Indice
- Numero 2 - Maggio 2003
- L'Editoriale - Profumo di donne
- La Casa Rossa diventa Pinacoteca
- La Poetessa della Grotta Verde fa l'avvocato a New York
- La favola di Monika e Toni
- Quella casa rossa è un autoritratto
- Il salotto di Attilio Scoppa a Caprile
- Con la barca del marinaio Stefano alla Grotta dello Champagne
- La donna che ha un talismano per ogni evenienza
- La mia isola è Taormina
- Gli orologi di Anacapri in fila per tre
- Quell'intervista impossibile a Mona Bismarck
- Pinne, fucili e occhiali alla Canzone del Mare
- Sul monte Solaro c'è un sax che suona
- Toto' è un'isola
- Perché Ponza diventò l'isola di Montecristo
- Ischia al tempo del Rancio Fellone
- Ravello, una rosa per Susan Sarandon
- Quel giorno dell'idrovolante di Ciano a Marina Piccola
- Lettera dal Faro
- Dio è napoletano
- Ad Anacapri ho sentito la poesia
- La tromba Daria
- Il compleanno del pescatore biondo
- Il reporter dell'Isola
Ravello, una rosa per Susan Sarandon
- di Carmine D'Angelo
L'omaggio di Giovanni Fortunato.
L'ultima estate di Gore Vidal.
La pasta di Netta.
Sabrina Vuilleumier ultima Beatrice
Villa Rufolo aveva già ispirato a Wagner il giardino incantato di Klingsor, mentre D. H. Lawrence - in quella che Boccaccio descrisse come "la più dilettevole parte d'Italia"- aveva ambientato L'Amante di Lady Chatterley, quando Gore Vidal scese da una Jaguar targata Parigi e fece di Ravello la sua Itaca per sempre.
La signora Annamaria fa segno ad Ignazio che il suo caffè è pronto. Sono le 8,30 del mattino, ed il buongiorno a Ravello si dà nel bar Klingsor, tra un'occhiata al giornale ed un sorso al cappuccino.
Del Professore, come viene affettuosamente chiamato dalla gente del posto lo scrittore americano, il signor Ignazio conosce e segue ogni spostamento. Dal 1967 è infatti il suo tassista personale. Inutile, però, chiedergli di svelarti qualche aneddoto o particolare curioso. Lui, del suo amico Gore, ti dirà soltanto che è un "vero signore, una persona perbene".
Qui a Ravello, del resto, al Professore vogliono tutti bene davvero. E non soltanto perché la villa in cui da oltre trent'anni, assieme al compagno Howard, trascorre le sue estati è aperta a chiunque desideri fargli visita. Di Vidal, spiega Alfonso Sorrentino, figlio dei proprietari del bar Klingsor, colpisce soprattutto "la sua disponibilità, il suo essere sempre prodigo di consigli con tutti" .
Riservato, amante dell'ordine e della quiete, il Professore, che tra l'altro parla un discreto italiano, lo incontri nelle notti d'estate seduto a un tavolino a sorseggiare Glen Grant e a conversare di politica e cultura con gli abitanti del luogo. "Ascoltarlo è un piacere -dice Annamaria, la barista- ha sempre una soluzione per ogni tipo di problema".
Eppure, la prossima, potrebbe essere l'ultima estate del Professore a Ravello. Corre infatti voce che Vidal, sofferente di artrosi, abbia deciso di mettere in vendita la sua villa. Un'indiscrezione, questa, che in paese nessuno smentisce e nessuno conferma. "Sappiamo che negli ultimi tempi non è stato tanto bene- si limita a dire Alfonso per tutti. - In ogni caso, lo aspettiamo a braccia aperte. Lui, oramai, è parte di noi, come Ravello di lui".
Se passi da queste parti, non puoi non fermarti al museo del corallo. Lo sa bene Dustin Hoffman che, stanco di correre dietro alla moglie per i negozietti del centro, chiese a Giorgio Filocamo di potersi riposare nella sua gioielleria (all'interno della quale è allestito il museo). "Mi domandò quale dei suoi film fosse il mio preferito- ricorda il signor Giorgio- "Tootsie", gli risposi. Lui mi sorrise, e pochi secondi dopo iniziò a imitare il personaggio che aveva interpretato nel film".
