Quel sublime berlinese che visse gratis a Capri

- di Maria Rispoli

L'incredibile vita di Julius Hans Spiegel che divenne uno dei personaggi più noti dell'isola azzurra. Sordo dalla nascita ed ebreo fu sospettato di essere una spia. Perseguitato e arrestato. Magro e scattante, un po' burattino, un po' elfo, i calzini gialli, il gilet rosso, gli amuleti, la pipa di creta, d'estate un sombrero di paglia, fotografatissimo dai turisti. Ballerino noto in tutta Europa per le sue danze giavanesi e indù. Amico di Clark Gable, di Orson Welles, di Lana Turner, di Liz Taylor che incantava con i suoi balli rituali. Pittore, regalava i suoi quadri chiedendo in cambio qualche soldo, un gelato, un caffè.

Capri è un'isola speciale. Magica, indimenticabile, eterna. Riccioli di mare, sorrisi, notti vestite di luna. Il vento sa di salsedine e di euforia. Capri è uno scrigno che contiene tante storie. Nel corso di questi anni mi sono imbattuta in alcune di queste. Uomini e donne. Italiani e stranieri. Legami saldi e passioni fugaci. Cultura e divertimento. Riposo e frenesia. Il desiderio di seguire il proprio cuore ed essere se stessi in un'isola che non cerca altro. E così, ho imparato da Axel Munthe che l'amore per la natura e per l'arte possono portarti a fare cose incredibili.
Ho respirato il fascino della sua meravigliosa casa ad Anacapri. Una pioggia di fiori colorati, uccelli e piante rare. Tutt'intorno l'azzurro dell'acqua e del cielo. Sui muri le foto della sua vita. Persone, incontri, valori importanti. Ho scoperto che il grande Bruno Lauzi adorava rifugiarsi nel "paesino di sopra" e passeggiare lungo il sentiero dei Fortini o salutare lo straordinario blu di Gradola in compagnia del silenzio.
Mi sono sorpresa nel vedere le immagini di una Jacqueline Kennedy con indosso t-shirt candide e deliziosi pantaloni alla caviglia. Spontanea, serena, spensierata. Semplice, elegantissima. Ho conosciuto Silvio Ruocco e la sua Carthusia. Ne ho ammirato i progetti ed i successi tra petali, essenze ed antichi alambicchi. Le sue bottigline di charme da anni portano i profumi e le malie di Capri in giro per il mondo.

Ho fantasticato sui giorni d'amore di Curzio Malaparte e Virginia Bourbon del Monte. Lei splendida donna dal sangue blu. Sofisticata e fuori dalle regole. Lui intelligente, caustico, senza mezze misure. Grande personalità, grandi azioni, grande penna. All'interno della residenza di Punta Masullo lo scrittore e la vedova Agnelli ospitavano i più esclusivi salotti mondani di allora. Intellettuali.
Artisti. Ideologie, spunti, guizzi, idee. Ribellioni. Ho ammirato l'amore di Tonino Cacace per la sua isola. Quel cavaliere dagli occhi di zaffiro non è solo un manager ma anche un prodigo mecenate. Investe, ascolta, aiuta. Ha carisma, intuito, riservatezza, sensibilità. Accoglie scultori, pittori e letterati. Ne promuove le opere ed il pensiero. All'interno del suo Capri Palace tutto ha il sapore del lusso e dell'arte. La poesia ha inizio con le "Rive dei mari", monumentale opera del maestro Arnaldo Pomodoro che accompagna l'ingresso nell'esclusivissimo albergo.

Un lungo altorilievo in fiberglass con polvere di marmo bianco si distende per decine di metri sino a concludersi con la fiocina di un pescatore immaginario che fuoriesce dal soffitto per conficcarsi nel pavimento. Ci sono, poi, le metafisiche pennellate di Giorgio De Chirico e le provocatorie installazioni di Allen Jones. La barca di Plessi e l'elmo di Paladino. Ed ancora, Velasco, Schifano, Esposito, Chiossi. Onde di talento. Incessanti. Altissime. Preziose. Infine, leggendo la storia di Julius Hans Spiegel ho capito che Capri è l'isola dove tutto può accadere.
Nato a Berlino il 5 giugno 1891, all'età di soli tre mesi una grave malattia lo rese sordo. Suo padre Louis e sua madre Martha lo iscrissero alla scuola reale prussiana per i non udenti. Poco più che ventenne iniziò la sua brillante carriera di studente all'Accademia Reale per le Arti Figurative di Berlino e di Monaco di Baviera, seguendo i corsi dei maggiori professori di disegno dell'epoca.

