Quei due gentiluomini a passeggio per le stradine di Anacapri

- di Ermanno Corsi

''Pubblichiamo per gentile concessione dell'Autore e dell'Editore due capitoli tratti dal libro "Aspettando Capri" di Ermanno Corsi, edito da Alfredo Guida.
Il ritratto di Pietro Lezzi, "Un dono dal cielo", è del 1987; quello di Carlo Rolandi, "Nel mondo con la vela", è del 1991. Il libro contiene 29 ritratti di personaggi attratti dall'isola azzurra.''

Il primo soggiorno risale al 1936. "Per dolorose vicende familiari" racconta Pietro Lezzi "abitai per un certo tempo in una villa sulla strada per Tiberio". Ma è almeno alla fine degli anni Sessanta che la frequentazione di Anacapri è diventata stabile tra via Vignola e perfino la casa che era stata di Graham Greene.
Il primo incontro con Pietro Lezzi avviene in una traversa del Timpone, una zona che è ancora una via di mezzo tra il borgo e la campagna. Viene sorpreso mentre sta curiosando davanti ai cancelli di vecchie case coloniche, affascinato da linee architettura tanto semplice da apparire elementare, se non primitiva. "Se avessi tempo " confidò "me ne andrei in giro per le stradine di Anacapri a riprendere con la macchina fotografica quanto c'è di più originale: le piccole finestre, i cancelli di ferro battuto,gli archi mediterranei e le sottili colonne".
Dopo poco tempo, Pietro Lezzi è chiamato a presiedere l'Ente per le Ville Vesuviane. Incomincia da lì un'azione veramente meritevole per la rinascita delle più splendide strutture, o "fabbriche", del Settecento napoletano: quelle che sorsero lungo il famoso, ma poi colpevolmente trascurato, miglio d'oro. E se fosse stato creato anche un Ente per le Ville Capresi? Pietro Lezzi afferra subito la battuta: "Per la verità non è un'idea buttata lì per caso. A Napoli in un convegno dell'Istituto Pisacane presieduto da Nino Pino, un mio amico architetto propose proprio questo: un Ente che avesse una particolare cura per i valori architettonici esistenti in determinate aree. Ovviamente si sarebbe incominciato da Capri. Ma la Regione non raccolse la proposta, forse perché scoraggiata dal dualismo e dalla rivalità, che sembrano inguaribili, fra Capri e Anacapri. Come si fa a non rendersi conto che l'isola è un tutt'uno? Campanilismi a parte, l'Ente avrebbe potuto ricomporre magistralmente natura, storia e architettura. Per riuscirci, ci avrei messo l'anima".
Il legame, così profondamente vissuto, con la natura e il paesaggio, si riflette da lungo tempo, per quanto riguarda Pietro Lezzi, anche nel modo di fare e concepire l'attività politica: non occasione per rappresentare e difendere interessi particolari, ma uno strumento per la trasformazione democratica della società; una concezione che unisce politica e morale secondo la lezione di Francesco de Martino che Pietro Lezzi ha considerato, non senza correre qualche "rischio politico", il suo maestro. Da questo modello di riferimento è derivato, per Pietro Lezzi, anche un altro valore: quello dell'autonomia. Lo ha sempre accompagnato, anche se non sempre gli ha reso la vita facile di fronte al pragmatismo di tanti altri, quando è stato deputato a Roma e quando ha avuto importanti incarichi al Parlamento europeo. A suo tempo, quando era al vertice, come sindaco, di Palazzo San Giacomo, in una intervista al quotidiano "La Repubblica" Pietro Lezzi affermò che voleva vivere cent'anni, ma che al Comune di Napoli doveva starci soltanto fin che poteva fare cose utili per la città. "Se non me lo fanno fare, non rimarrò lì un minuto di più", disse con tono deciso, aggiungendo: "Sono stato sempre convinto che il sindaco di Napoli viene dopo solo a quello di Parigi".
L'augurio che ha sempre accompagnato Pietro Lezzi è stato quello di vivere "cento anni" non solo per fare, per molto tempo e nel modo desiderato, il sindaco di Napoli che viene dopo soltanto a quello di Parigi, ma soprattutto per trascorrere ancora tanti, lunghi soggiorni sull'isola azzurra, nei luoghi a lui più cari. A proposito: Pietro Lezzi è cittadino onorario di Capri. Come ha vissuto questo ambito onore? Immediata la risposta. "Come un grande dono del cielo".

