Indice
- Numero 38 - Giugno 2008
- L'Editoriale - Il mare di giugno
- E La Chiamano Estate
- Ischia, film e musica
- Napoli al tempo delle sciantose
- Quando Amalfi inventò il codice marittimo
- Vittorio "Aumm Aumm" personaggio insostituibile
- Uno scheletro affascinante nell'Arsenale di Venezia
- La Carta di Montecristo
- A Itaca dove Odisseo è proprio nessuno
- Le più belle spiagge del mondo scoperte da un veneto a Camocin
- Un giorno a Nantucket
- Splendori e decadenza dell'Atene dell'Adriatico
- L'Isola del Tesoro
- Quel sismometro naturale davanti al porto di Pozzuoli
- Il prigioniero di Ponza
- L'Elba degli anni Trenta nel diario di un turista tedesco
- La bottiglia blu
- Capri proietta la sua leggenda
- Il reporter dell'Isola
Quel sismometro naturale davanti al porto di Pozzuoli
- di Vittorio Paliotti
Le tre colonne del Serapeo hanno misurato per secoli l'innalzamento e l'abbassamento del suolo puteolano, noto come bradisismo, prima che i sofisticati strumenti moderni di monitoraggio testimoniassero con precisione i movimenti della "terra ballerina".
I "segni" lasciati da un mollusco che corrode il calcare delle colonne denunciavano il "saliscendi" sul livello del mare. Il massimo abbassamento fu di oltre cinque metri fra il IX e il X secolo.
Il fenomeno da discendente divenne ascendente con l'eruzione della Solfatara nel 1198.
Il Vesuvio? Napoli. Un duomo con mille guglie? Milano. La torre Eiffel? Parigi. E il Serapeo? Ma Pozzuoli, naturalmente. Il Serapeo, stilizzato graficamente in tre colonne che si ergono da alcuni ruderi è, a pieno titolo, il simbolo di Pozzuoli. Non solo il Serapeo è conosciuto in tutto il mondo in quanto simbolo di Pozzuoli, città di antiche tradizioni marinare, ma, ed è quel che più conta, ha rivestito per secoli un'importanza fondamentale ai fini della misurazione del bradisismo. Non poche volte il Serapeo, con le preziose tracce che l'acqua marina lasciava su di esso, ha messo in allarme popolazioni che, altrimenti, avrebbero rischiato la vita.
Oggi modernissime tecniche, basate su una rete di monitoraggio radio, consentono agli scienziati di tenere continuamente sotto controllo quel fenomeno di lento innalzamento o abbassamento del suolo che interessa l'intera costa napoletana a partire da Mergellina e che culmina, appunto, a Pozzuoli. E infatti l'ultimo bradisismo che investì Pozzuoli, quello del febbraio 1970, venne tenuto a bada attraverso moderni strumenti installati e studiati dai vulcanologi.
Ma nel passato? Nel passato le cose stavano diversamente. I pescatori di Pozzuoli, in tempi non troppo lontani, prima di prendere il largo a bordo delle loro paranze, davano uno sguardo al Serapeo. "Tutto a posto, nessun pericolo per le nostre famiglie. Si può partire tranquilli", dicevano. Oppure: "Forse è meglio rimandare la partenza, oggi". Il Serapeo, infatti, possedeva la proprietà di fare da bradisismometro.
Ed effettivamente, per avere cognizione di tutte o quasi tutte le oscillazioni compiute dal suolo flegreo, ci si poteva fidare, con buona approssimazione, del Serapeo, cioè del presunto tempio di Serapide, che sta proprio lì, accanto al porto di Pozzuoli.
