Indice
- Numero 55 - Dicembre 2010
- L'Editoriale - Metti una sera a cena
- La leggenda di Rimini
- Portoferraio, i giorni della ghisa
- La favola di Maradona
- Realtà mitiche di Capri
- Andare per taverne tra risse e fantasia
- Lucrezia D'Alagno, il mio sogno biondo
- Una guerra di pesci nel mare di Napoli
- La marchesa dagli occhi di lupa
- Il Natale di Andrea
- Nel ricordo di Bruno Lauzi l'arrivederci di Anacapri
- Diario intimo di un velista felice
- I gelati di Leopardi
- La leggenda di Marie Galante
- Miseno, alla fine degli anni Quaranta
- Il reporter dell'Isola
Realtà mitiche di Capri
- di Rossana Muzii
La Certosa di San Giacomo, edificata nel 1371, è luogo di magico interesse e tappa obbligata per i visitatori dell'isola. Le alterne vicende da potente polo economico alle distruzioni dei corsari, all'abbellimento seicentesco, poi bagno penale, casa per invalidi e area di confino militare. Negli anni Settanta, il primo intervento di recupero del complesso monumentale.
Natura e ambiente, testimonianze architettoniche, memoria classica e mito, quante le possibili "categorie" per l'isola di Capri, distesa nella baia del golfo di Napoli "come una sfinge sulla linea dell'orizzonte".
Un luogo di magico interesse - se ne vuole qui rimarcare l'attenzione - tappa obbligata di visita è la Certosa di San Giacomo, oggi museo statale sotto la tutela della Soprintendenza entro la rete del polo museale della città di Napoli, insieme con il museo di Capodimonte, il Castel Sant'Elmo, il museo duca di Martina nella villa Floridiana, il museo Diego Aragona Pignatelli Cortes in villa Pignatelli, la Certosa e museo di San Martino. Il prestigioso complesso monumentale, testimonianza di un ricco passato di storia e di civiltà, ha nuovamente ritrovato, dopo incertezze legate alla sua pertinenza amministrativa, quel ruolo di motore culturale che gli spetta, rendendo possibile, o meno precario, un più efficace progetto della Soprintendenza Speciale napoletana per la sua salvaguardia come luogo di memoria e di identificazione collettiva e la sua valorizzazione sul versante di future iniziative nell'ampio campo delle arti visive.
Il felice, ma anche sublime incantamento proviene, in Certosa, dal suo stesso luogo di fondazione, identificato da Giacomo Arcucci, di famiglia isolana, sul pianoro verdeggiante e ameno, in posizione solitaria, detto Sama, nella "parte più bella e deliziosa dell'isola" avrebbe poi detto l'Abbé de Saint Non. Protetta da mura verso l'abitato e dal lato sud, a strapiombo sul mare e sulle rocce dei Faraglioni; qui è l'area del "deserto" che doveva circondare il complesso monastico in obbedienza alla Regola del silenzio, della preghiera e della contemplazione, istituita da San Bruno di Colonia nel 1084, fondatore della Grande Chartreuse presso Grenoble. Giacomo o Jacopo Arcucci, conte di Minervino, maestro della Gran Curia e Cancelliere della regina Giovanna d'Angiò, già patrona della Certosa di San Martino, volle edificare la Certosa di Capri, per ex voto, "quasi su modello, per quanto comportava il luogo, di quella di Napoli" (B. Tromby, Storia critico-cronologica diplomatica del patriarca S. Brunone e del suo ordine cartusiano, tomo VII, Napoli 1777, pp.9-11). I lavori ebbero inizio nel 1371 e dovettero terminare nel 1373 se in quell'anno "era assestata sul modello" (Tromby, cit., p. 10) della Certosa di San Martino da cui proveniva il primo Priore Tommaso, monaco professo. Il conte la intitolò a San Giacomo apostolo, fratello di Giovanni, martire al tempo di Erode Agrippa, venerato a Santiago di Compostela e patrono di Spagna.
