Indice
- Numero 43 - Aprile 2009
- L'Editoriale - Mare forza sette
- Campania, un amore a Parigi
- "L'Isola" sugli schermi di France 3 conquista Parigi
- Le indimenticabili serate al "Tinello" di Peppino
- Il rinascimento di Ischia
- Nel diario della moglie Cosima i giorni di Wagner a Ravello
- Gli occhi saraceni delle donne di Atrani
- Storia sotterranea di una cittą di mare
- Venti anni di bellezza
- Il nocchiero di Anacapri
- La locanda di Sandra sulla spiaggia di Mirleft
- Un caprese di corsa a New York
- Le case bianche di Conca dei Marini
- Quelli della carovana nell'Isola D'Elba
- L'ultimo pomeriggio di Geremy Pounds
- Il cacciatore dell'isolotto di Vivara
- La fine del mondo
- Il reporter dell'Isola
Quelli della carovana nell'Isola D'Elba
- di Raffaele Sandolo
Lo straordinario gruppo di uomini che, dopo la guerra, si inventò un lavoro nel porto di Campo.
Se ne ricordano i nomi e i nomignoli. Impegnati nel carico del granito, dei barili e delle botti di vino. Scaricavano pomice, pozzolana, laterizi. I bastimenti dell'epoca. I ritrovi tipici di quei portuali, le volenterose infermiere del pronto soccorso, le scarse colazioni al sacco e le serate alla Cantina Montecatini. La crisi delle cave, l'emigrazione e l'avvento del turismo.
Correva l'anno 1948. Campo, nell'isola d'Elba, stava rinascendo dopo il disastro della guerra. Il porto, ripulito, era animato da movimenti di barche da pesca e bastimenti. In paese mancava il lavoro. Qualcuno lavorava ancora nelle campagne e altri erano imbarcati sui pescherecci. Al porto, persone volenterose aiutavano a caricare e scaricare la merce per poche lire.
Il parroco del paese era don Zanotti, il sindaco Fabio Angiolo Mibelli e il medico condotto Danilo Colombi. Alcuni uomini si raggrupparono cercando di organizzarsi per fornire un servizio rispondente alle esigenze del porto.
Capirono che il trasporto delle merci, e soprattutto del granito, poteva essere la loro ricchezza del momento. Quel gruppo di portuali si chiamò "Carovana".
Dapprima fu formato da Fabietto Battaglini (Balonceri), Danilo Battaglini (Tombolino), Gino Spinetti, Garibaldi Mibelli, Antonio Ricci (Dottorino), Mario Bartolomei, Giuseppe Segnino (Soldatino). Poi si aggiunsero Giuseppe Dini (Chiurolotto), Dino Dini (Grinso), Alberto Palmieri, Ulisse Ribelli (Boccetta), Vittorino (lo Stroncatore), Leonardo, Romeo e Mario Spinetti. Il nucleo che operava ogni giorno era formato da circa dieci lavoratori con la partecipazione di altri secondo le necessità.
Parteciparono anche Ezio Gimelli (Tunney), Amedeo Tacchella, Giovanni Bartolomei, Egisto ed Edilio Spinetti, Ilio Greco, Ivonetto Vanni (Piombinese), Giovanni Lucca, Fiordaliso Poli, Ovidio Spinetti. Collaborarono inoltre Terzo Gimelli, Luigi Nelli (Babbalù), Agostino Bontempelli (Pitalino), Luigi Paolini (Gigino il Polpaio), Fulvio Bontempelli (Bambolobono), Ennio Colomo (Stoppetta), Franco Gemelli (Armadione), Pasquale Esercitato (Pasqualino), Stefano Dini, Nilo Pierulivo, Almiro Dini, Elbano Battaglini. Tra i sempre presenti Giuseppe Battaglini (Sorba) che abitava sul porto.
Normalmente si lavorava a cottimo.
Trieste Mari della cooperativa Corridoni e Italo Bontempelli, impresario, col collaboratore Virginietto Spinetti controllavano le operazioni.
La "Carovana" era soprattutto impegnata nel carico di granito (cigli, cordoli, bozze, banchine), di barili e botti di vino come pure di caolino. Scaricavano pomice, pozzolana, laterizi provenienti dalle Fornaci di Cecina e generi alimentari. Il trasporto via mare veniva effettuato dai bastimenti dei Mattera, dei Danesi, di Federici, di Ballini e di altri armatori.
Molti ricordano alcuni motovelieri e i loro comandanti: "Giuseppina Madre" (Gabriello Mattera), "Maria Luisa P." (Gaetano Danesi, "Andreola" (Giuseppe Mattera), "Alfiere" (Italo Ditel), "Progresso Nero" (Antonio Agarini), "Maria Grazia" (Fausto Dini), "Volontà di Dio" (Piero Pennello), "Tommasina Madre" (Telemaco Mattera), "Apuano" (Vincenzo Mattera).
La merce veniva ammucchiata nella piazza davanti alle Scalinate del Borgo Marinaro (oggi Piazza da Verrazzano). Gli uomini erano dotati di carretti a stanga per il movimento del granito nel porto.
Il trasporto sull'Elba avvenva con i camion di Giuseppe Balestrini (Beppe), Silvestro Spinetti (Lillo), Riccardo Spinetti (Sottomarino), Galileo Pisani (Tiriballo), Angiolo Galli (Pestiferino).