Che cos'è e quando è stato riportato alla luce il Serapeo? Nella seconda metà del Settecento si vedevano spuntare, da una vigna di Pozzuoli, tre colonne mozze alle quali, da tempo, nessuno dava importanza. Nuove generazioni avevano, probabilmente, dato poco rilievo a ciò che i vecchi raccontavano. E dun que nessuno badava più a quei tre monconi di colonne. Senonché quell'illuminato sovrano che fu Carlo di Borbone, incuriosito, ordinò che si scavasse intorno a quelle tre colonne. Venne fuori il pavimento marmoreo di un edificio, con al centro una rotonda; e siccome vi si rinvenne una statua di Giove Serapide, il rudere venne chiamato, impropriamente, tempio di Serapide.
Dopo lunghe discussioni gli archeologi furono d'accordo nel ritenere l'edificio un avanzo del Macellum o del Mercatum, parte rilevante di quell'importantissimo emporio marittimo che fu la Puteoli romana tra la fine della repubblica e i primi secoli dell'impero. Più tardi l'archeologo Amedeo Maturi sosterrà che il manufatto risaliva all'epoca dei Flavi, cioè al 68-96 dopo Cristo. Indipendentemente dal suo valore archeologico, si accertò, il Serapeo ebbe una straordinaria importanza geologica. Nel corso dei secoli le colonne del Serapeo avevano funzionato, appunto, da bradisismometro, e dove erano state raggiunte dalle acque mostravano sforacchiamenti dovuti all'azione del Lithodomus lithophagus, un mollusco che secernendo acido cloridrico corrode il calcare.
A partire dalla prima metà dell'Ottocento sul Serapeo investigarono moltissimi scienziati. Il consuntivo di questi studi, rivelatori delle funzioni svolte nel passato dalle tre colonne, è contenuto nell'opera interessantissima di un erudito, il professor Antonio Parascandola. Titolo "I fenomeni brandisismici del Serapeo di Pozzuoli".
Seguire la storia del Serapeo e del territorio circostante equivale a ripercorrere la secolare vicenda del bradisismo di Pozzuoli. Una prima notizia dell'immersione del suolo flegreo, cioè del bradisismo discendente, risale all'epoca della colonizzazione greca; si ha sentore di mura greche (di un secolo non precisato) scoperte sotto rovine di terme romane. Rinvenute nel cratere di Agnano, queste mura dimostrano che vi era stato un abbassamento del suolo di cinque o sei metri. Ma ecco una notizia ben localizzata nel tempo. II° secolo avanti Cristo: si costruiscono a Nisida i moli per le navi e questi moli, tuttora discernibili, risultavano essere situati a sei metri più in alto di quanto non lo erano ai primi anni dell'Ottocento, allorchè vi compì un'indagine l'architetto Antonio Niccolini. Da un'iscrizione latina del 105 avanti Cristo apprendiamo che furono, in quell'anno, ordinate riparazioni a vari edifici pubblici, e si ha motivo di ritenere che talune riparazioni fossero rese necessarie dall'abbassamento del suolo. Nei secoli successivi l'azione del bradisismo discendente proseguì: sappiamo che nel I° secolo dopo Cristo il livello del mare era di metri 1,90 più basso del livello del 1830; che nel III secolo dopo Cristo bisognò costruire nel Serapeo, per renderlo praticabile, un nuovo pavimento e che nel IX secolo anche tale pavimento si trovava sotto il livello del mare, e di ben quattro metri.
Fra il IX e il X secolo si ebbe il massimo abbassamento del Serapeo: metri 5,808. In una relazione presentata all'Accademia d'Italia nel 1942, l'archeologo L. Jacono a questo proposito scrisse: "Quando l'abbassamento del Serapeo ebbe raggiunta la sua fase massima, è agevole raffigurarsi come si presentassero le coste flegree. Tutta l'attuale parte bassa di Pozzuoli era invasa dal mare; invasa tutta la zona litoranea della Starza fin sotto le terrazze ove ha sede la via Domiziana; la diga del Lucrino sommersa; l'Averno in libera comunicazione col mare talché navi piccole e grosse potevano accedervi; l'ingresso della cripta di Cocceio penetrato dalle acque per buona parte; solo il grandioso Ninfeo di Calipso rimase in carattere con l'acqua del mare murmure fra le nicchie e le deità oceaniche". Ma ecco che, a partire dal secolo XII, pressappoco in coincidenza con l'eruzione della Solfatara del 1198, il fenomeno s'inverte e da discendente diventa ascendente; e nel secolo XVI questo fenomeno si accentua al punto da richiedere l'esecuzione di opere pubbliche. Il bradisismo ascendente (che secondo molti studiosi avviene con balzi notevoli, a differenza di quello discendente che è lento) ebbe la sua punta massima nel 1538 in coincidenza con una serie di scosse sismiche e con la nascita, per via eruttiva, del monte Nuovo, il monte più giovane d'Italia, sorto appunto in quella circostanza.