Il ricordo celebrativo della fondazione è nella lunetta ad affresco nell'arco ogivale del pronao della chiesa, attribuita a Niccolò Di Tommaso, pittore fiorentino, tra i protagonisti attivi alla corte angioina nella seconda metà del Trecento, raffigurante la Vergine con il Bambino e ai lati San Bruno che poggia la mano sulle spalle della regina Giovanna e San Giacomo in atto di proteggere il conte Arcucci che offre il modello della Certosa e i suoi figli. Sul lato sinistro tre donne oranti.
Il suo sepolcro, già in Certosa - dove il conte si ritirò con il maggiore dei suoi figli, dopo la confisca dei suoi beni, e vi morì nel 1397 - si conserva oggi, come l'altro del nipote Vincenzo Arcucci, nella chiesa di Santo Stefano sulla scalinata della piccola piazza Umberto I, dentro la cappella a destra dell'altar maggiore, entrambi eseguiti a Napoli da Michelangelo Naccherino nel 1612.
Come per tutte le case certosine nel museo annesso alla Grande Chartreuse la 'Galerie des cartes' ne offre un itinerario per immagini l'impianto è conforme a quel primo prototipo, fatta poi salva la specificità di ognuna per la sua connotazione territoriale. Qui a Capri, le tipiche volte estradossate e la ruvida superficie a lapillo caratterizzano la copertura; qui una semplicità "rustica" individua i percorsi diversificati tra monaci e conversi nel susseguirsi canonico dei chiostri, il piccolo rinascimentale, cinto da portico su colonnine decorate da capitelli romani e bizantini, il grande su pilastri di pietra calcarea, del secolo XVI, vero e proprio spazio di clausura, su cui si aprivano le celle dei monaci, con il Quarto o appartamento del Priore, e qui la loggia con eccezionale veduta sul mare e il bel giardino; quindi, il Refettorio, la cucina e i magazzini, la Canonica, la Spezieria, la Cappella delle donne al di fuori.
L'interno della chiesa, ad unica navata, conserva pitture a fresco sulla controfacciata e lungo la navata, nella volta, di fine Seicento: la data (1699) è apposta sulla raffigurazione di San Giacomo alla battaglia di Clavijo mentre sconfigge i mori. Altre decorazioni a fresco sono nella sala del Capitolo. I lavori sono saldati a Diodato Vespiniani e Francesco Mottola nel 1700 (Tafuri 1998). Non vi è tuttavia nulla dello sfarzo e dello splendore, per concorso di personalità di artisti, che si ammirano nella chiesa della Certosa di San Martino e in quel complesso, straordinario monumento dell'arte a Napoli dal Trecento al Settecento per volontà di sensibili e accorti, nonché facoltosi, Priori succedutisi nel tempo.
Ma la vicenda delle alterne fortune della Certosa, dal suo ruolo di potente polo di forza economica con possedimenti anche nei dintorni di Napoli alle distruzioni dei corsari nel corso del Cinquecento, all'"abbellimento" seicentesco, fino alle soppressioni del Sette e dell'Ottocento e alla destinazione di bagno penale, poi di casa per invalidi e, dopo il 1860, di area di confino militare, è ben nota.
Del resto anche altra è la storia della fortuna della Certosa di Capri, che perse ben pesto una sua indiscussa se pur difficile supremazia sull'isola, come altra è la storia della fortuna di Capri e della sua immagine mitica, rispetto alla Certosa di San Martino e alla capitale celebrata e amata del Meridione d'Italia.
Dopo i cenni nelle prime guide di Giulio Cesare Capaccio del 1607 e di Bouchard del 1632, l'illustrazione di Cassiano de Silva del 1698, ancora nel Settecento inoltrato, difatti, Capri è tutta da scoprire: magica visione emergente dal mare sulla linea dell'orizzonte per quanti raffiguravano il golfo da Napoli o dalla costiera di Sorrento o Amalfi.