Il carico di granito avveniva anche a Cavoli, Seccheto e Fetovia. I velieri partivano per porti italiani ed esteri. Prima della spedizione, la pietra veniva squadrata, lavorata, bocciardata e spesso rifinita.
Al mattino, i lavoratori facevano colazione con fette di pane e mortadella, oppure pane e fichi.
La spesa veniva fatta alla Cooperativa Alimentare, gestita da Tommasina Dini e poi da Gino Retali, oppure nel negozio di alimentari di Iole, moglie di Gino Danesi.
Ognuno portava il pranzo in gavette e pentolini: pane, patate e pomodori in estate, minestrone, pasta e fagioli, raramente pastasciutta il resto dell'anno. Talvolta si arrostiva il pesce (sardine, acciughe, boghe, zeri) fornito genero-samente dai pescatori.
Era sempre presente un fiasco di vino prodotto dalle uve dei vigneti del Comune di Campo. Il lavoro terminava al tramonto. Quando non c'era lavoro, gli uomini andavano nella barberia di Giulio Galli, figlio di Ippolito, a parlare di sport e politica, spesso litigando fra bartaliani e coppiani, comunisti e democristiani.
La sera i portuali si incontravano nella Cantina Montecatini, mescita di vino gestita da Bernardina Greco, giocando a scopa, briscola e tressette.
Molti ricordano memorabili mangiate di polpo lesso allo zenzero, cucinato da Gigino il Polpaio.
Qualcuno come Fabietto, uomo di temperamento, era più esperto e comandava il gruppo. Col tempo alcuni giovanotti, taluni studenti in continente, fecero parte della "Carovana" cme Antonio Battaglini, Natale Costa (Fascino), Luigi e Antonio Baldetti, Elbano Battaglini, Vasco Spinetti, Cesare Ditel, Emilio Dini, Marcello e Giovanni Colomo, Aldo Battaglini, Giorgio Spinetti (Gitre). Alcuni dei giovani furono impiegati nello scarico dei tubi di ghisa coperti con fasce bitumate, pronti per l'utilizzo in condotte idriche.
Da San Piero, in caso di bisogno, venivano richiamati degli scalpellini per lavori specializzati. Il lavoro era svolto senza regole scritte e secondo il buon senso comune.
Tutti portavano la canottiera o la camicia e pantaloni di fustagno. In inverno, ruvide maglie di lana.
Dagli uffici della Finanza, poco più in alto, si controllavano le operazioni sul porto. La paga era bassa e non c'era alcuna assicurazione.
Si ricordano gli scherzi, le gelosie professionali e le grandi ubriacature che accompagnavano la gran voglia di lavorare.
Proverbiali i battibecchi fra il piombinese Ivonetto e i lavoratori campesi.
Antonio Baldetti, il più giovane, era la mascotte del gruppo.
Il profumo del vino da carico attirava i portuali che, usando bichieri di fortuna, cglievano l'occasione per una degustazione. Antonio, il Dottorino, con un fare da intenditore guardava il bicchiere controluce, ammirava il colore del vino, sentiva il profumo e poi faceva l'assaggio.
Gli incidenti più leggeri sul lavoro venivano curati, cme primo intervento, da Dora (Clelia Montauti), infermiera volontaria, che in caso di emergenza chiamava il dottore per eventuali ricoveri in ospedale. Interventi limitati venivano effettuati anche da Giovanna Buggiani (Giovannaccia) che abitava alle Scalinate, sempre gioviale e con grandi esplosioni di risate roboanti.
Molti ricordano Dora, proprietaria del negozio di tabacchi davanti alla chiesetta di san Gaetano, fare leggere medicazioni con bende e alcool.
Nella chiesetta andavano a pregare i comandanti dei velieri.
I servizi forniti dalla "Carovana" furono molto importanti nello sviluppo di Campo. Con l'avvento del turismo e del trasporto merci sulle navi della Navigazione Toscana, nel porto di Campo i bastimenti rimanevano spesso fermi.
Alla "Carovana" cominciò a mancare il lavoro. Inoltre, dato che nel frattempo la Ditta Lorenzi aveva aperto il "Kon Tiki", ristorante e pista da ballo, la piazza davanti alle Scalinate serviva per i pullman dei turisti e non più come deposito del granito. Alcuni lavoratori portuali trovarono lavoro imbarcandosi sulle navi della Navigazione Toscana, altri su navi mercantili e petroliere in Italia e all'estero. Altri iniziarono attività connesse al turismo.
La crisi delle cave di granito provocò l'emigrazione di molti scalpellini. In poco tempo, la "Carovana" si dissolse. La crisi dei trasporti nel porto di Campo si inseriva in un contesto generale di sviluppo turistico del paese con miglioramenti del tenore di vita della popolazione. Si stava manifestando il "miracolo economico".
Alla fine degli anni Sessanta, i campesi si sentivano più fiduciosi e guardavano con ottimismo al futuro. È passato mezzo secolo da allora. Campo visse un'esperienza molto creativa in un periodo in cui bisognava arrangiarsi in qualche modo e inventarsi il lavoro.
Molti campesi di oggi avanti negli anni, pensando al passato, si sentono orgogliosi di avere partecipato attivamente a quel processo di sviluppo economico e sociale.

