Quel santuario all'Elba che Napoleone raggiungeva a cavallo

- di Maria Gisella Catuogno

Un luogo dell'anima, solitario e suggestivo, su un panorama fiabesco.
Ci si arriva lungo un sentiero impervio tra alberi di castagno.
Accanto alla chiesa della madonna del monte, l'imperatore fece allestire una tenda per i convegni amorosi con la contessa polacca Walewska.
L'immagine di Maria dipinta sul granito e gli ex-voto dei naviganti.

C'è, nel comune di Marciana, all'Elba, un posto solitario e suggestivo che per me è davvero un luogo dell'anima, non solo perché vi si trova il santuario della Madonna del Monte, ma anche in quanto, per arrivarvi, si compie un tragitto piuttosto impervio e faticoso, in salita, che si snoda, come una Via Crucis, tra nicchie votive che ricordano le stazioni della Passione, massi in granito, di cui è fatto anche il selciato, alberi di castagno e splendida macchia mediterranea.
Camminando ho sempre l'impressione di elevarmi, non soltanto fisicamente: i rumori del paese si attenuano fino a scomparire; il mare resta alle spalle a lambire d'azzurro il contorno roccioso dei promontori che vi si allungano, dall'Enfola a Capo Vite, con la costa toscana all'orizzonte; il verde dilaga e si confonde col grigio della pietra dominante; il sole scalda ma non opprime perché l'aria è quasi di montagna.
Procedo in silenzio, cercando un graduale distacco dai pensieri consueti, una messa a fuoco più razionale ed oggettiva della quotidianità, la mente volta a meditazioni esistenziali.
Incontro persone che scendono, molti sono tedeschi: ci salutiamo discretamente, come succede sempre lungo i sentieri e quasi mai invece al mare, dove con chi ci è accanto è più frequente l'estraneità o una chiassosa familiarità. Dopo tre quarti d'ora arrivo, con le gambe pesanti e il fiato corto, ma sono accolta dalla penombra di secolari castagni, sicuramente gli stessi che ha visto anche Napoleone, frequentatore di questo posto durante i mesi dell'esilio, non tanto forse per misticismo, quanto per l'incanto e la riservatezza del luogo, quel romitorio, accanto alla chiesa, dove aveva fatto allestire una piccola ma comoda abitazione per lui e il suo seguito, ideale per i convegni d'amore (che sembra avvenissero in una tenda piantata lì accanto) con la contessa polacca Walewska: l'amante lo consolava del rifiuto di raggiungerlo col figlio della moglie Maria Luisa, che mai mise piede sull'isola, malgrado i ripetuti inviti dell'inquieto consorte.
Napoleone, alla Madonna del Monte, vi giungeva a cavallo e come tutti si ristorava alle fonti d'acqua sorgiva incastonate in quella sorta di "scenario teatrale" secentesco, rallegrato da splendide ortensie, che fa da sfondo alla piazzetta della chiesa. Dentro, varcata la soglia, l'ombra e il fresco m'avvolgono e mi invitano alla sosta e alla preghiera davanti all'immagine di Maria dipinta sul granito, destinataria, specie un tempo, di suppliche da parte dei naviganti e dei loro familiari in pena, come attestavano i numerosi exvoto alle pareti. Le prime tracce del santuario risalgono al Medioevo, ma la chiesetta fu rifatta nel Seicento, come il "Teatro della fonte" una cui lapide porta incisa la data 1608: interventi più o meno strutturali sono stati compiuti successivamente.
Mi avvio all'uscita col cuore più leggero nel petto e sul sagrato ritrovo la luce nella sua calda pienezza. Il cammino verso Serra Ventosa, lungo l'antico sentiero che univa Marciana alle frazioni di Chiessi e Pomonte, è pura immersione tra l'azzurro del cielo e quello del mare, lontano, silenzioso, solcato al largo da qualche mercantile di passaggio e punteggiato, sulla costa, dalle barche che s'affollano davanti a Sant'Andrea, quasi un presepe là sotto, oltre le valli dei castagni, un grumo di case appeso ai suoi scogli. E' il silenzio lo stupore più grande e il profumo della lavanda, del corbezzolo, della nepitella che si confonde con quello dei pini.
All'orizzonte, Capraia e la Corsica che sembra di toccarle.