Il suo primo ritratto interno è la tempera di Jacob Philipp Hackert del 1792, che raffigura nel verde e ancora intatto scenario, alle falde delle scoscese pareti del monte Solaro, 'lo palazzo' ossia Palazzo Canale, di primitivo impianto medievale, residenza del sovrano Ferdinando IV di Borbone al tempo delle sue battute di caccia alla quaglia sull'isola in compagnia di Norberto Hadrava, archeologo della legazione austriaca, poi nel 1794 di Nathaniel Thorold, baronetto inglese, tra i primi stranieri stabilitisi sull'isola. Il dipinto, che un inventario registra come "appartenente a S.M. la Regina" si conserva nella Reggia di Caserta.
Di qui l'avvio alla tradizione vedutistica che annovera artisti, dentro la sensibilità romantica, quali Thomas Jones e Christian Dahl, Anton Smink Pitloo e Giacinto Gigante, protagonisti della Scuola di Posillipo, Louis Ducros e il fiammingo Frans Vervloet, i francesi con Girodet o Granet e Turpin de Crissé e la folta schiera di tedeschi, Carl Blechen, o Schilbach, o Ernst Fries in viaggio con August Kopisch approdati alla Grotta azzurra, e poi i danesi, tra cui Kobke, il russo ??edrin, su fino a Böchlin e Klinger: tutti a sancire il mito e l'immagine di Capri.
Né sorprende la quantità di pagine letterarie ispirate all'isola, da Chateaubriand a Norman Douglas, da Montesquieu a Maugham: esistono luoghi che rappresentano qualcosa di "oltre" la fisicità naturale, qualcosa di magico per quegli animi più attenti e sensibili.
La lunga tradizione vedutistica poté dispiegarsi nell'excursus della mostra del 1981 che si tenne nella Certosa di San Giacomo, a voler significare - con le parole di Raffaello Causa - un primo avvio all'indagine conoscitiva della produzione dedicata al tema, ripresa poi con più ampio taglio scientifico nel volume Il mito e l'immagine Capri Ischia Procida nella pittura dal '600 ai primi del '900, pubblicato per la XL sessione del Premio Italia.
Indagine, quella, tra l'altro mai esaustiva per il progredire delle ricerche, che potrà confluire in una nuova rassegna espositiva che la Soprintendenza intende riproporre in Certosa in un immediato futuro.
Va ricordato che agli anni Settanta si fa risalire il primo atto di recupero del ruolo imprescindibile di prestigio del complesso monumentale quando - dal passaggio al demanio dello Stato tra il 1901 e il 1903, dopo inappropriate destinazioni d'uso, dopo i primi restauri del Soprintendente ai Beni Architettonici Gino Chierici tra il 1926 e il 1929, quindi i lavori del suo successore Armando Vené nel 1936 - la Certosa fu oggetto del complesso intervento di Roberto Di Stefano, con la collaborazione di Roberto Mango, comprensivo della passeggiata nel parco, fino al celebre Belvedere sui Faraglioni.
Il Soprintendente ai Beni Artistici e Storici, Raffaello Causa, volle qui crearvi il Museo Diefenbach, su sollecitazione della donazione, effettuata dall'erede allo Stato nel 1972, di quelle opere - già in Certosa fin dal 1931 - dell'artista tedesco in fuga al Sud, meta sognata e vagheggiata, rifugiatosi infine a Capri dove morì nel 1913.
Nel 1974, nel Refettorio della Certosa, i dipinti di forte impatto emotivo costituiscono, nella loro visione mistica e trasfigurante, una testimonianza significativa del percorso artistico dell'autore in un preciso momento storico di inizio Novecento.
Un approfondimento alla conoscenza del pittore tedesco derivò dalla Mostra - siamo agli anni del Soprintendente Nicola Spinosa negli stessi spazi della Certosa con la cura di Giancarlo Alisio della raccolta di tele del visionario pittore tedesco provenienti dalle collezioni private (1995).
Seguì la serie di Mostre temporanee d'arte antica e moderna negli spazi più piccoli della Canonica, da l'Immagine di Capri a Picasso, L'opera lineografica, da Realtà e fantasia nella pittura napoletana del Seicento e Settecento a C'era una volta Capri, alle ultime riservate ai contemporanei Domenico Spinosa, Tatafiore, Pisani, Fermariello, Campos, Castello, La Chapelle.
