Indice
- Numero 1 - Aprile 2003
- N.1 - Pazza Idea
- 130 anni, e non li dimostra: cin cin alla Piazzetta
- L’ orologio della Piazzetta racconta
- Bene arrivato, Sir Thorold
- Massimo Ranieri, il napoletano che non è mai stato a Capri
- Tiberio ma che brava persona
- Quando Gianni Agnelli nuotava nella Grotta Azzurra
- La regina delle notizie
- Maggio, le vele del mondo a Marina Grande
- Trentasei campanili in mezzo al mare
- Le meraviglie di Sorrento
- Quando si vive in riva al mare...
- Lettera dal Faro
- Hanno ucciso un'isola
- Capri Espiatoria
- La storia del pescatore biondo
- Il reporter dell'isola
Quando si vive in riva al mare...
- di di Bruno Lauzi
I peglini che trafficavano nei tempi andati con la Tunisia caricando i loro leudi di oli, spezie e quant'altro abbisognasse di botti ed orci panciuti cui le stive arcuate andassero come un guanto, in una notte di tempesta non seppero fare meglio di naufragare sulla rotta da Tabarka a Genova all'altezza dell'isola di San Pietro che divenne da quel momento la loro nuova patria.
Che incipit strambo, si dirà qualcuno dei miei lettori.
Eppoi, cosa c'entrano i tabarkini col temino che mi è stato assegnato e che nelle intenzioni dell'editore avrebbe dovuto intitolarsi:" Racconta con parole tue cosa rappresenta per te il porto di Genova e come interagisca col tuo vissuto"?
La risposta è: niente.
Io l'ho drammaticamente compreso quando, visto il lusinghiero invito a partecipare ad una cosi stimolante avventura intellettuale ed avendo cominciato a riordinare le carte ed i progetti di tutta una vita, un vecchio foglio protocollo ingiallito in fondo ad un cassetto mi ha illuminato la mente. Quel tema, coi congiuntivi, cioè in italiano antico e perciò perseguitato ("il congiuntivo non è democratico, non tutti possono permetterselo nelle conversazioni private, indi è antisociale e va combattuto con il collirio che è la morte sua") il sottoscritto l'aveva già fatto!
Ricordo il titolo, "Una gita al porto" e ricordo il mio svolgimento.
"Dovevamo andare a vedere il porto ma la mia classe per una serie di disguidi s'è attardata, così quando siamo arrivati noi stavano chiudendo, e non ho visto niente".
Come vedete tout se tient, il cane si morde la coda e siamo nuovamente riapprodati a nulla, niente da fare ...
D'accordo, dirà quel mio cocciuto lettore di cui sopra, ma cosa c'entrano i paeggin diventati tabarkin?
C'entrano perché da brava gente di mare, da questo circondati, in un certo senso suoi prigionieri, si sono fatti tutti, o almeno tutti i più fortunati, un villino nella piana ubertosa che altro non è che la bocca del vulcano spento che generò l'isola, e così all'ombra dei pergolati e protetti dalle creste rocciose dell'orlo del vulcano, evitano accuratamente di guardare il mare ed esserne guardati...
Insomma, la gente di mare va in montagna appena può.
Questa è la morale ..signori miei, ed ecco perché mi è cosi diffìcile scrivere qualcosa su un porto che non ho mai guardato veramente, potendolo guardare a mio piacimento ogni volta ne avessi avuto voglia, voglia che ha saputo comunque trovare sempre scuse valide per passare e che ora è passata per saturazione come se troppe volte fosse stata soddisfatta ...quando si dice la mistificazione!

