Indice
- Numero 34 - Dicembre 2007
- L'Editoriale - Il vizio del mare
- Una bandiera napoletana al polo sud
- In viaggio con "L'Isola"
- La bianca signora di Cesina
- Gli sbuffi di Stromboli
- La Costiera delle sorprese
- Approdo a Procida
- Paranal, l'isola di pietra nel deserto di Atacama
- Un mandolino disteso sul mare
- Il leggendario comandante dell'aliscafo di Ponza
- Sessantamila chilometri in bici andata e ritorno dal Giglio
- Sul "Pellicano" di Menico a vedere giocare i delfini
- Un giardino in mezzo al mare
- A Lipari il Museo della marineria eoliana
- Il suggestivo bazar di Portoferraio
- Che cosa ci faccio a Procida?
- Il reporter dell'Isola
Sessantamila chilometri in bici andata e ritorno dal Giglio
- di Giuseppe Ulivi
I viaggi del giramondo Alessandro Bossini sino in Australia, India, Nepal.
I racconti del giovane globetrotter, nero e prestante, laureato in lettere e filosofia.
La prima "impresa" a sedici anni alla scoperta delle grotte e dei "palmenti" dell'isola toscana.
La magia di Giannutri.
Viaggiatore non turista, precisa.
Quasi sessantamila chilometri in bici: se vi sembran pochi! Conoscevo suo nonno Dòrico, che era stato consigliere comunale quand'io - son passati cinquant'anni! - ero sindaco del Giglio. Conosco sua madre ch'è consigliere comunale oggi e suo padre che gestisce il ristorante di famiglia a Giglio Porto.
Non conoscevo invece lui sebbene le sue gesta fossero raccontate, giorno per giorno, da Giglio News, e sia titolare di imprese imprevedibili (ahimé, che allitterazione) come quelle di aver percorso in bicicletta Australia, India, Nepal ed altro.
Non è vero che la curiosità è femmina.
Così gli ho telefonato pregandolo di venire da me. "D'accordo - mi ha detto - vengo domani alle undici, o in bicicletta o dal mare: a seconda del tempo".
L'ho atteso dalle undici in poi: una bella giornata di sole con un maestrale piuttosto vivace. Buono per il mio patio che non resiste invece né al libeccio né allo scirocco.
Passò l'ora dell'appuntamento; ma alle undici e mezzo comparve un giovane, con la tuta nera dei sub completamente bagnata. Mi disse: "Sono Alessandro, scusi l'abbigliamento: mi tolgo la tuta e sono da lei". " Sali pure - dissi - hai fatto un'immersione? ". "No - rispose - vengo da Giglio Porto". " A nuoto?". "Sì, ma lo faccio spesso, come spesso faccio il giro dell'Isola ché mi sto allenando perché farò la traversata da Giannutri al Giglio".
Lui è Alessandro Bossini, ventisette anni, laureato in lettere e filosofia. Un giovane magro ma prestante, con il volto nero di sole solcato da una fascia bianca all'altezza degli occhi azzurri.
Tento, dapprima, di conoscere come quando e perché è nata questa sua passione, quasi un furore, che lo ha portato in giro - per il mare e in bicicletta - in terre lontane da noi. Vorrei quasi - ma so di non esserne capace - misurarmi con una introspezione, per capirne il senso, le spinte interiori, le percezioni incommensurabili dei rapporti umani con gente così diversa (o, forse, così uguale).
Ricorro, con fatica, a reminiscenze: peregrinus straniero, peregrinari viaggiare dal proprio paese in paesi stranieri, percorrere, andar vagando. Non mi soddisfano queste risposte: c'è qualcosa di più da cercare. Allora diventa un soliloquio, il suo. Per due ore. Lo lascio parlare con qualche mia timidissima interiezione.
La passione per il nuoto. Nacque un poco alla volta: raggiungere uno scoglio, poi un altro un po' più lontano, e poi ancora un altro. Così. Dal Porto alla spiaggia dell'Arenella e poi alla punta del Fenaio e poi al Campese e poi, dall'altra parte del Porto, alle Caldane e alla Punta di Capelrosso e il giro dell'isola: da Giglio Porto a Giglio Porto. Il punto di partenza sempre e sempre il punto di arrivo. Come per i viaggi in bici.
E Giannutri?
"All'alba, nelle belle giornate col cielo pulito, ti sembra di toccarla con le dita. Da lì nasce il giorno,la luce, la vita quotidiana dunque".
Una sfida con te stesso?
"No: piuttosto una ricerca, una voglia di natura, di conoscere, quasi di percezione di un infinito leopardiano".
E per i viaggi?
"La stessa cosa. La curiosità, l'interesse per la natura. La prima esperienza verso i sedici anni, al Giglio, in vacanza dopo un anno scolastico un po' duro. Chiesi a mamma un sacco a pelo, un accendino, un coltello, una lenzetta, una bottiglia d'acqua. E me ne andai. Cinque, sei giorni da solo. Per conoscere l'isola, i suoi anfratti, la sua flora. Bevevo l'acqua fresca delle sorgenti, mangiavo erbe selvatiche o i pesci che riuscivo a pescare con la lenzetta di mamma, o qualche coniglio selvatico intrappolato da lacci altrui. Dormivo nelle grotte o nei capannelli, i piccoli rustici di campagna ormai abbandonati, o nei palmenti, dove si spremeva l'uva per trasferirne il mosto nella cantine del paese. Aria pura, contatto di grande respiro con la natura così silente eppur così viva".
