Quando Eleonora Duse andō a Parigi a sfidare Sarah Bernhardt

- di Nino Masiello

La rivalità scoppiò a Napoli.
L'una recitava al "Sannazaro", l'altra al "Bellini".
Omaggi floreali e gelosia.
La volta che la Duse, in incognito, tutta imbacuccata, andò a "spiare" in teatro l'attrice francese dai capelli rossi. L'incontro in Francia. Protagoniste entrambe de "La signora delle camelie".
Il racconto di Roberto Bracco.
Il film annunciato da Spielberg sulle due grandi protagoniste della scena. Nicole Kidman farà la parte della stella parigina.

La scintilla scoppiò a Napoli, divenne fiamma quattro anni dopo, a Parigi. Di rivalità diciamo, quella teatralmente storica tra Sarah Bernhardt e Eleonora Duse che Steven Spielberg progetta di raccontare in un film. "Rivals", appunto. Spielberg, da quello che appena si sa dalle poche notizie giunte dagli Stati Uniti, ha già scelto Nicole Kidman per affidarle il ruolo della divina Sarah, non ha ancora deciso a chi, invece, affidare quello della Duse, la più grande attrice italiana del Novecento.
La storia della scintilla che diventò fiamma parte da Napoli e ha un testimone eccellente in Roberto Bracco, il grande drammaturgo che si vide negare nel 1924 la designazione al Nobel per il suo antifascismo, e continuò a pagare fino alla morte la fede inossidabile in ideali di democrazia e libertà.
Bracco raccontò la storia di quella rivalità, quasi a futura memoria, in un suo diario di viaggio tra arte e artisti che l'editore Gino Carabba di Lanciano trasformò in libro nella tipografia di famiglia nel 1941, quando coraggiosamente mise mano alla stampa delle opere dell'intellettuale intransigente, ex allievo del vulcanico inventore di giornali, Martino Cafiero.
Tra gli amici più cari dell'attrice, l'allora giovane Bracco, che si vedrà interpretare dalla diafana Eleonora alcuni dei suoi primi drammi, dopo averla conosciuta quando l'attrice era un astro nascente ed esserle poi stata vicino, con Matilde Serao, per aiutarla a uscire dall'inferno napoletano chiamato Martino Cafiero, prende la penna.
"La Duse recitava al teatro Sannazaro, la Bernhardt al Bellini. Il pubblico amorfo si entusiasmava per tutte e due. L'aristocrazia, cioè il pubblico distinguibile della seconda fila dei palchi e delle prime file delle poltrone, fedele al suo snobismo e al suo esotismo, si faceva un obbligo d'entusiasmarsi a preferenza per l'attrice francese. E i critici partenopei - eccetto io, che in verità non mi sono mai lasciato prendere da seduzioni esotiche, né come critico, né come autore - erano sulle spine, incerti, perplessi, incapaci di sottrarsi al culto per la forestiera e pur attratti dall'irresistibilità dell'italiana".
Era l'inverno del 1893, la fama internazionale della Bernhardt, quasi vent'anni più della Duse, in una città come Napoli, terra di teatri e di cenacoli letterari di assoluto prestigio europeo, era da consolidare e l'attrice francese si era preparata di buona voglia, ben istruita alla bisogna dalle persone del suo "circo", soprattutto da Gegè Primoli, nobile critico con casa a Roma e a Parigi, anche buon amico della Duse.
"Ci fu tra le due - continua Bracco - un incrocio di omaggi floreali. Visite, niente, neppure sul palcoscenico, tra un atto e l'altro. Sarah Bernhardt non andò al Sannazaro, Eleonora Duse andò al Bellini, ma di nascosto. Pregò un amico devoto di procurarle un palchetto nei pressi del lubbione. Vi si recò con lui, tutta imbacuccata. Le era, del resto, abituale e schietto il desiderio di dissimularsi. Volle giungere che lo spettacolo fosse già cominciato, proponendosi di uscire avanti che lo spettacolo terminasse. Durante la rappresentazione - Sarah interpretava "La Dame aux camélias"-, ella ascoltando e guardando con serena religiosità, si chiuse in un ermetico silenzio. Quando Margherita Gautier agonizzava, e la sua agonia dolcissima pareva accompagnata da una tremola e melodica carezza d'orchestra in sordina, la silenziosa spettatrice, a cui l'amico devoto ricordò di evitare la folla all'uscita del teatro, si levò a malincuore.
"Interessante, vero?", le disse l'amico.
"Grande!", mormorò ella, quasi tra sé.
"Ma, in fede mia, io preferisco l'arte vostra", dichiarò lui, timidamente, come se avesse avuto il sospetto d'infastidirla.
E difatti ella rintuzzò, voltandogli le spalle: "Che stupidità!".
Bracco, "l'amico devoto", era a Parigi quattro anni dopo, nel giugno del 1897 quando, proprio nel teatro "La Renaissance", solitamente in esclusiva alla Bernhardt, la Duse andò a rappresentarvi quella "Signora delle camelie", di Alessandro Dumas figlio, fino ad allora insuperato cavallo di battaglia della rivale. Sarah accolse molto bene la collega italiana che si era fatta la fama di attrice intellettuale, capace, quindi di stimolare la curiosità dei parigini. Aveva scritto a Primoli assicurandogli che sarebbe andata ad assistere alla rappresentazione della Duse.
Auspici Primoli e il potente Robert de Montesquiou, amico di chiunque contasse a Parigi, le due attrici si incontrarono prima della "première", tra abbracci e fiori, come due vecchie amiche. Magnifica finzione.
All'ora della "prima", Sarah era in un palco, indossava un abito di seta splendidamente ricamato e, sui leggendari capelli rossi, aveva un serto di rose rosse. Aveva accanto il figlio Maurice con la moglie. Sul palco soprastante le attrici Réjane e Bartet. In un altro palco il principe e la principessa Murat, la zia di Gegè Primoli, la principessa Mathilde Bonaparte, grande patrona delle arti. In sala c'erano, con Bracco, Marco Praga e altri inviati italiani, nonché critici illustri arrivati da Vienna e da Berlino. Per la Duse fu un trionfo.
"La battaglia che Eleonora Duse dava a Parigi - racconta ancora Bracco - non è da confondere, nella storia del teatro, con nessun altro avvenimento del genere. La Duse andò a farsi giudicare, sotto gli occhi della Bernhardt, dal suo pubblico, osando recitare italianissimamente nella casa dell'attrice francese quella 'Dame aux Camélias' che ne aveva connesso il prestigio a ciò che di più francese conteneva l'istituzione del teatro francese. La Duse superò lo sciovinismo di quel pubblico traendolo a un frenetico entusiasmo e suscitò l'inizio di un movimento rivoluzionario. Non ebbe torto Sarah Bernhardt se, dalla mezzanotte del 2 giugno 1897, cominciò a ingelosirsi della sua rivale".