Indice
- Numero 6 - Dicembre 2003
- L'Editoriale - Il mare d'inverno
- Tempo Di Natale: avanzano le bande putipù
- Il Christmas di una caprese a New York
- Il Natale 1943 a Capri
- Un cenone particolare e la canzone inedita di Renato Carosone
- I re magi sono due
- L'uomo che ha fatto il presepio per Bush
- Sul mare luccicano i gioielli di Carla
- Cinque versi anonimi per una tranquilla Vigilia
- La cometa di Amalfi
- Quando Napoli accende l'Italia
- Il pescatore con la chitarra
- Quella contessa androgina era un tiranno di uomini
- Il medico napoletano che scappò dall'ospedale per vincere l'Oscar
- C'era una volta Ulisse, oggi ce ne sono 49.800
- L'uomo che raccontava la vita del Giglio
- La magia della Corricella quando il tramonto bacia Procida
- È la Vigilia, il pranzo è servito
- Se ho ho, Se non ho non ho
- Quel fiore aggrappato all'isola
- Il reporter dell'Isola
Quando Napoli accende l'Italia
- di Nino D'Antonio
Una dinastia di 52 persone.
Dal capostipite Emilio Alfano al figlio Gennaro e ai nipoti.
Le lampade votive per cominciare, poi l'illuminazione di città e teatri.
Il prodotto diventa arte e il futuro è l'energia alternativa.
Un'unica distrazione: San Gennaro
A vere ventun'anni nel '48. E ritrovarsi a capo di un'azienda, piccola e familiare quanto si vuole, ma in una realtà che non è certamente quella di oggi. Emilio Alfano non c'è più. Riposa a Poggioreale, in quel cimitero che ha disseminato di incerte luci con le sue lampade votive. Così la mano passa al figlio Gennaro, già sul fronte, dalla prima adolescenza. È questa la legge di allora per chiunque abbia un'attività in proprio. Scuola quanto basta a non fare brutta figura, e poi in fabbrica, fra gli operai, i fornitori, l'amministrazione, i contatti con i Comuni, con gli enti erogatori di energia elettrica.
Avere ventun'anni nel '48. La vita è un cantiere. C'è tutto da costruire, e le certezze sono poche. Solo la speranza sconfina nella fede. "Credevamo di poter cambiare il mondo. Ma non è stato così".
Per il resto tanto lavoro, senza orario e senza ferie. Spesso anche di domenica. Ma nessuno ci faceva caso. Napoli andava a piedi. I mezzi pubblici sono pochi, e la "600" deve ancora arrivare. Solo qualche giornale. Niente riviste patinate e niente televisione. La sera in famiglia, un po' di radio, una partita a carte, la pizza con gli amici. "Così ti ritrovi sposato, quando appena ti stai affacciando alla vita".
Al timone dell'azienda, Gennaro Alfano "si fa presto un nome", mi dice un suo vecchio operaio. "Ha avuto sempre un carattere forte, non ha mai esitato nel prendere una decisione, anche rischiosa. Quando nel costruire un nuovo impianto eravamo incerti su come procedere, lui sapeva sempre cosa fare. O forse non lo sapeva, ma ti guidava con tale sicurezza che alla fine procedevi tranquillo. Per lui ci sono solo due amori: la famiglia e l'azienda. E non so chi viene prima. Per vent'anni è stato così. Poi con la politica...."
La famiglia di Gennaro Alfano testimonia di un'anagrafe di altri tempi. Dodici figli, cinque maschi e sette femmine, e quindi dodici fra generi e nuore, con un corteo di ventotto nipoti. In totale un clan di cinquantadue membri, sul quale nelle feste rituali si leva affettuosa e benedicente la mano del patriarca.
"Sì, ha ragione. E' un calendario di nomi, date, ricorrenze, battesimi, compleanni, prime comunioni. Ma papà si è organizzato anche sotto questo aspetto. Non dimentichi che è stato un politico. Così ha realizzato una rubrica che registra mese per mese le varie scadenze, con ogni possibile riferimento. E ne ha fatto una copia per ognuno di noi. Non sorprende che sa sempre dove poter rintracciare me o mio fratello Antonio, al di là di ogni contatto telefonico. E questo vale anche per gli amici, ai quali non manca mai di far pervenire un biglietto augurale, seguito da una telefonata il giorno della ricorrenza".
A parlarmi di questo sconcertante archivio e della faticosa trama di relazioni, è Giuseppe, 36anni, il più giovane dei figli, un manager con una carica di spontanea simpatia e particolari doti di comunicativa. Lo incontro al "Gambrinus" per una chiacchierata che non riguarda il passato dell'azienda, ma il suo sviluppo, quale si è venuto configurando a partire dagli anni Settanta. Che sono poi quelli che vedono Gennaro Alfano passare la mano, risucchiato ogni giorno di più dalla politica. L'hanno messo in lista convinti che si tratti di un portatore d'acqua, disponibile a spendere un po' di soldi per farsi pubblicità. E invece sbaraglia tutti, un pieno di voti senza precedenti. Dal Comune alla Camera, l'avventura va avanti per quindici anni, dal '64 al '79, lungo i quali la "Emilio Alfano", affidata ai figli, cambia pelle e dimensione, impegnando settori dei servizi elettrici fino ad allora impensabili. Merito del ricambio generazionale?
