Sotto una tenda all'isola di Wight

- di Mimmo Carratelli

Dopo il tempo dei reali inglesi e delle zarine, due avvenimenti hanno rilanciato questo autentico teatro di vele nella Manica: i concerti rock e l'Admiral's Cup, micidiale competizione d'altura.

Il ricordo di Jimi Hendrix, i cannoncini dello Yacht Club, le più belle farfalle del mondo e i faraglioni.

Di fronte, oltre il canale di Solent, si scorgono le spiagge dell'Hampshire che sono la riviera adriatica dei londinesi.

Di fronte si possono scorgere le spiagge dell'Hampshire che, nel sud dell'Inghilterra, e nel canale della Manica, ricordano la riviera adriatica. Spiagge affollate di londinesi che vengono a prenderci il sole e a fare i bagni. È la riviera che da Chichester tocca Portsmouth, Southampton, il New Forest sino a Bournemouth. Di fronte a questo scenario di porti, spiagge, ombrelloni, natanti e vele, sorge l'isola di Wight.
Bisogna essere stati figli dei fiori, al tempo di Jimi Hendrix, per conoscerla bene. I Dik Dik ne cantavano una informazione sbrigativa: "Sai cos'è l'isola di Wight? È per noi l'isola di chi ha negli occhi il blu della gioventù, di chi canta hippy, hippy, hippy". Un motivetto di massima, uno dei primi tormentoni estivi.
L'isola di Wight, davanti alla quale passava la flotta dell'ammiraglio Nelson uscendo dai cantieri di Lymington, è stata prima una invenzione di quattro fratelli del posto che vi crearono una baraonda, poi è diventata il trionfo definitivo del Royal Yacht Squadron Club che organizza una micidiale regata di altura. Le barche partono dal porto di Cowes, la più graziosa cittadina dell'isola e una delle capitali della vela nel mondo, si spingono in l'Atlantico, fanno un giro tormentato attorno a una cupa roccia sotto l'Irlanda e, se sono scampate a naufragi puntuali, tornano.
Fino al 1970 all'isola di Wight, tranquilla e un po' snob, ci si annoiava rimuginando un passato di reali inglesi in vacanza, di zarine pallide che venivano dalla santa madre Russia per scottarsi al sole, di pensionati sulle spiagge e del leggendario innamoramento in riva al mare del padre e della madre di Winston Churchill. Questo era tutto, finché rimasero solo i pensionati. Il Royal Yacht Squadron Club organizzava regate dal 1925, ma se ne sapeva poco, e solo nei circoli velici.
La baraonda scoppiò nel 1970 quando il geniale cinquantenne Peter Harrigan e i suoi tre fratelli sottrassero l'isola al suo destino di luogo malinconico di pensionati in vacanza per consegnarla a 250mila hippies, richiamati per rivaleggiare col mitico concerto che si era tenuto l'anno prima a Woodstock, ottanta miglia a nord di Manhattan. Per tre giorni, l'isola di Wight fu un uragano di urli e di "canne", di incenso, spinelli e popcorn, di un milione di panini e di trentamila tende che apparvero sulla collina di Freshwater Bay. Furono i giorni dell'ultimo concerto di Jimi Hendrix, che sarebbe morto di droga diciotto giorni dopo a Londra, delle canzoni di Joni Mitchell, star canadese con la bella faccia di tigre bionda, dei deliqui per le esibizioni dei Who e dei Doors, e per l'ukulele di Tiny Tim. Insomma, il trionfo del rock e dell'isola di Wight, e niente fu come prima. Perché negli anni successivi arrivarono in seicentomila per Miles Davis. Il reverendo Stanislaw Camp, un benedettino, la prese molto bene. Guardò agli hippies e li chiamò boy-scouts, giustificò il loro straripante paganesimo e disse: "Non hanno abbandonato la Chiesa perché è stata la Chiesa a scordarsi di loro". Dopo di che li benedisse mentre andavano verso una chitarra e uno spinello.
