Indice
- Numero 34 - Dicembre 2007
- L'Editoriale - Il vizio del mare
- Una bandiera napoletana al polo sud
- In viaggio con "L'Isola"
- La bianca signora di Cesina
- Gli sbuffi di Stromboli
- La Costiera delle sorprese
- Approdo a Procida
- Paranal, l'isola di pietra nel deserto di Atacama
- Un mandolino disteso sul mare
- Il leggendario comandante dell'aliscafo di Ponza
- Sessantamila chilometri in bici andata e ritorno dal Giglio
- Sul "Pellicano" di Menico a vedere giocare i delfini
- Un giardino in mezzo al mare
- A Lipari il Museo della marineria eoliana
- Il suggestivo bazar di Portoferraio
- Che cosa ci faccio a Procida?
- Il reporter dell'Isola
Sul "Pellicano" di Menico a vedere giocare i delfini
- di Mimmo Carratelli
Domenico Barricelli è il pescatore più famoso di Sant'Angelo d'Ischia. Le fotografie di Giuseppe Farace e il veliero bianco dell'Associazione Delphis. Altri appunti sull'isola verde.
Sulla sua barca arancione, di tredici metri, verso Ventotene alla scoperta dei delfini che hanno casa nel Canyon di Cuma.
Come sta il fungo di Lacco Ameno?
La spiaggetta di Crescenzo Mattera.
La chioma candida di Carlo Poerio, il pirata. La vigna di Franco Iacono.
Il mio amico Roberto Gianani, artista e manager della ceramica vietrese, campione di fantasia e di cuore, ha fatto un'esperienza bellissima a Ischia. Ha visto i delfini.
Diecine e diecine di delfini. Me ne racconta con l'anima del bambino che è in lui, pronta ad aprirsi ad ogni meraviglia. Ha potuto vederli uscendo in barca con Menico il Pellicano.
Domenico Barricelli è il pescatore più famoso di Sant'Angelo.
Famosissimo era suo padre Aniello. Menico non ha ancora cinquant'anni, è solido, ha grossi piedi e forti polpacci che gli sono venuti nell'esercizio continuo di tenersi in equilibrio sulla barca. Menico possiede oggi una barca arancione. E' il "Pellicano V". E' una barca da pesca, lunga più di tredici metri, con le murate alte e una poppa enorme.
E' proprio la quinta delle barche di Menico, la prima in vetroresina, mentre le precedenti erano rigorosamente di legno. Le prime tre erano nere. Sembravano barche di pirati.
Le ultime due le ha volute arancione.
Tutte sono state barche d'avventura prendendo il mare da Sant'Angelo.
Avventure di pesca e di tempeste.
Domenico Barricelli, detto Menico il Pellicano, perché è tutt'uno con le sue barche, potrebbe raccontare di mare per ore intere. Starlo ad ascoltare è come leggere un racconto di Conrad. E storie di navigazioni affascinanti raccontava suo padre, pescatore leggendario di Sant'Angelo, che è mancato da pochi mesi.
Aniello Barricelli usciva a caccia di pescespada. Sarebbe piaciuto a Hemingway.
Bene. In una giornata di mare blu e cielo d'estate, Menico il Pellicano ha imbarcato il mio amico Roberto Gianani per una uscita in mare da Sant'Angelo verso Ventotene. A dieci miglia da Ischia hanno visto i delfini. Un branco di delfini con le loro danze, i tuffi, i girotondi attorno alla barca. Acrobati del mare. Luccicanti, amichevoli.
Giuseppe Farace, fotografo napoletano di mare, subacqueo, ragazzo d'avventura, di salsedine e viaggi, ha scritto su "La Repubblica" uno dei suoi magnifici reportages marini. E così ho potuto scoprire che al largo di Ischia, e più precisamente nel "Canyon di Cuma", che è un estesa vallata sottomarina tra Ischia e Ventotene, i delfini hanno una casa. Ha scritto Farace che si tratta di una colonia di Delphinus delphis. Naturalmente, li ha fotografati.
Pare che nel "Canyon di Cuma" vivano ottanta esemplari. Si può andare a vederli ospiti del "Jean Gab", il veliero d'epoca di diciotto metri che parte da Casamicciola. E' il cutter dell'Associazione Delphis che ha sede a Ischia e da otto anni sorveglia amorevolmente la casa dei delfini. L'associazione l'ha fondata Katia Massaro, che tutti chiamano la regina dei delfini, e con lei lavorano Barbara Mussi e Angelo Miragliuolo, ricercatori appassionati.
Il veliero, tutto bianco, è già di per sé un'attrazione, varato a Marsiglia nel 1930 e restaurato sei anni fa, come racconta Farace. Avanza silenzioso con le sue vele candide e raggiunge il "canyon". E qui individua la posizione del delfini e ne registra i suoni. E' possibile che i nastri magnetici possano fornire un vero e proprio gossip della colonia del "canyon". Riferisce Farace che il delfino comune è una specie che sta diventando sempre più rara e perciò le osservazioni e gli studi del gruppo di ricercatori ischitano hanno una notevole importanza.
