Indice
- Numero 12 - Agosto 2004
- L'Editoriale - Fughe d'agosto
- I 150 anni del Porto d'Ischia
- Pablo Neruda, l'amante del mare
- L'Angelo della Grotta Azzurra
- Il viaggio di nozze a Capri di Marguerite Yourcenar e dell'americana Grace Frick
- Il signore di Anacapri e il palazzo bianco
- E l'uomo creò i mostri marini
- Forio d'Ischia sogna il Rinascimento nel nome di Maria
- Quella crociata di padre Anselmo contro i protestanti
- Risolto il mistero di Asperula Stellina
- Piccole Antille, grandi emozioni
- Il chitarrista che ha incontrato Ulisse in fondo al mare
- Alla Rari Nantes la pallanuoto divenne settebello
- L'antologia delle isole
- L'inventore di Ping
- Quel porto di Ginostra
- I collages sorprendenti di Laura Lilli
- Il reporter dell'isola
Quel porto di Ginostra
- di Claudia Forlani
L' hanno sempre affascinata le cose piccole, più buffe e più coraggiose del resto, forse perché nel magma che le circonda, le botti piccole come lei si salvano con maggiore facilità dal caos. O forse perché rarefatte, rapprese e avvinghiate con leggerezza al loro nucleo, sembrano contattare meglio quella palla di cannone che è in tutte le cose. Nel breve tragitto dalla goletta al porticciolo di Ginostra, annotato dal libro dei Guinness come il più piccolo al mondo, l'ipocondriaca non potè non tranquillizzarsi toccando con devozione il suo personalissimo "kit di sopravvivenza", da anni primo nella lista dei suoi compagni di viaggio: un finissimo ed "elegante" bustone di plastica rigorosamente trasparente, come impone il decalogo degli ipocondriaci, attenti ad individuare prontamente il rimedio del caso da cui lasciarsi rassicurare semplicemente "a vista", bustine effervescenti, pillole colorate, vitamine single e a gruppi e il fido termometro; bustone che la significativa svolta verso l'omeopatia aveva fatto lievitare di nuovi preparati a forma di granuli, perle e tinture madri. Più gusto meno inganno.
A Scalo Pertuso, questo il rassicurante nome del porticciolo di Ginostra, Greta vi approdò per cena - di notte - in agosto. E sebbene non ci fosse altro a distogliere il suo rapido sguardo nel buio totale del mare e della terra, e anche il sordo vocione del vulcano per puro caso tacesse in un silenzio liquido che il suo ineluttabile egocentrismo connotò di una dolcissima solidarietà cosmica nei suoi confronti, per Greta scorgere le due piccole rocce appuntite, inizio e fine della minuscola insenatura apparve subito impresa eroica.
L'approdo a Ginostra fu piuttosto un ritorno.
In quel villaggio piccolo come un fazzoletto disteso alle pendici dello Stromboli, bucherellato da mille fichi d'india e bruciacchiato dal minaccioso vulcano, ebbe un contatto segnato dall'accoglienza più domestica e familiare: il silenzio, e appena più in là il rumore di un mare solo e nero che accarezza il remo con discrezione.
Dentro di lei, unico centro nevralgico dell'intero mondo finora conosciuto, ansima un motore che a tratti interrompe la pressante pressione quando alle tempie è ormai martello. Lì tra gli zigomi lucenti di Greta, i capelli corvini rasati con cura e la punta del naso mobile come un timone mirato verso mete lontanissime.
Con una marcia nuova, dettata dalla elastica e sapiente solitudine, stranamente avvertì protezione. Niente panico, né tremori. Pieno contatto con il mondo attraverso sensi vivissimi. Nemmeno una gocciolina di sudore a slittare su quel viso di burro, a virare tra la fronte alta, seminascosta da una frangia disegnata, e le labbra sottili.
Non parve vero a quel bel faccino con la pelle perfetta e liscia che, nonostante il buio e l'ignoranza del luogo che da soli, in altre occasioni, sarebbero bastati a farle mettere mano al "kit", tutto le fosse così innaturalmente familiare. E mentre iniziava la salita attraverso l'unico varco verso la piazzetta fatto di scalini irregolari, che la obbligavano a non prendere un ritmo, improvvisando una salita mai uguale, pensò appena due righe di innamoramento, poco e piano, emettendo tra sè e sè una nuvoletta di sospiri: "Ginostra mi stai nel taschino, ti prendo e ti porto via come tutte le cose meravigliose di questo mondo che tratterrò per sempre sottopelle e che riaffioreranno prima o poi per farsi accarezzare con quella loro superficie liscia e tonda, come l'energia inafferrabile e vitale di una palla di cannone".
Poi, arrancando sul sentiero a gradoni, aggiunse, articolando già in sintassi sicula, "lontano dalla pompa magna et grassa et dal trambusto dei trionfi di Cesare sottochiave manterrò la scoperta di questa botola segreta, catturata in tempi bastardi ed impauriti in un piccolo ponte per l'altrove".
Si sentiva saggia e tonda come "l'ommmm" che comprende il mondo e avvertiva finalmente protezione. Proprio in quel porticciolo che - sebbene fosse li da anni e anni - a vederlo con quegli occhioni impauriti non sembrava reggere nemmeno alle onde di una paranzella stanca e grassa, e anche in assenza di ospedali o case di cura entro un raggio di chilometri, l'ipocondriaca si sentiva tranquilla e fiera, seduta - come il barone di Munchausen - sulla sua palla di cannone.

