Indice
- Numero 24 - Giugno 2006
- L'Editoriale - Ricordi di Costiera
- Un romanzo per l'estate
- La signora Letizia
- Il sentiero sospeso sul paradiso
- Le due Carmeline di Capri
- Quando a Cuma la sibilla faceva gli oroscopi
- Positano al tempo di John Steinbeck
- Innamorarsi di un palazzo a Venezia
- Il bacio di Estrella Azul nel night sulla costa
- L'isolotto di Ellis dove una piccola irlandese aprì una storia
- Discorsi di pescatori a Marina di Campo
- Gli indimenticabili bambini sulle rive del Mar Rosso
- Le isole che hanno scoperto l'ammiraglio Colombo
- L'omosessualità nel ventennio della maschia gioventù
- Quant'è bella Torino dopo la neve olimpica
- La bambina e il mare
- Il reporter dell'isola
Quant'è bella Torino dopo la neve olimpica
- di Patrizia Durante
Una città nuova, allegra, appassionata. L'esperienza dei Giochi ha segnato uno spartiacque tra il passato grigio e misconosciuto e un futuro brillante. Il restyling per l'evento a cinque cerchi ha risvegliato orgoglio e partecipazione. L'apprezzamento del mondo sportivo e il giudizio lusinghiero dei visitatori.
Ora l'impegno è non tradire l'entusiasmo di due settimane indimenticabili.
Il soffio di centinaia di spose ha spento il braciere olimpico domenica 26 febbraio decretando così la fine dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006.
Un'esperienza unica e irripetibile che ha trasformato la città in un'isola irreale e sconosciuta agli stessi abitanti: per 17 giorni e notti abbiamo avuto gli occhi del mondo puntati addosso, in ogni ora le televisioni di tutto il pianeta e migliaia di giornalisti hanno ripreso e scritto dell'Evento, l'immagine che siamo riusciti a dare e ad avere di Torino è meravigliosa.
Io stessa, come molti cittadini impegnati nell'organizzazione olimpica e non, ho vissuto sconvolgendo orari e abitudini.
Coinvolta dalla rete televisiva statunitense Nbc nel ruolo di accompagnatrice e interprete per troupes e giornalisti, mi sono ritrovata a vivere un sogno, un viaggio fisico ed emotivo fatto d'incontri e di confronti, con persone che avevano vissuto la stessa manifestazione nelle precedenti edizioni in altre parti del mondo.
I commenti entusiasti mi hanno fatto capire che la mia adorata città poteva finalmente uscire dalla nebbia in cui per troppi anni era stata volutamente avvolta e mostrare, oltre alla sua bellezza, la gentilezza, la volontà accompagnata da seria determinazione insita nel patrimonio genetico degli abitanti.
Un'annotazione fatta in un freddo mattino dall'ingegnere Frank Coppola, tecnico della Nbc di chiare origini italiane, mi ha colpito più di altre: "Questa è la mia sesta Olimpiade - ha detto - e nessuna città al mondo ha fatto quello che ha fatto Torino. Nessuna ha rinnovato così profondamente il suo tessuto urbano, le sue infrastrutture e la sua immagine".
In realtà tutti noi avevamo bisogno di questo restyling esterno che ha sancito, nel profondo, un forte tentativo di svolta per il futuro della nostra economia affossata da molti anni dalla crisi industriale.
L'affermazione di Coppola ha anche una chiave di lettura diversa: Torino è stata un'isola di valori universali legati all'evento sportivo ma, fra le isole già visitate dalle Olimpiadi, ha assunto un carattere d'eccellenza che sarà punto di riferimento per le edizioni future.
Da lunedì 27 febbraio un senso di vuoto ha pervaso tutto e tutti. Dopo un'ultima notte di festeggiamenti, in cui la città sembrava non voler lasciare andar via le "sue" Olimpiadi, si è ritornati alla normalità: i ragazzi sono tornati a scuola, le automobili hanno ripreso possesso delle corsie olimpiche, gli atleti, i turisti e i molti giornalisti hanno lasciato la nostra città.
Anche l'addio ha avuto comunque un tocco speciale: l'aeroporto di Caselle non è mai stato così affollato e internazionale.
Adesso si torna al quotidiano anche se l'esperienza vissuta ha mutato profondamente tutti. Gli amministratori hanno nuove e maggiori responsabilità: nessuno desidera tornare alla "vecchia Torino", nessuno vuole tornare a vedere quell'aria grigia e trascurata che l'ha caratterizzata per decenni, nessuno vuole più le vie del centro deserte e invase da spacciatori e delinquenti e nessuno vuole più aspettare venti minuti alla fermata dell'autobus o avere cantieri aperti per anni.
Le Olimpiadi hanno segnato una linea di demarcazione, uno spartiacque, e adesso non si può e non si vuole tornare indietro. Abbiamo visto che è possibile vivere meglio nella bella Torino e vogliamo che tutto quello che ha funzionato bene durante l'evento olimpico continui a funzionare anche ora.
Di questo siamo profondamente responsabili anche noi cittadini, nell'ultima notte bianca in un breve tratto di strada ho visto addirittura tre persone gettare la carta nei cestini e non erano turisti stranieri! Un'anziana signora alla fermata dell'autobus diceva che avrebbe scritto al sindaco per far sistemare meglio il marciapiede, lo diceva però senza polemica quasi avesse voluto dare un suggerimento: "Sa, adesso Torino è così bella che è un peccato trascurarla!".
Piccoli, piccolissimi segnali di una realtà che sta lentamente cambiando. Le Olimpiadi sono state solo una tappa del cammino intrapreso dalla nostra città per trasformarsi in qualcosa di diverso.
"Passion lives here": la passione è qui.
Lo abbiamo ampiamente dimostrato in 17 giorni di festeggiamenti, di grande partecipazione e di forti emozioni, non facciamola andare via con gli operatori televisivi, teniamola stretta e usiamola nella vita di ogni giorno, tutti noi, cittadini e istituzioni, abbiamo visto che ne vale la pena!

