Indice
- Numero 51 - Maggio 2010
- L'Editoriale - La festa delle rose
- La nazione arcobaleno
- Las Vegas, buon compleanno
- La vita errabonda del dandy che moŕ a Capri
- Una nuotata indimenticabile nella Grotta Azzurra
- Quell'unica gita a Capri di Rea con Sophia Loren
- I giocolieri del vento vanto di Cava de' Tirreni
- Le magie dell'andaluso che dimoṛ a Venezia
- Com'era allegra Napoli al tempo del petisso
- Quando i casali punteggiavano la piana di Sorrento
- Arriva un'altra estate con pinne, fucili e occhiali
- La costa del Vesuvio meta dei vip dell'Antica Roma
- Il ponte migratorio fra le Eolie e l'Australia
- Quelle bare del Ghana a forma di elefante
- L'isola di Rosa
- L'eterna sfida del cuoco prestigioso
- Quel mare rosso sangue
- Un amore a Procida
- Il reporter dell'Isola
Quelle bare del Ghana a forma di elefante
- di Adriano Cisternino
Ce ne sono altre sagomate come pianoforti, navi, aerei, revolver in ricordo degli hobby del defunto nelle coloratissime cerimonie funebri.
La bellezza dei bambini e l'eleganza delle donne che, imparando a portare ogni cosa in equilibrio sulla testa, hanno una andatura da indossatrici.
In un villaggio di pescatori abbiamo visto una di loro portare sul capo uno squalo di due metri.
Il cimitero delle scimmie in un parco nazionale.
Verrebbe da chiedersi come fanno a crescere così belli, forti ed armoniosi, uomini e donne, e perché sorridono sempre, visto che il paese è tuttora uno dei più poveri dell'Africa (nonostante le miniere d'oro) ed il 30 per cento della sua popolazione vive con appena un dollaro e mezzo al giorno. Certo, è la razza. E magari il sole perenne, chissà ...
Più che il Ghana dunque racconterò i ghanesi, che da qualche decennio hanno invaso l'Europa non solo con lavoratori ordinari ma anche con tanti calciatori di serie A. E infatti l'attesa spasmodica per gli ormai imminenti Mondiali, in Sudafrica, ai quali il Ghana è presente per la seconda volta nella storia, è palpabile dovunque, anche grazie a qualche gestore di telefonia mobile che ha dipinto di rosso le case di mezzo paese.
Da Accra, capitale che s'affaccia sull'oceano Atlantico, a Kumasi, Bolgatanga e Navrongo, città quest'ultima all'estremo nord del paese, ai confini col Burkina Faso, e ritorno per un breve relax sulle invitanti spiagge sull'oceano.
Un viaggio di oltre duemilacinquecento chilometri su strade per lo più sterrate, piene di buche, dove si può anche rimanere con una ruota impantanata nel bel mezzo della foresta tropicale, e allora quelli che passano non ti scansano e proseguono, ma si fermano per dare una mano finché non puoi ripartire. Un viaggio sotto il sole dell'equatore, fra i trenta e i quaranta gradi centigradi, con un'umidità fra il settanta e il novanta per cento, ma anche con la possibilità di fermarti lungo la strada all'ombra di un fronzuto albero di mango dove una donna con l'immancabile bambino sulla schiena, manovrando con estrema perizia un coltellaccio da macellaio, ti pulisce in pochi secondi un ananas e te lo affetta per un pit-stop dissetante ed energizzante in cambio di pochi centesimi di euro.
Un viaggio attraverso città, fiumi, parchi nazionali (dove puoi imbatterti anche in un singolare cimitero delle scimmie), ma soprattutto attraverso villaggi di capanne erette con pareti di fango e i tetti di paglia, disposte in circolo, con spazi aperti in comune, dove, tra piccole fornaci e suppellettili varie disseminate qua e là, vivono in simbiosi uomini, donne, bambini che giocano, polli che razzolano, caprette che brucano, lucertole, iguanette variopinte, corvacci sempre pronti a rubare qualche briciola e insetti che non mancano mai.
In questi contesti la mattina gli uomini vanno alle loro attività, mentre le donne indossano i loro coloratissimi vestiti, si legano sulla schiena l'ultimo figlio di pochi mesi, e cominciano la giornata recandosi - magari per chilometri - alla fontana a stantuffo per portare a casa un po' d'acqua. E la portano in testa.
Portano tutto in testa le donne del Ghana. Portano l'acqua, fascine di rami secchi per il fuoco e, in quei recipienti di alluminio a forma di catino, ogni tip o di generi alimentari, magari da vendere ai mercatini, come frittelle di manioca, cosce di pollo fritte, banane, i manghi, le buste d'acqua potabile fresca e tanti altri inimmaginabili mercanzie. In un villaggio di pescatori sulla costa occidentale una donna portava in testa uno squalo di due metri, che debordava a destra e a sinistra dal solito catino di alluminio di circa 60 centimetri di diametro. Ma lei lo portava tranquillamente in testa, ben equilibrato, il peso (non indifferente) appena ammorbidito da un tarallo di stoffa ben disposto sul cranio, senza difficoltà apparenti.
Cominciano da piccolissime questo esercizio le donne del Ghana, da cinque o sei anni, con recipienti più piccoli, reggendoli con le mani. Poi imparano a portarli in equilibrio e così almeno le braccia possono riposare. E loro, per mantenere quell'equilibrio reso più precario dal movimento, acquisiscono un portamento elegante che poi conservano da grandi. Ecco perché le vedi camminare sempre con un'eleganza da indossatrici, con quei loro fisici deliziosi che magari pochi anni dopo accusano il peso di una vita dura e di quattro o cinque maternità di filato.
Tra gli spettacoli più interessanti del Ghana ci sono senz'altro i funerali. Non è difficile incrociarli lungo le strade dei villaggi, in genere di sabato. E li noti subito perché vedi donne e uomini vestiti con insolita eleganza, avvolti in ampi drappi di vari colori, ma soprattutto rossi, neri e bianchi. Quelli in rosso, ci hanno spiegato, sono i parenti del morto, mentre in n ero vestono gli amici più stretti e in bianco i conoscenti in genere. Si dispongono in larghi spiazzi sui lati di un rettangolo delimitato da quattro o cinque file di sedie riparate dal sole da un'ampia tenda, e mentre enormi casse di altoparlanti diffondono musica ad altissimo volume, all'interno del rettangolo si balla senza sosta. Anche il turista europeo può partecipare alla cerimonia: arriva, viene presentato ai parenti stretti del morto ai quali stringe la mano, si accomoda, balla con donne e uomini del posto, finché gli va, e alla fine si congeda in un'atmosfera di estrema cordialità lasciando una piccola offerta per contribuire alle spese e avendone regolare ricevuta con l'immagine del morto.
Questa cerimonia si svolge in genere anche a distanza di mesi dal decesso per dare alla famiglia il tempo di raccogliere un po' di soldi per le spese.
L'inumazione invece avviene subito, e qui la curiosità è data dalle bare che sono colorate vivacemente e dalle forme più strane.
Fermandosi ad una fabbrica di bare, si può constatare come ce ne sono di forme incredibili, di elefante, di pianoforte, di aereo, di nave, di revolver , insomma non c'è limite alla fantasia per assecondare, presumibilmente, le volontà o le inclinazioni in vita, del defunto.
Questo è il Ghana, dove il turismo è in fase embrionale e perciò si riesce ancora a vedere l'Africa nera, l'Africa vera.
Ma già può capitare che quando il turista si ferma per chiedere di fotografarli, loro rispondano: money! money! ...