Tre baraonde hanno lasciato il segno nell'isola di Wight, come non se ne fanno più, e c'è ancora chi racconta di Jim Morrison che fece un numero sensazionale tra i suoi quattro suonatori della California, di Bob Dylan e Joe Coker. Partite le chitarre, si sono moltiplicate le vele. Novecento in rada, come se ne vedono a San Diego, in Nuova Zelanda e a Tolone. L'Admiral's Cup, il grande richiamo dell'isola di Wight, è la più sfrenata e rischiosa competizione di vela che si possa immaginare. La barca "Brava Q8" dell'armatore napoletano Pasquale Landolfi, timonata da Francesco De Angelis, e con a bordo il baffo del velista di San Francisco Paul Cayard, vi ha lasciato l'impronta di un successo memorabile.
L'Admiral's Cup, inventata da sir Myles Wyatt e Peter Green, propone una difficoltà immediata alle barche appena si affacciano sul turbolento canale di Solent che sta tra l'isola di Wight e la costa meridionale dell'Inghilterra. Le vele urlano e patiscono ai colpi di raffiche pesanti, e i timonieri devono fare un gran lavoro per andare di bolina. Il punto da raggiungere, 400 miglia ad ovest nell'Atlantico feroce, è uno scoglio irlandese sul quale la regina Vittoria fece costruire nel 1848 una rocca bianca, dritta come un fuso, alta 40 metri e con un faro in cima perché orientasse le navi dirette a Cork, secondo porto irlandese nel sud del Paese. È lo scoglio di Fastnet che sorge su onde minacciose, nel vento perennemente impetuoso, in una nebbia pressoché consueta e nel ricordo di perigliose navigazioni e naufragi. Nel 1979 attorno alla rocca, e nella violenza di un vento a 70 nodi, andò a fondo metà della flotta dell'Admiral's Cup e quindici marinai persero la vita. Questo è il Fastnet che quando si consente un'ora di bonaccia conserva l'aspetto di un sinistro miraggio in mezzo al mare. Nonostante queste prospettive, la regata di Wight parte nel più gentile e pittoresco stile inglese con le salve di 27 cannoncini di bronzo. Sempre tirati a lucido, sulla terrazza del Royal Yacht Squadron Club, un nostromo in divisa austera e il suo aitante guardiamarina li caricano con molta attenzione finché un giudice tira le apposite funicelle e fa partire i colpi del via. Il club ha una sede che da sola vale la visita dell'isola.
È a forma di castelletto, con merli e torri, e con un grande tendone a strisce bianche e rosse sul davanti sotto il quale si riuniscono i velisti. L'Admiral's Cup è stata una grande storia. Ora è al tramonto, ma si veleggia ancora verso il Fastnet. La sfida allo scoglio irlandese resta un irresistibile richiamo. Questa estate la bonaccia ha regnato sovrana e ha vinto la barca del cinquantenne armatore e skipper neozelandese Neville Crichton, un prototipo lungo 27 metri, lo scafo in carbonio colore argento, l'equipaggio tutto di "kiwi", ventitre marinai palestratissimi, e, sulla randa, il nome "Alfa Romeo" dello sponsor italiano. Crichton, volto d'attore, occhi celesti, ciuffo candido, da due anni domina sui mari.
L'isola di Wight, grande otto volte Ischia e con centomila abitanti, ha un giardino botanico con le più belle farfalle del mondo e un romantico trenino a vapore, lo Steam Railway, che la percorre tutta. E ha i suoi faraglioni, i Needles, tre schegge di roccia bianca conficcati nel mare, fotografatissimi. È impossibile trovare posto quando arrivano nell'isola i marinai di tutto il mondo, ma vale la pena dormire sotto una tenda per godersi i giorni delle regate.

Sotto una  tenda all'isola di Wight