"Certamente, ma non solo. Papà, pur rimanendo entro i confini dell'azienda creata dal nonno, ne aveva rinnovato la fisionomia e le strutture con grande lungimiranza, per quegli anni. La nostra crescita muove da lì. Un solo esempio. Nel '72, da Napoli passiamo nella zona industriale di Arzano fino al recente nuovo complesso che impegna diecimila metri quadrati e consacra la nuova realtà dell'azienda".
A venticinque anni dall'ultimo mandato parlamentare, Gennaro Alfano è ancora "l'onorevole". E io mi adeguo. Ha una bella cravatta, e sull'età merita un forte sconto.
"Vestiti e cravatte non sono merito mio. A queste cose ha sempre pensato mia moglie Rita". Ha smesso di fumare la pipa e non gioca più al lotto, che è stato per una vita il pianeta della sua trasgressione. In azienda è presente tutti i giorni, nel suo ufficio il ponte di comando. Il piglio deciso, l'aggressività verbale, il tono tribunizio sono rimasti quelli della stagione politica.
"Con me l'azienda da Napoli ha conquistato l'Italia, da Venezia a Gioia Tauro, da Sassari a Maiori, da Lecce a Verona".
E' appena percepibile un pizzico di nostalgia, misto a una carica di orgoglio tenuta malamente a freno. Sa che l'azienda oggi ha una nuova riconosciuta identità, ma sa anche che al suo sviluppo ha solo offerto una solida piattaforma di avvio. Così, qualche grossa soddisfazione e il piacere di sentirsi ancora protagonista lo trova scrivendo (la sua biografia "Passo dopo passo" ha rivelato un garbo narrativo insospettabile), ma più ancora nel presiedere il Comitato Diocesano di S.Gennaro, al quale dedica non poco del suo tempo.
"Ho riproposto la processione dei Busti, così com'era, e della quale si era persa la tradizione. Ma le iniziative del Comitato sono tante. San Gennaro è assai più di un santo, per Napoli. Investe la storia, i riti, le credenze. Prima che un'icona, è un mito".
E l'azienda, onorevole Alfano? Sono qui per seguire il diagramma di un progetto che da Napoli vi ha portato a disporre di una serie di servizi nel campo della distribuzione dell'energia elettrica.
"Ne parli con i miei figli. Con Antonio e con Giuseppe, i due motori di quest'impresa. Posso solo dire che, a partire dallo scorso anno, sono loro i manager che conducono l'azienda. Emilio è impegnato nella presidenza dell'API, Ciro è parlamentare e Gerardo segue un'azienda del nostro gruppo nel Sannio. Cinque moschettieri degli anni tremila, genti di cuore e cervello. Tutti impegnati anche nel sociale. Un impegno fatto di sentimento e di dedizione autentica".
E lei? "Io? E che c'entro io? Sono uscito di scena. Ora mi occupo a tempo pieno di San Gennaro".
Antonio e Giuseppe li ritrovo davanti a un caffè, nella bella sala riunioni. L'azienda è di quelle destinate a sorprendere anche chi ha dimestichezza con questo tipo di strutture. Corpo-uffici, area di produzione, sezione assemblaggio, depositi, servizi, ambienti di rappresentanza, e spazio, tanto spazio e tanto verde distribuiti con sapiente equilibrio perché il complesso perda quell'immagine piatta e uniforme di fabbrica. Ma innanzitutto sorprende il coinvolgimento autentico di tutto lo staff. Il tiro è incrociato, una sorta di ritmico ping-pong che va dalla verve di Giuseppe alle annotazioni riflessive e pacate di Antonio.
"L'antico rapporto con i clienti, come ha osservato papà, ci ha consentito di proporre una serie di servizi che non si sono esauriti nella costruzione di un impianto elettrico, ma nel promuovere una cultura dell'illuminazione. È importante far comprendere il valore, ma anche i limiti di un prodotto energetico". Sono nati in quest'ottica l'impianto elettrico della cinta muraria di Rieti, quello dei settanta Centri Commerciali MD (un vero e proprio partner); e ancora quello del Club Mediterranée a Cervinia, e del teatro Verdi di Brindisi, restituito al pubblico dopo venticinque anni. Due presenze significative e qualificanti si registrano, poi, a Milano, con i due grandi show-room "Piombo" nel settore dell'abbigliamento, e soprattutto a Verona, dove da cinque anni l'azienda "Alfano" cura la gestione dell'impianto energetico del Teatro Romano. Luci napoletane che "accendono" la città di Giulietta e Romeo.
E a Napoli? "Da Piazza Carità a Santa Brigida, per conto dell'Enel Sole e della Maioli, la nuova impiantistica è tutta nostra, e fra le aziende non va trascurata la "Kiton", leader nel mondo per la confezione di taglio sartoriale".
Nell'uscire ritrovo le opere di Spinosa e di Longobardi, le sculture di Gerardo Di Fiore. È il patrimonio d'arte dell'azienda nato da quell'evento che con garbata ironia è stato chiamato "La distrazione di Edison". A proposito, che mi dite? Avrà un seguito? "Certo. Ci crediamo. E questo al di là di ogni iniziativa promozionale. Fra tecnica e arte c'è un legame antico e profondo. L'importante è che camminino di pari passo. Di qui opere di avanguardia per un settore in continua evoluzione. Stiamo lavorando a un impianto di energia eolica".

