Quel terrazzo di Stromboli col Vichingo, il poeta, Polifemo e zio Tano il naufrago

- di Maurizio Carosone

Ecco i personaggi incontrati a "Casa Matilde" di Mario e Liliana, una suggestiva villa mirabilmente ristrutturata, che è un po' un salotto sotto le stelle. Il pittore Jurghens tra gli ospiti. Il racconto dell'affondamento dell'"Andrea Doria" e le poesie del cameriere Giuseppe. Ma non perdetevi i cannoli alla crema del "Canneto".

L'idea era quella di trascorrere le vacanze in un posto tranquillo dove le bambine potessero giocare liberamente, dove ci fosse un bel mare, e dove potessimo soprattutto riposarci.
Così prendemmo la nave per le isole Eolie destinazione Stromboli. Trovammo un discreta sistemazione a bordo del "Carpaccio" che partì di sera da Napoli.
Il ponte era gremito di materassini e sacchi a pelo di ragazzi che confabulavano, ridevano, scherzavano, qualcuno già con l'amore in tasca, qualcun altro certo di vivere sull'isola una storia indimenticabile. Un gruppo di ragazzi e ragazze si erano sistemati in un angolo del ponte e, accompagnandosi con una chitarra, cantavano i motivi degli anni Sessanta, le canzoni della mia giovinezza. Erano passati vent'anni. Rimasi ad ascoltarli a lungo. Persino le bambine, sedute sulle nostre gambe, captarono la magìa di quella traversata notturna. Il mare fu benevolo e il viaggio tranquillo.
Alle cinque e mezzo del mattino intravedemmo la sagoma del vulcano. Man mano che la nave si avvicinava a Stromboli, gli sbuffi rossi della lava si fecero più nitidi. Era ancora buio e il sole sorse alle nostre spalle. Avrei voluto essere un poeta o un pittore per fissare le emozioni di quell'arrivo.
Allo sbarco, in attesa che si facesse un'ora decente per raggiungere l'albergo, facemmo colazione al "Canneto", come ci aveva suggerito un marinaio. Patrizia, la figlia del proprietario, ci portò dei cannoli alla crema e un buon caffè. Poi ci dette qualche consiglio per la nostra vacanza.
Alloggiammo all'Hotel Zurro e la nostra stanza, contrassegnata dal numero 21, affacciava proprio sul porto. Aveva un bel terrazzo con due sedie a sdraio. Vedemmo un panorama d'incanto: lo Strombolicchio di fronte, la banchina sulla destra e, sulla spiaggia, le paranze da poco rientrate dalla pesca coi marinai che facevano gesti precisi e veloci sistemando le reti e vendendo il pesce. Laura, mia moglie, era estasiata.
Conoscemmo Mario, napoletano, che viveva da anni a Stromboli e possedeva un magnifico setter irlandese, "Giorgio". Mario, persona amabilissima e cordiale, ci fece conoscere l'isola e ci introdusse tra i frequentatori abituali. Aveva una splendida villa a Piscità, "Casa Matilde", una costruzione dei primi del Novecento che aveva ristrutturato mirabilmente con l'aiuto della moglie Liliana. Ne ammirai i "rifasci" a sbalzo sulle porte; i due forni, uno per il pane e il più piccolo per i dolci, rimessi perfettamente a punto; un "palmento" antico in pietra viva con tutto l'ingegnosissimo sistema per il pestaggio dell'uva, integralmente recuperato. Sulla terrazza i "bisuoli" maiolicati con piastrelle d'epoca decorate reggevano due "pulere" che facevano da spalla ad uno splendido pergolato. Di sera, inebriati dall'odore di un gelsomino bianco posto a ridosso dei "bisuoli", tra un buon bicchiere di vino e le leggendarie insalate di Liliana, il pergolato diventava una sorta di palcoscenico dove si alternavano i personaggi più stravaganti dell'isola.
Così conoscemmo Pino che aveva il viso attraversato da una lunga cicatrice ed era il proprietario di un gozzo suggestivo, "La Circe", sul quale portava i turisti a Ginostra. E poi, con le loro sole definizioni pittoresche, il "Vichingo", rinomato cacciatore di aragoste, e "Polifemo", esperto pescatore di ricciole. Ospite fisso di "Casa Matilde" era Nicola, titolare di una intrigante bottega a Scari, che la sera di ferragosto cucinò una memorabile zuppa di cipolle.
E in villa venivano Antonietta Palino, da poco ritornata dall'Australia con aspirazioni artistiche; zio Tano, uno dei superstiti dell'affondamento dell'"Andrea Doria" che raccontava per ore e ore il naufragio; Giuseppe "il poeta" che, terminato il lavoro da cameriere, appariva sul terrazzo e declamava i suoi versi improbabili; e Jurghens, l'artista che aveva un suggestivo atelier a Scalo Balordi dove esponeva i suoi quadri: finito di dipingere, veniva a bere un ultimo sorso di whisky con noi.
Erano serate di stelle lucenti sul terrazzo di Mario e di discorsi vari. Parlavamo di progetti, di sogni, ma anche di problemi, il futuro, i figli, quello che avremmo potuto fare nella vita perché molti di noi eravamo giovani.
Siamo tornati spesso a Stromboli per ritrovare la straordinaria atmosfera dell'isola affettuosa e sensuale, e poi Mario, Liliana, gli amici molto particolari e simpatici. Erano gli anni Ottanta.
Se decidete di andare a Stromboli prendete la nave non l'aliscafo. La nave è più scomoda, ma vi avvicinerà all'isola col tempo giusto per assaporarne pian piano la scoperta. Una volta arrivati, ricordatevi dei cannoli al "Canneto", poi andate a Piscità, cercate "Casa Matilde" e là ci saranno Mario, un buon bicchiere di vino, le insalate che non dimenticherete di Liliana e tante storie da ascoltare.