Ecco come si svolse lo straordinario evento. Dopo la più violenta di quelle scosse sismiche, avvenuta esattamente nel giorno di sabato santo del 1538, molte case apparvero lesionate e migliaia di abitanti di Pozzuoli, terrorizzati, andarono a trascorrere le notti in aperta campagna.
Quindi una rapidissima e violenta conflagrazione vulcanica, iniziata il 29 settembre e durata non più di due giorni, fece sorgere, appunto con il sollevamento del suolo e l'accumulo dei materiali esplosi, una montagna di tre miglia di perimetro: quello che attualmente viene chiamato monte Nuovo.
Ci rimane, di questo eccezionale fenomeno, la descrizione fatta dal nobile Marcantonio delli Falconi in una lettera diretta a Maria di Cardona, marchesa della Padula.
La lettera, lunghissima, dice tra l'altro: "La terra eruttò tanta copia di cenere et di sassi pomicei mischiati d'acqua che coperse tutto quel paese. Et in Napoli piobbe quella pioggia d'acqua et di cenere gran spacio nella notte. La mattina seguente che fu il lunedì li poverrelli cittadini di Pozzuolo sgomentati da sì horribile spettacolo abbandonate le proprie case piene di quella fangosa et cinerulenta pioggia, la quale durò tutto il giorno, per quel paese fuggendo la morte col volto però dipinto dei suoi colori, chi col figlio in braccio, chi con sacco pieno delle loro masserizie.
Et chi con qualche asinello carico guidava la sua sbigottita famiglia verso Napoli".
Secondo il professor Antonio Paranscandola, che rimane il più attento studioso della formazione del monte Nuovo, in quella occasione il fenomeno bradisismico si accentuò a tal punto che il suolo si sollevò di sette metri.
Dopo questa fase acuta, e a partire dal 1550, il bradisismo iniziò una nuova fase discendente con una velocità costante di tredici millimetri all'anno. Nell'Ottocento, secolo romantico, il pavimento del Serapeo era al livello del mare; nel 1905 era a metri 1,396. Fu, quella, una delle ultime misurazioni ottenute tramite le tre colonne spezzate, orgoglio di Pozzuoli. Quelle successive, effettuate con i moderni sistemi di monitoraggio, confermarono, almeno fino al 1968, la tendenza discendente del bradisismo.
Infine, nel febbraio del 1970, i moderni strumenti rivelarono la presenza di una fenomenologia inversa: il bradisismo si era mutato da discendente in ascendente. Le punte massime?
Il rione Terra di Pozzuoli, dove il suolo si era sollevato di novanta centimetri. Si trattò di un'emergenza che emozionò tutta l'Italia e che produsse serissimi danni. Poi il radiomonitoraggio annunciò che tutto stava ritornando normale.
Oggi è quella rete di radiomonitoraggio a tenerci informati sulla stabilità del suolo di Pozzuoli e, in genere, della costa da lì fino a Mergellina. Mannaggia: e se quei moderni sistemi dovessero andare in tilt? Nessuna paura. Il vecchio Serapeo, con l'aiuto di quegli strani molluschi che mai lo abbandonano, sarà lui a suonare il campanello d'allarme. Come ha fatto per secoli.