Se è vero che il signor Giorgio di attori, star della televisione e personaggi del mondo dello spettacolo e della politica ne ha visti fermarsi davvero in tanti alla sua gioielleria (si pensi, tanto per citare qualche nome, a Oscar Luigi Scalfaro, di cui conserva un telegramma di ringraziamento per il cammeo di cui omaggiò la figlia, o a Hillary Clinton, per cui realizzò, ai tempi del G8, una splendida spilla raffigurante Ravello, o ancora all'ex presidente americano Gerard Ford, che, dopo aver casualmente incontrato un suo ex rivale politico mentre visitava il museo, lo abbracciò calorosamente tra gli applausi del gruppetto di americani presenti), è anche vero che soltanto un personaggio ha realmente toccato il suo cuore: Leah Rabin, in visita a Ravello nel '97. "Colpita dall'esposizione di un Cristo in argento con al di sopra una stella di David- racconta il signor Giorgio- mi chiese il senso di quell'opera. Le spiegai che quello voleva essere un segno di riconciliazione tra le due religioni, di pace universale tra i popoli. In fondo, anche Gesù era ebreo di nascita. Non del tutto convinta della mia spiegazione, andò via. Tuttavia, dopo aver visitato le due ville di Ravello, tornò nel mio negozio e, tra lo stupore dei presenti, corse ad abbracciarmi, come a volermi ringraziare per quelle parole".
Luogo di passioni intense ed amori leggendari(su tutti quello più fantastico che reale tra Greta Garbo e Leopold Stokowsky, di cui una lapide, a Villa Cimbrone, ricorda "le ore di segreta felicità", facendo sorridere i turisti), Ravello è anche paese di dongiovanni e gentiluomini. Come Giovanni Fortunato, 50 anni, proprietario di un'enoteca del centro, che, vedendo passare Susan Sarandon, corse dal fioraio più vicino per comprarle una rosa. L'attrice gradì, e il simpatico artigiano portò a casa quella foto- ricordo che oggi è il vanto del suo negozietto.
Ma se di Ravello il signor Giovanni è il gentiluomo, Netta Bottone, titolare della trattoria "Cumpà Cosimo", è certamente la regina. Divenuta famosa in tutto il mondo per il suo "misto di pasta fatto in casa"(una vera bontà: provare per credere), Netta, più d'una volta, è stata invitata a partecipare alla nota trasmissione televisiva americana del "Rosie O'Donnell Show". Da buona madre di famiglia, la donna ha tuttavia sempre declinato l'invito per "non lasciare i figli da soli".
Quattro del pomeriggio.
Accompagnati dal dirigente Mario Galdi, ci addentriamo nella ridente e lussureggiante vegetazione del giardino di villa Rufolo. E' qui, in questo scenario di fiori e terrazze a strapiombo - dove Wagner rimase "bruscamente abbagliato da una successione di colori splendenti", trovando finalmente quel giardino di Klingsor che il suo cuore, fino a quel momento, aveva vanamente cercato- che si celebra, fin dai primi anni '50 e proprio in omaggio alla memoria del grande musicista tedesco, il festival musicale di Ravello. Una rassegna, questa, davvero straordinaria, che, nel corso degli ultimi anni, pur mantenendo un'impronta tipicamente wagneriana, s'è voluta gradualmente aprire ad impulsi stilistici innovativi: dall'utilizzo di testi letterari all'approccio con le arti musicali arabe e giudaiche della Spagna medioevale, dai recital delle pop star ai concerti jazz.
Eppure, nonostante il suo incantevole e celebre giardino, villa Rufolo, non è che l'anticamera del Paradiso. Le porte dell'eden, infatti, si spalancano al visitatore al termine di una romantica passeggiata lungo le ombrose vie che dalla piazzetta del paese conducono fino a "quel piccolo angolo di terra" dove D. H. Lawrence, "perduto al mondo nel quale non agogno parte alcuna", sedeva e parlava col suo cuore, "contento di non sentire la tristezza per la dipartita": villa Cimbrone. E' la bionda ed angelica Sabrina Vuilleumier, una delle proprietarie della villa, a vestire i panni di Beatrice e a condurci lungo il "viale dell'immenso", l'ombroso sentiero coperto da un pergolato di glicine bianco ed azzurro che accompagna il visitatore fino alla "terrazza dell'infinito", da cui, secondo Vidal, è possibile ammirare "il panorama più bello del mondo".
Difficile descrivere le sensazioni e suggestioni che ti trasmette questo meraviglioso scenario.
Tutto quello che si può dire è che c'è qualcosa di eterno e allo stesso tempo di straordinariamente umano, terreno, in questa distesa d'azzurro, senza contorni né forma, dove il mare sposa il cielo e la frontiera tra sogno e realtà è una linea invisibile tracciata dal vento.
Qualcosa che ti porta davvero a credere di essere in un posto fuori del mondo, del tempo e della storia, e a pensare, come ha scritto André Gide, che "Ravello sia più vicina al cielo di quanto non sia lontana dalla riva".

