Quando davanti via Caracciolo il "Tomahawk" andava nel vento con 220 metri quadrati di vele

- di Oreste Albanesi

Sembrava volasse sulle onde.
La barca regalata dall'Avvocato Agnelli al Circolo Italia apparve nel golfo di Napoli nel 1966 e per tredici anni fu l'affascinante ammiraglia della flotta del club napoletano.
Varata nel 1939 nei cantieri inglesi di Gosport, aveva una struttura in acciaio, il fasciame in mogano e una linea di autentica bellezza.
Ancora oggi fa la sua splendida figura disputando le regate delle "veteran boats".

Intorno alla metà degli anni '70, chi si fosse trovato a passare lungo via Caracciolo, avrebbe potuto avere il piacere di vedere volare il "Tomahawk". Non che i pellerossa avessero dissepolto la loro ascia di guerra e fossero venuti a scontrarsi lungo il litorale di Napoli, ma si trattava dello scorrere leggero sulle onde, tanto da sembrare un volo, di una delle più belle barche a vela, il "Tomahawk" appunto.
La storia di questa splendida barca s'intreccia con quella degli uomini che la vollero, che la progettarono e la costruirono.
Siamo nell'anno 1938, e, allora come oggi, a lato di tutte le regate, impazzava la "Coppa America", non ancora divenuta un carrozzone di pubblicità, ma vera e propria sfida personale e questa volta si trattava di Sir Thomas Octave Sopwith, già armatore dell'"Endeavour", lo sfortunato sfidante dell'edizione del 1937 per la Gran Bretagna e, sull'altra sponda dell'Atlantico, di Harold Vanderbilt, armatore del vincente "Ranger".
Quest'ultimo, con l'intento di andare a regatare nel Solent, commissionò, all'allora appena trentenne Olin Stephens uno scafo che rientrasse nelle formula del 12 metri Stazza Internazionale e che fosse del tutto innovativo. Nasceva così il "Vim". La risposta inglese fu affidata al più maturo Charles E. Nicholson, disegnatore e proprietario del celeberrimo cantiere Camper & Nicholson, che ancor oggi opera producendo barche di altissimo livello, e fu il "Tomahawk".
Il "Tomahawk", con la sua struttura di ordinate in acciaio e fasciame in mogano, fu una barca dagli slanci generosi, con linee d'acqua finissime, di un'eleganza e bellezza indiscusse. Né si risparmiò per l'attrezzatura: fece per la prima volta l'apparizione del sartiame non più in cavo ma in barra rigida, per di più profilata allo scopo di offrire minore resistenza al vento. Sulla coperta furono montati i primi modelli di "coffee grinder", quei grossi arganelli dalle lunghe maniglie orizzontali che fanno pensare ai macinini del caffè.
Alle novità del "Tomahawk", il "Vim" rispose armando, per la prima volta, un albero in alluminio, che, più rigido e resistente, permetteva una maggiore tensione allo strallo consentendo una migliore bolina.
Il palmares del "Tomahawk", nel suo primo anno di vita, fu di 11 vittorie, 11 secondi posti ed 5 terzi su 41 partenze.
Il secondo conflitto mondiale interruppe tutte le attività sportive e, con esse, anche quelle della vela. Le conseguenze si faranno sentire non solo per il progresso tecnologico che ogni guerra porta con sé, ma anche per i profondi rivolgimenti sociali.
Vennero alla ribalta nuovi personaggi, nuove barche apparvero all'orizzonte. I "J class", la formula con cui si correva la Coppa America, vennero ritenuti troppo grandi e costosi. Si preferì utilizzare barche più piccole e maneggevoli, come appunto i 12 metri SI. Il "Vim" e il "Tomahawk", che facevano parte delle storia di prima, fungeranno da lepri per i nuovi scafi che s'iniziarono a produrre.
Il "Tomahawk" verrà nel Mediterraneo nel 1956 portato dall'avvocato Gianni Agnelli, che nel 1962 la cedette alla sorella Susanna e, quindi, al Circolo del Remo e della Vela Italia di Napoli, di cui l'Avvocato era consocio. Il "Tomahawk" fu l'ammiraglia della flotta del sodalizio nautico napoletano fino al 1982 quando, venduto a Kari Blaudet, fu portato a Finale Ligure e adibito a charter.
Fortunatamente, un grande appassionato di barche d'epoca, Alberto Rusconi, lo rilevò e ne affidò il restauro ai cantieri navali Beconcini sotto la supervisione dello studio degli architetti Giorgietti & Magrini. Lavoro non facile perché, durante la guerra, erano stati bombardati i cantieri Camper & Nicholson. Nell'incendio che si sviluppò andarono persi i piani originali del "Tomahawk". Si fece ricorso alla documentazione conservata presso il National Marittime Museum di Greenwich e a quella dei Lloyds di Londra.
Oggi il "Tomahawk" continua a solcare le onde, insieme al "Vim" e al "Cambria", altro famoso 12 metri SI, facendo bella mostra di sé nelle regate delle "veteran boats". Con i venti leggeri del Mediterraneo e con la sua linea pulita e semplice, con la sua leggerezza, il "Tomahawk" resta sempre una bellissima barca e un temibile avversario per tutti.
La scheda tecnica. Armo velico: sloop bermudiano classe 12 m SI. Disegnatore: Charles E. Nicholson, 1938. Cantiere: Camper & Nicholson, Gosport, Gran Bretagna. Varo: 1939. Scafo: ordinate in acciaio e fasciame in mogano. Lunghezza fuori tutto: 21,20 metri. Lunghezza al galleggiamento: 13,90 metri. Larghezza massima: 3,72 metri. Pescaggio: 2,72 metri. Dislocamento: 24,15 tonnellate. Superficie velica totale: 220 mq. Primo proprietario: sir Thomas O. Murdoch Sopwith. Porto d'armamento: Portsmouth. Dal 1947 al 1955: Sir Ralph Gore, presidente dell'Y.R.A. Dal 1956 al 1962: avv. Giovanni Agnelli, porto d'armamento Savona, Italia. Dal 1962 al 1965: sig.ra Susanna Agnelli Randazzo, porto d'armamento Viareggio, Italia. Dal 1966 al 1979: Circolo del Remo e della Vela Italia, porto d'armamento Napoli, Italia. 1980: M. Bandazzo. Dal 1982 al 1986: Kari Blaudet, porto d'armamento Finale Ligure, Italia. Dal 1987: Alberto Rusconi, porto d'armamento La Spezia, Italia.