Quel mare rosso sangue

- di Roberto Bianco

La mattanza dei delfini-balena alle Isole Faroer è uno dei rituali più crudeli al mondo. La tradizione legata alla sussistenza degli abitanti dell'arcipelago non ha più concreti motivi di continuare. I branchi vengono uncinati e spinti nelle baie a ridosso delle città e qui massacrati a colpi di coltelli e roncole. Inutili le iniziative per porre termine alla strage. Più di duemila esemplari uccisi ogni anno.

La giustificazione è che ci sono mattanze superiori nel mondo, le foche in Canada, le balene in Giappone, senza contare le stragi di cavalli, mucche, maiali e pollame. Malo "spettacolo" dell'uccisione del delfini balena nelle acque delle Isole Faroer, regione indipendente del regno di Danimarca e arcipelago di 18 isole che si trova nel nord Atlantico fra la Scozia, la Norvegia e l'Islanda, resta crudele e raccapricciante. Nel nord Atlantico vivono duecentomila esemplari di delfini balena. Ogni anno se ne ammazzano duemila e forse più alle Faroer (i regolamenti parlano di un limite di mille esemplari). Si tratta di delfini neri detti balena per le loro dimensioni. Il loro comportamento è più simile a quelle delle balene che non a quello dei delfini. La mattanza di questi globicefali fa parte di un rituale delle Faroer.

Si dice che l'uccisione dei delfini balena segni il passaggio dei giovani dell'isola all'età adulta, una specie di iniziazione. In realtà, la mattanza non richiede alcun coraggio, né un a precisa abilità.
La mattanza avviene in autunno al passaggio dei delfini balena. Moltissime le femmine con i loro piccoli. Le scuole vengono chiuse perché tutti gli isolani possano assistere all'evento. E' una festa, una delle feste più orribili che si conoscano.
Uomini a bordo di motoscafi spingono i delfini balena nelle baie dell'arcipelago dove l'acqua è meno profonda e qui avviene la mattanza a colpi di fiocina, coltelli e roncole.
C'è una paradossale raccomandazione: non fare soffrire gli animali. Cioè colpirli con colpi precisi per tranciargli la spina dorsale. Un colpo netto nel collo per recidere il midollo spinale. Se i colpi vanno precisamente a segno, la morte dei delfini balena avviene in trenta secondi.

La realtà è diversa. I delfini balena vengono uncinati per essere portati nelle baie a ridosso delle città e qui la mattanza si svolge a colpi di coltello. Si possono sentire le urla degli animali. E' una uccisione selvaggia.
La normativa della Comunità europea vieta espressamente la caccia dei cetacei (balene, delfini, focene), ma le Isole Faroer non fanno parte dell'Unione e si sottraggono al divieto. Dopo averne tratta la carne e le ossa, le carcasse vengono spinte in mare aperto. La pelle viene usata per fare corde e il grasso per farne olio combustibile. Il consumo della carne dei delfini balena, ricca di mercurio, è per giunta consigliato solo una volta al mese.
L'autoalimentazione dell'arcipelago è un altro "argomento" a favore della mattanza. L'arcipelago ha grandi allevamenti di pecore e di bovini da latte. La mattanza è ormai un rituale gratuito e orrendo. Una tradizione legata alla sussistenza che non trova più motivi di essere perpetuata.

Nessun argomento e nessuna giustificazione reggono alla vista della mattanza con i delfini balena squarciati sulle spiagge e il mare rosso di sangue. I faroesi sostengono che fanno né più né meno di quello che fa il mondo civilizzato per procurarsi cibo uccidendo altri animali. Ma si potrebbe replicare che, alle Faroer, siamo alle legge della giungla dove il più forte uccide il più debole. I delfini balena sono animali mansueti, socievoli, si avvicinano all'uomo e diventano prede più facili. I maschi raggiungo i sette metri di lunghezza (le femmine i cinque metri e mezzo) e il peso di due tonnellate. Si nutrono di calamari. Le iniziative tese a porre termine alla mattanza delle Isole Faroer non hanno portato a risultati concreti. La mattanza continua.