei lunghi pennelli. Due tipi di chiodi impazziranno: ovviamente i chiodi claustrofobici e quelli che non sono più amati da un giorno all'altro, i chiodi piantati.
La ionosfera con tutte le piante del mondo diventerà una serra, bella grande, una signora serra: e proprio lei si sposerà col giardino più variopinto e strano, insomma un signor giardino.
E saranno loro la signora Serra e il signor Giardino che terranno al guinzaglio la canicola di un'estate Alda molto Alda. Una signora estate: proprio la signora Alda che renderà buoni anche gli apostoli che diventeranno per l'occasione i Docili Apostoli.
E tutti vivremo all'insegna dell'insegna e cioè credendo che si possa sempre essere "imparati": istruzione o distruzione? Cigni o macigni? Assi o smargiassi.
Qui in mezzo tra il niente delle campagne e il nulla della natura l'insolenza del sole accecherà corvi taxista che porteranno la fine del mondo da un posto all'altro in mezzo a colombe così dette bianche perché sepolte sotto la neve. Uccelli ingombranti che volano col catetere, pesci con la flebo, gazzelle stampelle, gechi con accompagnatore, elefanti in carrozzine sempre rotte, farfalle con problemi ai denti che voleranno con l'apparecchio, asini che affolleranno i treni per potere deragliare ovunque, e solo i militari disperati e che prima della guerra lavoravano in ufficio riusciranno ad attaccare i nemici solo con la graffettatrice.
Finalmente si saprà quanto tempo ci mette un'isola a toccare il suo continente a cui è stata accanto per secoli devotamente.
Chissà perché ho un cogito interruptus in questo momento e mi viene da pensare a una cosa non brutta, bella ma non bella, su quell'isola ci sono solo un uomo e una donna che stanno copulando e lui nel bel mentre grida: "Ma sto facendo l'amore con un colbacco o non ti depili dai tempi di David Cricket?".
E poi tutti completamente immaginati avanzeranno a loro immagine e somiglianza.