Fu una scapataggine anche quella volta che Alesandro dalla Spagna tornò al Giglio in bicicletta. Il primo approccio con le due ruote. Era a Valencia con una borsa di Erasmus. I suoi amici, i suoi compagni di studio, andavano per quei paesi in bici. Ne comprò una anche lui: per dieci euro.
"Ma dove vuoi andare con quella?
Non ci farai più di un chilometro!"
Fu quella volta un'incosciente scommessa.
Con quella bicicletta tornò a Firenze ove poi si sarebbe laureato in lettere e filosofia. Da lì, anzi dal Giglio, andò in Australia per ottenere un dottorato di ricerca. Lavorò in un ristorante, accolto in una famiglia.
Adelaide, anche per me, una delle più belle città di quel Paese nuovo.
Ma tutto il resto dell'Australia com'era? Comprò - anche in quella stupenda terra - una bicicletta e si mise in viaggio: Melbourne, Sidney, Brisbane fino a Darwin!
Si fece ancora acuta la nostalgia del Giglio e tornò al ristorante del babbo.
Poi venne la voglia di conoscere, paese per paese, città per città, dal
Tirreno all'Adriatico, costa costa.
Da cosa nasce cosa. Perché non provare
con l'India? E poi con il Nepal?
E dai con il racconto di quei luoghi: paese per paese, territori sconosciuti, luogo per luogo.
Ma più dell'itinerario mi interessa l'esperienza. E così lo interrompo:
Ma in concreto perché?
Ed allora riprende. Ed io ascolto muto. Mi dice: "Credo che lo scopo principale sia stato quello di avere una visione meno filtrata della realtà umana. Uno scambio di umanità. Ho fatto il viaggiatore, non il turista: e la differenza è grande".
Sono ingolfato dalle sensazioni di condivisione e dalle palpitanti storie vissute.
"Tra gli aborigeni australiani, per esempio, accolto come un personaggio regale; e tra la gente del continente oceanico ho conosciuto il culto dell'ospitalità e dell'accoglienza. E così in India o in Nepal. L'India una nazione in crescita per effetto della globalizzazione, il Nepal che tenta di superare la monocultura del turismo. Ho condotto la loro stessa vita e mi sono unito alle loro stesse preghiere".
Il turista - e lo intuiscono immediatamente - va per vedere; il viaggiatore per sapere.
Alessandro Bossini è sempre in giro per il mondo. Ultima impresa il giro del Mediterraneo, in bicicletta, dal Giglio al Giglio, per otto mesi circa. Portatore di pace. Cercando in se stesso e accogliendo ciò che dall'esterno entra in lui stesso.
Ricordo del Peccia
Lo chiamavano "il Peccia". Non so perché: tutt'ora al Giglio gli anziani si conoscono per soprannomi più che per i loro nomi. Il "Peccia", Giuseppe Stefani, era mio nonno. Colui che mi ha aiutato, prim'ancora anzi educato, quand'ero piccino. Oltre me, sono pochi a ricordarlo: quelli della mia generazione ed i più anziani, pochi in verità: ma - sarà l'aria dell'isola - lucidissimi. Credo abbia frequentato al massimo la terza elementare. Percorse le Americhe: era l'unico modo per mangiare e per mantenere la mia nonna che aveva sposato quand'ella era poco più che diciassettenne.
Andò in Buenos Aires, come tanti gigliesi o ponzesi o eoliani. E poi lavorò a New York, strada per strada, avenue per avenue," ciglio" dopo ciglio (cordoli dei marciapiedi). Tornò in tempo al Giglio per costruire il monumento ai caduti della guerra '15- '18. Lo disegnò lui. Lo scolpì lui.
Lo mise "su" lui. In una piazza aperta - una volta - a tutti i punti cardinali: oggi circondata di case, di bar, di negozi, invasa da automobili.
Doveva allora essere splendente nelle giornate di luce, in quelle di tramontana in particolare.
Ma io del resto la rammemoro alla fine di primavera ripiena di covoni di grano, ché lì si trebbiava ancora con l'unica trebbiatrice, quella dei Brizzi. Covoni di grano gioia dei nostri giochi fanciulleschi. A nascondino: chè altro non avevamo.
Quando smise di fare lo scalpellino, il Peccia diventò agricoltore: i pochi più grandi di me, ma anch'io, ricordano il suo vino come un nettare. La vigna (Le Secche) era volta a ponente: il sole di fronte sempre. L'uva maturava presto. Dolcissima. Un grande ansonaco che andava a ruba.
Fino a Camogli.
Il Peccia, mio nonno, nacque il 22 gennaio del 1874, morì il 22 gennaio del 1962. Preciso anche in questo.
(Giuseppe Ulivi)

