Sergio, faccia di pietra

- di Bruno Lauzi

Una volta m'è capitato di dover scrivere di Vittorio Sgarbi, di cui dissi che era difficile volergli bene perché tutto il bene possibile se lo voleva già lui da solo. Ecco, nel caso di Sergio siamo "agli antilopi": lui ha l'aria di volersi così poco bene che hai tutto lo spazio possibile per amarlo. Certo, devi essere uno che ama l'autunno più della primavera, i giorni di pioggia più dei tramonti infuocati, le scogliere dalmate più delle distese sabbiose della costiera romagnola, regno di botoli ringhiosi ed insopportabili infanti, turiste scatenate e bagnini ingoiati. Il silenzio, il pudore della scontrosità sono la sua cifra di lettura, l'understatement è il suo linguaggio, non il grido neorealista della Magnani.
Intendiamoci, chissà cosa darebbe per essere così, ad un certo punto sbottare e lanciare un urlo che quello di Munch, in confronto, è un innocuo sbadiglio. Ma proprio non è nelle sue corde. Quando dovette scegliere uno strumento per esprimere l'onda melodica che premeva alle sue più intime paratìe, scelse il contrabbasso, il meno caciarone ma al contempo il più essenziale. I suoi cantanti preferiti? Beh, i sussurratori brasiliani, Gilberto e Vinicius in testa. Eppure a questo testimone muto della tragedia istriana e delle sue personali venture dobbiamo il primo vero soprassalto di modernità nella canzone del dopoguerra, il primo micidiale attacco portato al perbenismo piccolo borghese (oggi fa un certo effetto usare terminologie classiste e vetero-marxiste, ma la Storia non fa salti...) che rendeva stagnante il mondo che circondava noi ragazzi.
Non mi credete? Eppure ascoltare allora testi come "Via Broletto" o ancora di più la sulfurea "Viva Maddalena", vi assicuro dava i brividi. Ricordo che quando si arrivava al couplet che diceva "Viva Maddalena / che regala notti bianche", noi progrediti ci si dava di gomito, parendoci l'allusione a una sfida coraggiosa da cui trarre insegnamento e desiderio d'emulazione. Che forza, Endrigo! Il nostro Brel...insomma, non si è mitteleuropei per niente, con la Cultura non si scherza, ecc, ecc. Sinceramente, non fosse stato per la sua umanità e kunderiana leggerezza, non avrei sopportato il suo dirsi comunista, lui che non sarebbe mai stato capace di prevaricare il prossimo in nome di un'astrazione. A bocce ferme, credo che la sua timidezza abbia giocato molto in questa scelta di campo (sulla quale ora peraltro non giurerei), e anche l'antico bisogno nei confronti di rivalsa di chi si è sentito discriminato: secoli di pregiudizi nei confronti della borghesia. Già, fareste sposare vostra figlia a un batterista di bordo? Oggi, Sergio nasconde dietro la sua faccia di pietra beffarde ironie. Non fate caso se sembra non essere spiritoso e non stare allo scherzo: la verità è che, in confronto allo scherzo che vorrebbe farci lui, siamo dei poveri dilettanti. Leggetevi a questo proposito il suo romanzo "Quanto mi dai se mi sparo?". Comunque, dopo averlo sentito ringhiare un po', si rivelerà disponibilissimo essere umano, buono, gentile, di un'educazione antica che ti consolerà al pensiero che, grazie a Dio, stiamo invecchiando e un certo mondo non c'è Eminem che lo possa guastare. Prosit.