Indice
- Numero 26 - Agosto 2006
- L'Editoriale - Come è bella la città
- Isole minori, principesse dei mari
- Le città di mare
- La più bella storia d'amore vissuta all'hotel Bellevue
- Ci vediamo al Bar Caiolo
- La pazza avventura da Roccaraso a Procida
- Alla felice scoperta di Castellorizo
- Un viaggio senza tempo alla marina di Novaglie
- Quella boutique in piazzetta dove entravano i divi di Hollywood
- La leggenda nera di George's Island
- Ritorno a Ponza
- Appuntamento a Palmaria
- La bisnonna Desolina mi regalò la sua voce
- L'erba dello stadio Stadio San Paolo ispirò il mare verde di Marotta
- Uno svedese ad Anacapri
- Il reporter dell'isola
Ritorno a Ponza
- di Raffaele Sandolo
Un viaggio memorabile a bordo della motonave "Giraglia" dopo l'imbarco all'isola d'Elba. Un ritorno alle radici salendo sull'imbarcazione messa a disposizione dall'armatore ponzese Vincenzo Onorato, il patron della Moby Lines. Il ricordo del lavoro dei padri, i bastimenti per il trasporto delle aragoste e Ponza quand'era terra di confino. Il panorama dell'isola, dopo avere superato Palmarola, mentre la nave si avvicina al porto.
Lo Scoglio del Caciocavallo, la spiaggia di Santa Maria, la Grotta di Pilato e la Torre dei Borboni.
È il tardo pomeriggio del 18 giugno 2006. La Motonave "Giraglia" della Società Moby Lines naviga tranquilla verso sud dopo aver lasciato, nel mattino, l'Isola d'Elba. I passeggeri si esprimono con idiomi diversi pregustando le delizie dell'isola di Ponza e la festa del Patrono, San Silverio. Si allontanano dall'Elba per un ritorno ai tempi passati.
Col trascorrere delle ore, vivono sensazioni particolari spesso indefinibili.
Le emozioni si fanno più intense mentre con lo sguardo cercano le isole ponziane, lontane nella foschia. Le ore passano serene fra racconti di ricordi e di esperienze di vita. Si fanno dei nuovi incontri e si scoprono legami di parentela. Avvicinandosi al Monte Circeo si cominciano a intravedere Ponza e, ai lati, Zannone e Palmarola Ponza è stata negli ultimi due secoli al centro del grande movimento dell'emigrazione meridionale. Da qui sono partite molte famiglie con l'amarezza nel cuore, mitigata dal grande sogno per un futuro migliore. I Feola, gli Avellino, i Morlé, i Sandolo, i Vitiello, i Mazzella, gli Aprea, i Di Meglio, i Calisi, i Rivieccio, i Coppa sono partiti coraggiosamente verso lidi sconosciuti, sospinti da una fede profonda.
Ora ritornano alle proprie radici, con una nave che naviga solo per loro, messa a disposizione dall'armatore ponzese Vincenzo Onorato.
L'isola si avvicina e i passeggeri cominciano ad agitarsi.
La maggior parte è di origine ponzese e proviene dall'Elba. Altri da Piombino e da Livorno. Altri ancora dal Veneto.
Nelle loro conversazioni si sentono i riflessi della lingua materna fatta di accenti del dialetto napoletano. Molti ricordano la fatica dei loro padri fra le catene di Ponza e nel mare attorno all'isola. Sono ancora impresse nella loro mente le avventure dei loro padri nei mari lontani di La Galite, di Lagosta, della Corsica, della Sardegna e della Toscana. Riappaiono i vecchi bastimenti aragostai, attrezzati per il trasporto delle aragoste negli anni dal 1920 al 1955, come la "Maria Assunta", l'"Apollonia", il "San Silverio", il "San Gennaro" e il "Narduccio".