Tra pochi mesi entrerà in funzione, a Napoli, la linea 1 della Metropolitana: sono i primi 9 chilometri di un'opera che mobilita investimenti per migliaia di miliardi. Da piazza Vanvitelli si potrà arrivare alla periferia di Secondigliano. Subito dopo la metropolitana penetrerà nel cuore di Napoli, mentre già si progetta di portarla nei comuni a nord e, in un futuro non troppo lontano, di costruire una rete regionale. Nella città dove troppo spesso le grandi opere pubbliche si avviano, ma restano incompiute, questo della metropolitana sembra quasi un miracolo.
Gran parte del merito va attributo al dottor Carlo Rolandi che della Metropolitana è, insieme, il "padre" e l'artefice ("realizzarla rappresenta una grande sfida - sottolinea - in una città dove i grandi progetti solitamente si pensano soltanto").
Ma il nome di questo moderno e lungimirante manager è legato anche ad un altro "mezzo di trasporto", dalle caratteristiche del tutto diverse dal gigantismo di una metropolitana: la vela. Non è uno sdoppiamento della personalità. Forse è una sorta di compensazione. E il primo a parlarne, divertito, è proprio il dott. Rolandi. "La vela mi aiuta ad ammortizzare i rumori che subisco con la metropolitana", dice con un sorriso un po' ironico e divertito nel quale si avverte perfino il rammarico di chi non è riuscito a far camminare la metropolitana con la vela, anziché con il motore.
La Metropolitana è il grande impegno nell'imprenditorialità pubblica. La vela, per Carlo Rolandi, viene prima.
In questo sport-divertimento ha conseguito risultati di importanza internazionale. Come atleta attivo ha regalato per 25 anni sullo Start, imbarcazione olimpica, partecipando a numerosi campionati mondiali, europei, italiani, e a ben 5 Olimpiadi (Londra, Melbourne, Roma, Tokyo, Acapulco). Ha vinto due volte il titolo europeo e cinque quello italiano, oltre a essere stato campione di Francia e di Germania. Giudice in Campionati del Mondo e in tre Olimpiadi (Mosca, Los Angeles, Seul) nella Federazione della Vela ha percorso tutti i gradini: consigliere, vice presidente, presidente. Ora ha la presidenza onoraria. Fautore della vela organizzata nelle zone limitrofe alle grandi città, in tale ottica Rolandi ha portato a Capri l'organizzazione delle regate che erano abitualmente appannaggio del Golfo di Napoli.
Ad Anacapri Carlo Rolandi vive da almeno 25 anni. Fa parte di quella colonia di napoletani che si è insediata stabilmente a Damecuta. Come la vela, l'isola è un rifugio ("La mia casa è aperta anche d'inverno - rivela Rolandi - ci sto bene anche quando piove a dirotto. Capri è quanto di meglio si possa desiderare: l'ho sempre considerata un luogo di riposo per ricaricarmi e affrontare altrove la faticosa quotidianità").
Una quotidianità che lo vede tra i manager più affermati e richiesti da quando si è laureato in Economia e Commercio ed ha intrapreso la libera attività professionale. Nel suo studio sono passati progetti e operazioni di rilevante portata. La consulenza del dott. Rolandi investe tanto il campo amministrativo, quanto quello delle finanze e dei tributi.
Inevitabilmente attività, interessi e predilezioni si intrecciano, anche se un po' paradossalmente. Rispunta così l'idea di una monorotaia fra Marina Grande e Anacapri. E perché non ritiene possibile anche una metropolitana fra Napoli e Capri? "No, no, per carità", replica Carlo Rolandi. "Niente metropolitana e nemmeno il ponte da Sorrento. Capri deve rimanere un paradiso. E' così bello vivere qui, specie quando si può girare per le stradine e incontrare gli abitanti rimasti gentili e ospitali". Ma Capri di che cosa ha bisogno, allora? La risposta di Carlo Rolandi non si fa attendere. "Ha bisogno di maggiore manutenzione. Si tollerano troppo le auto in sosta selvaggia, si consente che i pulmini corrano in modo spericolato. Occorrono restrizioni, abituando la gente a usare di più i mezzi pubblici. A Capri non si deve venire portandosi l'auto attaccata addosso come se fosse un vestito".