L'Associazione Delphis promuove numerose iniziative dirette alla tutela della fauna marina e i delfini del "Canyon di Cuma" sono diventati i suoi beniamini.
Queste sono le notizie belle da Ischia. Ci sono anche quelle brutte e riguardano le frane che non possono considerarsi una sorpresa. Ho davanti a me una cartina dell'isola del 1999 sulla quale la Capitaneria di porto segnò le zone a rischio. Due terzi della costa ischitana sono a rischio, ammonisce una annotazione a margine. Venti chilometri di costa ischitana su 35 sono minacciati dall'erosione.
Vedo i punti segnati da un cerchietto: punta San Pancrazio, Carta Romana, una parte della spiaggia dei Maronti, i tratti tra San Montano e Punta Caruso e tra Punta Caruso e la spiaggia di San Francesco e il Fungo di Lacco Ameno.
Ignoro se siano state fatte opere di consolidamento.
Il Fungo di Lacco Ameno è una delle immagini più famose dell'isola, legato in qualche modo agli anni d'oro quando arrivò Angelo Rizzoli e Lacco, con gli alberghi, le terme e i night, divenne una succursale di Hollywood e di Cinecittà. Nel 1993 fu scoperta una lunga ferita sul gambo del celebre scoglio. Sei anni dopo, Indro Montanelli, nominato cittadino onorario di Lacco Ameno, lanciò il primo autorevole allarme: il Fungo è malato. Tredici anni dopo, mi chiedo: come sta il Fungo di Lacco Ameno?
Torno a Sant'Angelo per fermarmi sulla spiaggetta sotto il complesso termale "Aphrodite". E' la piccola striscia di sabbia delle Petrelle aggraziata dalla cura di Crescenzo Mattera con moglie e figli bellissimi.
Rientrando nella piazzetta di Sant'Angelo saluto gli amici del Bar Ridente e trovo al suo storico posto, sul porticciolo, l'uomo che tutti chiamano il Pirata.
E' Carlo Poerio, titolare dell'omonimo e rinomato ristorante, vicino alla darsena. Immutabile che mi sfugge ormai l'età. Nipote di un marinaio avventuroso. Il nonno andava sui velieri diretti in America che trasportavano il vino e tornavano dal nuovo mondo con carichi di farina.
La lunga chioma bianca di Carlo Poerio è un mistero. Come fa ad essere così candida? Ma lui è tutto candido, vestito impeccabilmente di bianco, con quel foulard di seta nera, e il volto di un pirata a riposo, un mezzo toscano tra le labbra. Da più di mezzo secolo il "Pirata", con mobili in legno fratino e le ceramiche colorate, opera del figlio ceramista, grondanti dai soffitti, è il punto d'incontro dei vip. Da qui passò Brigitte Bardot in una notte indimenticabile.
Bisognerà, un giorno, scrivere la storia del Pirata e di sua nonna Giuseppina Schiano che era alta due metri.
Anni fa, sul versante occidentale di Forio, passai un pomeriggio indimenticabile nella villa di Franco Iacono, il socialista che a Ischia ospitava Pietro Nenni. Iacono ha avuto le sue disavventure e da tempo produce uno dei vini isolani più pregiati, il "Pietratorcia". Ricordo una grande casa di stile moresco, nel verde, con la piscina, una parete di buganvillea di un rosso acceso e la signora Anna deliziosa padrona di casa. Ma ricordo soprattutto la vertiginosa vigna di Chignole abbarbicata sulla montagna, a malvasia e a vitigni trentini, coi muretti a secco dei terrazzamenti e la corsa sulla monorotaia, una montagna russa in miniatura per cuori forti, e il labrador bianco di Iacono. Poi lui disse che il suo vero orgoglio era l'orto piantato a zucchine, pomodori, melanzane e peperoni che curava personalmente. Così scoprii un novello Cincinnato con quel suo faccione robusto e il fervore del parlare ricordando i tempi della politica.
Per non amareggiarci troppo, perché i tempi erano peggiorati, parlammo di calcio che era stata una sua passione quand'era il presidente dei calciatori dilettanti di Forio e di quando ospitò Franz Beckenbauer, il fuoriclasse tedesco.
Quest'estate ho saltato la solita vacanza ischitana pensando di tornarci un po' a settembre tra la parte alta di Porto, tra gli amici dell'"Excelsior", del ristorante "Duilio" e le "zingare" del Ricciulillo, e i tramonti nella baia di Sant'Angelo.
Perché, come dice la canzone di Totò: "Ischia si tu, si tu che faje capì che d'è l'ammore".