Ritornando al passato si rivedono giovani, scalzi, con i piedi nella polvere mentre lavorano fra filari di viti o riposano all'ombra delle palette (fichi d'india) o sudano affaticati sulle barche da pesca. Pensano al periodo passato quando Ponza era terra di confino e rivivono nella mente i vari personaggi storici "ospiti forzati" dell'isola quali Benito Mussolini, Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Ras Immerù ed altri ancora. È sempre vivo il ricordo di Altiero Spinelli, il grande padre dell'Europa, che nel corso della sua permanenza sull'isola ebbe l'intuizione che lo portò alla redazione, nel 1941, del "Manifesto per un'Europa Libera e Unita", meglio noto come "Manifesto di Ventotene", documento fondamentale del federalismo europeo.
I passeggeri di origine ponzese pensano al passato e si sentono orgogliosi di se per essere stati capaci, attraverso il duro lavoro e la grande volontà
di crescere, di migliorare la situazione familiare nella nuova terra dove sono nati i loro figli. L'Elba e Ponza convivono nel loro animo con un profondo legame d'amore. Il passato e il presente danno la forza di continuare e di allargare gli orizzonti. E' il tardo pomeriggio. L'immagine di Ponza appare sempre più nitida. La nave viaggia leggiadra e si avvicina al porto di Ponza superando Palmarola. Passa presso Punta Tramontana mentre si rinfrescano nella mente di molti i ricordi delle giornate di pesca a rutunno (zeri) e a castaurielle (castardelle).
C'è molta agitazione fra i passeggeri. Alcuni hanno gli occhi lucidi. Si sentono parlare delle persone, talune in dialetto ponzese, altre con accenti toscani. Bruno Sandalo con la moglie Silvia indica La Piana ad alcuni giovani. Giuseppe Morlé scambia qualche parola con la moglie Rita mentre guarda La Calacaparra.
Luigi Vitiello e la moglie Anastasia conversano con amici di origine ponzese abitanti in Toscana e nel Veneto. Cesare Romano parla degli anni vissuti a Cala Feola ricordando le grotte e le case con il tetto a cupola di abbasce 'u campo (sotto campo). Anna Di Meglio mostra al nipote Cristiano la costa dell'isola con cale, calette e il Faro della Guardia. Mariotto Avellino con la moglie Raffaella parla ad una signora elbana mentre Bruno Danesi, per la prima volta in viaggio per Ponza, ammira il paesaggio assieme ad amici piombinesi.
Il mare calmo, mentre il sole cala sempre più, assume riflessi dorati. Alcuni gabbiani, volteggiano sulla nave, annunciando il benvenuto. Il profumo del rosmarino e delle ginestre si diffonde nell'aria calmando l'ansietà dell'attesa.
Ponza con l'aspra bellezza della natura, le espressioni colorite della gente, assieme al fascino della storia di influenza greca e romana, è sempre più desiderata. L'atmosfera è surreale. Il viaggio è quasi al termine. C'è molta soddisfazione per le ore passate assieme e per la buona accoglienza avuta sulla nave.
La "Giraglia" gira a sinistra, mentre il sole volge al tramonto. Appaiono i Faraglioni della Madonna e si cominciano a vedere i primi gruppi di case. Arriva veloce la motovedetta dei Carabinieri con la sirena spiegata, in una sinfonia di suoni, per il primo benvenuto festoso. La nave si avvicina sempre più al porto per l'attracco.
Si naviga sottocosta e presso lo Scoglio Rosso si gira ancora sinistra. Appaiono a destra lo Scoglio del Caciocavallo con la spiaggia di Santa Maria e, a sinistra, le Grotte di Pilato. Pian piano si scopre la Torre dei Borboni costruita a difesa del porto.
Sulla collina si arrampicano case e casette con le facciate dipinte in colori diversi: un insieme armonico con prevalenza di bianco, rosa, celeste e giallo. Si sentono i fuochi artificiali scoppiettare e quindi la musica che proviene dalla banchina. Una folla festosa agita le mani e chiama a gran voce i parenti in arrivo. L'accoglienza calorosa fa nascere la gioia nell'animo dei passeggeri mentre le facce si illuminano dei loro sorrisi.
I cuori trepidano, la mani salutano e gli occhi ricercano uno sguardo familiare.
Si comincia a vivere la festa di San Silverio che ci sarà due giorni dopo.

