Se ho ho, Se non ho non ho

- di Alessandro Bergonzoni

Sia ben chiaro che io non ce l'ho né con chi ha né con chi non ha anche se so che il mondo è fatto di gente che ha tutto e gente che non ha niente, chi ha tanto ma non è felice chi è felice ma non ha tanto, chi ha poco ma è allegro chi ha tutto ma è infelice chi è ricco ma sta andando sotto al tram, chi è povero ma guida il tram quindi è più fortunato, chi aspetta quel tram non è né povero né ricco e sta solo perdendo del tempo, chi è pieno di tempo ma non sa cosa farsene chi sa cosa farsene ma ha fretta e la fretta si sa fa i gattini ciechi, chi è talmente ricco che ai gattini gli compra gli occhiali. Insomma come diceva Emingwy avere e non avere, non è la vita, forse è solo un modus vivendi o se sei schiacciato dal benessere anche morendi.
Alle volte ridare senso al concetto di ricchezza può voler dire far ritrovare ciò che ognuno di noi può aver perduto per sempre: cessò un paio di occhiali la verginità le chiavi un portafoglio una moglie una villa il buonumore o le lenti a contatto.
Le ricchezze sono tante, e vanno da quella interiore (trecento chili di colon, duecento di intestino) a quella esteriore sei nasi dieci orecchie; ricchezza morale: sono talmente buono che mi merito sei milioni al mese, sono talmente altruista che voglio la ricchezza altrui...E poi c'è la ricchezza pura, integrale quella senza olio e senza sale (cfr il testo "Ricchezza azima" e altri testi); la ricchezza spirituale (oggi ho comprato un prelato) ma non sa cos'è (povertà spirituale); ricchezza mentale (Ho comprato tre miliardi di caramelle alla menta e sto male ma sono ricco di spasmi di fitte, sono zeppo di nausea quindi ho tanto di tutto); ricchezza di famiglia: con tredici figli sei suoceri un nuoro e altri parenti sardi.
Possedere o non possedere? Quanto possedere? Privilegio, colpa, destino, fortuna? Anch'io posso ogni tanto avere problemi di questo tipo ma fingo, fingo da fungo, cioè non mi immuschio, mi lascio crescere nel bosco della vita e faccio orecchie da mercante: se posso cioè vendo i lobi al miglior offerente e se poi non me la sento dirò mea culpa cioè queswto è il succo del grande arancio della vita. E' inutile vangare e rinvangare, immalinconirci o porci domande da porci, abbatterci come sequoie segate dalla lama del dubbio. Perché andare sempre a Canossa quando possiamo andare a Gubbio?
Sono dieci le regole d'oro per essere opulentissimi ma siccome due me le hanno rubate elenco le altre sei: 1)imparare a contare;
2) risparmiare finché si può, poi smettere finché si può e appena si può ririsparmiare;
3) ereditare;
4) fare sempre investimenti a basso tasso con reddito alla stelle quotati in borsa a interessi pak (cioè soto zero) e con una tale fruttabilità da sculacciare le natiche ai fringuelli;
5) lavorare sodo;
6) trovare l'uovo;
7) non scendere mai a compromessi a meno che non si sia al capolinea della vita;
8) comprare seimila struzzi e venderli in fretta perché non credo in questo affare;
9) fare le creste,
10) l'ho scordata.
In benestanti stat vitae cum sinonimum felicitas magna pars impossibilis che tradotto dal latino al latino significa "Parva minores sed maiores adiuvant restus monetam" che tradotto finalmente in italiano vuol dire "La vita cnhe se è cara non la voglio affatto scontata".
Vostro codesto quello.