Ma il rapporto tra l'impegno profuso dalla Soprintendenza Speciale per il polo museale, cui la Certosa fu assegnata con Decreto Ministeriale, e i risultati ottenuti negli anni, non è stato sempre gratificante: limitate risorse finanziarie, sempre inadeguate per gli interventi di gestione e manutenzione costante, carenze croniche di organico nelle professionalità tecniche, scientifiche e dell'area della vigilanza hanno reso e rendono sempre più difficile il compito di chi ha in cura il vasto complesso e la tutela del patrimonio in esso custodito.
Una svolta si è potuta registrare con il finanziamento ministeriale del 2003 del progetto generale di restauro e recupero architettonico, con attenzione a destinazioni funzionali e di adeguamento impiantistico, ma solo per un primo lotto di lavori, cui si dedicarono Dely Pezzullo, già direttore degli interventi nella Certosa di San Martino, e Valerio Mangoni di Santo Janni.
L'intervento, con la direzione di Catello Pasinetti della Soprintendenza per i Beni ambientali e Architettonici e la collaborazione di Maria Elena Palumbo, già al fianco di Dely Pezzullo, ha inteso dapprima recuperare, col parallelo lavoro di adeguamento impiantistico, le coperture estradossate, protette dal caratteristico battuto di lapillo, la Cappella delle Donne, per destinarla a sede dei cosiddetti Servizi aggiuntivi al pubblico (biglietteria, guardaroba, bookshop), la Torre di guardia, la chiesa con i suoi affreschi - è ancora in corso l'intervento negli ambienti annessi - e soprattutto il Quarto o appartamento del Priore, con il suo magnifico giardino e la loggia aperta sull'incantevole panorama del mare, dei Faraglioni, di Marina piccola.
Un lavoro che non ammette, comunque, interruzioni alla complessa manutenzione, in attesa che ulteriori finanziamenti consentano il completamento del progetto generale e il restauro del Chiostro piccolo, del Noviziato, della Canonica, e prioritariamente del Refettorio dov'è ospitato il museo Diefenbach.
Se è in atto l'intervento sulle gigantesche tele bituminose (il bitume è materia amalgamata al colore sulla tela), visioni dei luoghi topici di un itinerario caprese rivisitato dall'artista, con il contributo della Associazione dei docenti di Economia degli Intermediari e dei Mercati finanziari nel 2008 si è dato anche l'avvio all'opera di restauro di quei dipinti, di formato minore, già esposti, ma poi trasferiti in deposito:
la Veduta dal monte Tuoro con la valle della Certosa e la sfinge a sentinella della famosa Grotta oscura, di cui è nota una variante in collezione privata; nonché la tela con la Pineta da Damecuta, con il contributo recente di Fondazione Capri, promotrice anche della mostra Mimmo Jodice. Figure del mare, apertasi negli ambienti del Quarto del Priore, più che adeguati all'evocazione nel titolo. Per la suggestiva posizione del Quarto, qui si vorrà esporre la rassegna sulla fortuna della Immagine dell'isola di Capri e del golfo di Napoli dalle collezioni napoletane, con dipinti, disegni, acquerelli, fotografie; mentre in Canonica si continuerà la serie di Mostre di arte contemporanea. Per questo programma, che non trascura la presentazione di eventi di teatro, musica e cinematografia, di sicuro prestigio internazionale, la Soprintendenza deve reperire risorse finanziarie e umane istituzionali non solo, ma anche finanziamenti più cospicui, sia pubblici che privati, in comunità di obiettivi di crescita culturale.
La Soprintendenza ha patrocinato la nascita, specificamente per la Certosa di Capri, dell'associazione di Amici della Certosa, d'oltremanica e d'oltreoceano, accomunati dall'amore per la magica isola del Mediterraneo e impegnati nella valorizzazione di questo complesso monumentale, come gli Amici di Capodimonte, già al nostro fianco per i musei napoletani, che oggi registra una forte crescita di pubblico entusiasta della storia, della bellezza e dell'atmosfera del luogo.
(Rossana Muzii è direttore della Certosa di San Giacomo a Capri e della Certosa di San Martino a Napoli).