Amava la pittura ed il ballo. Nella capitale tedesca conobbe un principe indiano che lo introdusse alla danza orientale. Hans non era in grado di sentire la musica eppure ballava divinamente. Aveva un marcato ed innato senso del ritmo. Il suo modo di esprimere i sentimenti attraverso la perfezione dei movimenti era considerato da molti insuperabile.
Decise così di abbandonare la pittura per dedicarsi all'arte tersicorea. Iniziò ad esibirsi in spettacoli fatti di note e rituali orientali utilizzando i sontuosi abiti e le maschere lasciategli in eredità dall'amico indiano. Negli anni Venti le sue danze giavanesi ed indù spopolavano nei teatri d'avanguardia di mezza Europa.
Da Locarno ad Amsterdam, da Bruxelles a Vienna. Nel 1922 fu invitato in Italia. Lavorò a Milano ed a Roma e, poi, per Anton Giulio Bragaglia al Teatro degli Indipendenti. Fu in quel periodo che venne per la prima volta a Capri. Lo spirito e la bellezza dell'isola gli graffiarono il cuore. Quella felicità, però, non durò molto. Spiegel non era solo sordo ma, anche, ebreo. Particolare abbastanza sfortunato in un'epoca martoriata dalla più ignobile delle persecuzioni razziali. Quando gli fu rinnovato il passaporto, il 1° Marzo 1939, ai suoi nomi fu aggiunto quello di Israel.

Una J di colore rosso sottolineava che il titolare era un ebreo. Sul documento di viaggio c'era scritto in tedesco: "Artista pittore", "viso lungo, occhi cerulei, capelli castani, segni particolari: muto". La fitta corrispondenza con l'amico Thomas Mann fece il resto. L'autorità di regime iniziò a sospettare che non fosse sordomuto e che svolgesse attività di spionaggio per gli inglesi.
Per questo motivo, il 18 giugno 1940, fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Napoli. Successivamente, venne trasferito, con un carro bestiame, in tre diversi campi di concentramento dall'isola del Gran Sasso a Ferramonti, in Calabria. Axel Munthe intercesse per lui presso Mussolini. Spiegel tornò in libertà per essere, di lì a poco, arrestato di nuovo. Anche i tedeschi sospettavano fosse un doppiogiochista.

Fu salvato dagli Alleati nel '43 ma dovette affrontare i dubbi degli stessi americani. La sua condizione fisica appariva ai più uno stratagemma per carpire segreti ed ordire complotti. Gli statunitensi lo condussero in una cella di sicurezza e lo sottoposero ad una serie infinita di crudeltà. Fu, infine, rilasciato perché ritenuto "innocuo". Fu allora che Hans Julius Spiegel si trasferì definitivamente sull'isola azzurra. Il suo ritorno a Capri lo vide deciso a non mettere mai mano al portafoglio.
Si guadagnava da vivere ritraendo gli aviatori del Rest Camp e catturando i paesaggi dell'isola su tele dai colori vivaci. Gli piaceva regalare i suoi quadri chiedendo in cambio qualche soldo, un dolce o un caffè. La gente ci mise poco a ribattezzarlo "Gratis". Del resto questa era una delle poche parole che riusciva a pronunciare. Non poteva parlare ma elargiva danze e piroette di ringraziamento. A volte i camerieri si divertivano a surriscaldargli la tazza per farlo scottare. Lui batteva i piedi a terra e sorrideva.

Ogni mattina la prima tappa era al "Gran Caffè" per un cappuccino "offerto". La sua benefattrice del bar era diventata la "Signora Cappuccino". Nonostante la rinomata ritrosia per lo spendere non esitava a donare quotidianamente una scatola di fiammiferi piena di monetine ad una donna sfortunata presente in piazzetta. Lo amavano tutti. Turisti ed isolani. La sua corporatura minuta lo rendeva ancora più simpatico. Era magro e scattante. Un po' burattino, un po' elfo. Andava in giro con calzini gialli e scarpe blu di corda. Gilet rosso ed amuleti al collo ed alla cintura. Una grande pipa di creta, la doppia borsa di maglia a tracolla con un piccolo quaderno per raccogliere firme ed indirizzi. D'inverno il fez di lana rossa con il fiocco multicolore. D'estate un enorme sombrero di paglia. Sulle dita sottili una cascata di anelli.
Lo fotografavano continuamente e lui adorava mettersi in posa. Negli anni '50 fu immortalato tra bionde bevitrici del brandy Cavallino Rosso e macchine di caffè Gaggia. Con la sua inimitabile mimica esotica ballava con la bottiglia in una mano ed il cavallino di panno in un'altra. Frequentava gente comune e personaggi famosi. Tra i suoi amici Edwin Cerio, Clark Gable, Orson Welles. Le sue danze rituali di Ceylon, Giava e della Polinesia facevano impazzire Lana Turner, Grace Fields, Joan Crawford e Liz Taylor.

Attraverso l'uso magistrale del corpo Julius esprimeva le emozioni in modo sublime. La sua danza non nasceva dalle note. Erano l'armonia e la musica a prendere vita dai suoi movimenti. Il danzatore di Berlino dall'aspetto un po' buffo sapeva incantare e fare entrare tutti nel suo mondo carico di allegria e libertà. Julius Hans Spiegel morì nel 1974 alcune settimane dopo aver avuto un infarto. La sua casa era piena di libri con dediche personali degli autori e di regali che i suoi tanti amici gli avevano spedito nel corso degli anni da ogni parte del mondo. Sparse ovunque le maschere, i sari e i sarong con i quali aveva mirabilmente danzato durante tutta la sua straordinaria ed intensissima vita.