Ritorno a Cetara

- di Francesca Romaldo

Il richiamo del mare per Ugo Marano, artista di fama internazionale.
Tutte le forme del mare nelle sue opere: disegnato, guardato, vissuto.
L'elemento primordiale che permette di rinascere.
La casa costruita dal padre sulla costiera amalfitana luogo irrinunciabile dopo l'abbandono della grande villa in campagna a Capriglia e la rinuncia a vivere a Roma e a stare lontano, nel mondo.

Cercando nell'angolo più profondo dell'animo umano si riuscirebbe a trovare un tintinnante zampillo d'acqua, salata e leggermente ruvida al tatto, lo si potrebbe guardare scorrere scavandosi un letto su sabbia e rocce, allagherebbe ogni pensiero ed ogni cellula ed ogni vena ed ogni spazio, lascerebbe tutto fluttuare in movimenti costanti e rassicuranti, come culla, come braccia di madre, come mani di amante.
È il mare che è dentro ognuno di noi. Quel mare ci riempie, ci consola, ci tormenta, ci rende pazzi e ci innamora. E l'acqua chiama altra acqua e il mare chiama altro mare e l'uomo si scopre sempre sulla battigia a confessare peccati e pene e peccatori. Il mare perdona o condanna, ma sempre ascolta paziente, l'ultimo sussurro del moribondo e il grido del disperato e il gemito dell'amante e il singhiozzo del bambino.
Infine, vinto da un moto di orgoglio e vanità, il mare si lascia ammirare e si trasforma in musa. Il mare ispira chi lo sa guardare. L'artista lo guarda, lo scopre ogni volta diverso, ne ruba un aspetto e lo nasconde nella sua opera, che saprà di brezza o di sale o di ali in volo o di pioggia che schiocca sull'acqua, che saprà di se, perché il mare è dentro l'uomo.
L'ispirazione nasce dal luogo, dal territorio ed ogni territorio può diventare studio. Nel momento in cui l'arte è diventata moderna, c'è stata una ricerca di linguaggio più esasperato per cui il dipinto o l'opera viene fatta anche all'istante con tecniche più informali e più dirette. In queste opere è la genialità che diventa opera d'arte e non la minuzia.
"Spesso decido di andare a disegnare direttamente nello spazio, come ho fatto nel museo di Baronissi o a Verona. Mostro la capacità di operare direttamente ispirandomi al luogo, che sia vuoto o aperto al pubblico non è importante. È importante per un artista lavorare da solo, ma è anche molto esaltante lavorare con gli altri, davanti ad una platea che ti osserva. Mi muovo in queste forme di utopia e di avanguardia lavorando a casa, nelle fabbriche, nei musei, in spazi aperti, poiché ogni luogo può diventare uno studio".
Ugo Marano, artista di fama internazionale, studioso di linguaggi interdisciplinari, un dottorato honoris causa in Scienze della comunicazione presso l'Università degli studi di Salerno, nasce con il mare dentro, ma anche guardando il mare. Quando era solo un bambino, il padre costruì una meravigliosa casa per le vacanze a Cetara, nessun ostacolo tra la vista e l'acqua cristallina ricca di pesci.
Quando la madre la vide ne fu tanto affascinata da non voler più tornare a Capriglia nella grande villa di campagna dove viveva con i suoi sette figli e così si stabilirono in Costiera Amalfitana. Il suo percorso di artista lo porterà lontano da quei luoghi, ma ritornerà, come da essi richiamato.
"Il luogo in cui vive l'artista lascia intendere il perché delle sue opere. Io ho studiato, anche lontano dal mare, ho letto, ho viaggiato ed ho una cultura globale però l'ispirazione dipenderà sempre dalle mie radici. Io che vivo sul mare, che sono cresciuto a Cetara, in una casa che non ha altro davanti a sè se non il mare, sento di avere una libertà visiva che si riflette nelle mie opere".
Nelle opere di Ugo Marano, per forza di cose, deve esserci il mare, un mare che prepotentemente riempie gli occhi fin ben oltre l'orizzonte. Compare, il mare, sotto forme distinte.
C'è un mare disegnato, possiamo definirlo una scrittura di mare, ricordando che Marano non è un artista figurativo classico, una forma di scrittura anche abbastanza similare al mare, con onde che compaiono improvvise.
Poi c'è un mare guardato, sperimentato fin da bambino, contemplato, che è fonte di ispirazione.
Nei suoi lavori c'è sempre una spazialità, un idea di spazio libero, aperto, che riferisce al mare perché l'artista stesso lo vive e non perché lo abbia cercato. Infine c'è un mare vissuto, quello di tutti i giorni, e c'è il rapporto personale tra l'uomo e il mare, che esula dal suo essere artista.
Mare che serve come elemento primigenio per tornare a se stessi, come origine di tutte le cose. Tutto è nato dal mare e quindi bagnarsi è immergersi nella storia. È un bagno culturale, ma è anche un bagno di piacere. Rilassare le membra e, fosse anche solo per un istante, dimenticarsi di ogni cosa, persino di se stessi, liberarsi di qualunque pensiero, sentirsi parte di un tutto che è in noi ma che è altro da noi.
Il mare è l'elemento primordiale che permette di rinascere. È per questo che al mare sistematicamente si ritorna. E anche Ugo Marano è tornato. "Quando ho terminato i miei studi sia in Vaticano che all'Accademia a Ravenna ad un certo punto dovevo decidere cosa fare. Mi chiesero di restare in Vaticano per lavorare con loro, ma io decisi di ritornare a Cetara proprio forse per questo mare che mi richiamava a casa. Ancora oggi mi capita. Se resto più di una settimana fuori in viaggio, senza volerlo, mi guardo allo specchio e non ritrovo più la mia immagine, non mi riconosco, è allora che mi rendo conto di dover tornare a casa. È diventata una specie di terapia, per me, il mare."
La proposta di Ugo Marano, in quanto artista utopista, è di progettare opere e architetture per il futuro, nuovi modi di vivere l'opera d'arte. L'uso che se ne è fatto nel secolo scorso è stato quello di abbellire le case. Oggi invece si ha bisogno di vivere l'opera. I prodotti artistici hanno bisogno di una stanza vuota, come un luogo sacro.
L'uomo deve poter entrare in questa stanza e vivere un rapporto reale di crescita con l'opera non considerata come puro prodotto estetico.
L'arte vera ha bisogno di solitudine e non si allontana mai troppo da quella primordiale ricerca di senso. La natura, seppure in nuove forme, ritorna nelle opere invece di scomparire.
"La natura in termini concettuali è di riferimento ai miei lavori. Restituisco al legno la sua identità di albero, tratto i materiali pensando alla loro identità d'origine. Nelle mie opere c'è la natura fatta parlare".