Indice
- Numero 14 - Marzo 2005
- L'Editoriale - Sotto il segno dei pesci
- Le isole dei bambini
- Le 12 sindromi capresi
- Le serate del barone Krupp nella trattoria di Costantina
- Quell'angelo biondo della Colombaia che divenne demonio
- Da Mergellina a Mykonos su un sloop di 9 metri
- Piccola Roccia che va per mare
- Diario di bordo veleggiando tra Ischia, Ponza e Ventotene
- La leggenda di Alessandro
- Quando l'isola diventa una spugna
- Ho visto un Re
- Il gossip inventato della Regina Giovanna nuda nel mare di Sorrento
- L'architetto che porta al mare della Versilia
- Fuga nella prigione di Napoleone fra cielo e mare
- Il viaggio dell'italiano che scoprì un affluente del Rio delle Amazzoni
- C'è un'isola in fondo al viale che aspetta il ritorno di Eleonora
- La donna di Panarea coi capelli corvini
- Il pittore che vuole fuggire da Capri
- Ilde Naro
- Quando a Capri si andava in vaporetto
- Castellammare al tempo della dolce vita
- Il reporter dell'Isola
Quando a Capri si andava in vaporetto
- di Nellino Cilento
Era il 1950, avevo dieci anni, la guerra era da poco finita quando i miei genitori mi portarono a Capri. Mia madre era nipote del pittore Felice Giordano e frequentava l'isola dal 1930. Allora mancava il porto. Gli aliscafi non esistevano e i vaporetti della Span, "Capri" e "Città di Abbazia", sembravano colossi del mare.
Andavamo ad Anacapri (erano tempi difficili per tutti), non esisteva né la seggiovia, né la strada del Faro, della Grotta Azzurra. Pur essendo piccolo ricordo che al "Caesar Augustus" soggiornava re Faruk.
Non esistendo ancora un turismo nautico di alto livello in tutto il Mediterraneo, il "Cristina" di Onassis faceva rotta su Capri. Sardegna e Corsica non s'erano ancora aperte al turismo. Capri era un posto esclusivo internazionale. Totò, all'epoca, ci girò un film.
Da allora sono stato sempre in questa isola meravigliosa. Al night "Number Two" imperava Mario Perrone, Peppino di Capri suonava al "Gatto Bianco" prima di affermarsi a "Primo applauso", trasmissione televisiva condotta da Enzo Tortora, con "Only you" dei Platters. Al "Cagliostro" cantava Paco, ballerino spagnolo che si esibiva con un bicchiere d'acqua in testa e, a notte inoltrata, ai clienti veniva offerta pasta e ceci.
Al "Quisisana" teneva la scena Rino Sentieri (poi, Joe) che, imitando il cantante americano Johnny Ray, cantava "Cry" strappandosi i vestiti di dosso.
Il miliardario americano Bob Hornstein attraversava la Piazzetta con vestiti color pastello, cambiando look ogni sera.
Ricordo un ballerino seduto al "Caffè Vuotto" con una bisaccia a tracolla e un cappello con un lungo fiocco.
Al porto, il marinaio Luigi Pallone controllava le poche barche. Aveva un cappello di paglia sempre in testa. Alla maratona Capri-Napoli si affermava Alfredo Camarero, argentino di nascita, ma di adozione caprese, prima che il napoletano Giulio Travaglio spodestasse tutti gli altri maratoneti del mare.
La sera, le signore uscivano in lungo o con i pigiama-palazzo. C'era molta eleganza e raffinatezza.
Tantissimi sono i ricordi e tante cose sono cambiate. Sono contento di avere vissuto quel periodo. Capri, comunque, resta e resterà l'isola più bella e affascinante del mondo.

